Il supplizio imposto da quattro anni a Shalit, e a un’intera nazione

Non c’è nessuno da incolpare se non Hamas, per la mancata liberazione dell’ostaggio israeliano.

Da un articolo di Abraham Foxman

image_2873Mentre si avvicina il quarto anniversario del sequestro di Gilad Schalit, la cui vita continua ad essere usata come una pedina nelle mani dei suoi aguzzini di Hamas, non si può permettere che venga dimenticata l’importanza della battaglia volta a ridare la libertà a questo ragazzo. A quattro anni di distanza, ancora non si intravede la fine di questo spaventoso tormento.
Ormai è tutto un attribuirsi colpe a vicenda, in Israele e all’estero. La famiglia ha lanciato una nuova campagna di pressione sul governo e sulla Knesset perché vengano fatte le necessarie concessioni per dare a Hamas un motivo per desistere finalmente, e assicurare il ritorno a casa di Shalit. Nell’anniversario del suo rapimento (avvenuto con un attentato terroristico in territorio israeliano il 25 giugno 2006, quasi un anno dopo che Israele si era ritirato dalla striscia di Gaza), i famigliari e i loro sostenitori torneranno in piazza per levare ancora una volta le loro voci in nome del loro congiunto. I sondaggi indicano che una solida maggioranza dei cittadini israeliani è oggi favorevole alla scarcerazione di ben 450 detenuti palestinesi in cambio della liberazione di Shalit. Nella società israeliana continua incessante il doloroso dibattito su quante concessioni sarebbero troppe concessioni, quando si tratta di fare i conti con l’intransigenza di Hamas.
I quattro anni da ostaggio di Shalit hanno straziato non solo un giovane soldato, ma anche la sua famiglia, in agonia per la totale segregazione del suo congiunto, e un’interna nazione. Per quattro anni i capi di Hamas non hanno permesso a Shalit di parlare coi suoi famigliari. Per quattro anni hanno violato le norme delle Convenzioni di Ginevra sui prigionieri di guerra impedendogli d’essere visitato da osservatori imparziali della Croce Rossa Internazionale. Per quattro anni sono rimasti attaccati alle loro impossibili pretese e agli ultimatum che imponevano a Israele, se voleva ridare a questo giovane la libertà cui ha pieno diritto, di scarcerare centinaia e centinaia di detenuti palestinesi, compresi terroristi di primo piano che si sono personalmente macchiati di gravi reati di sangue.
Solo nell’ottobre 2009 si è potuto vedere Shalit in un unico video, nel quale perlomeno appariva vivo e in buone condizioni fisiche. Ma Israele non ha ancora ricevuto alcuna risposta da Hamas sulla proposta per riportare a casa Shalit: una proposta formulata dai mediatori tedeschi ed egiziani, a cui Israele ha risposto positivamente sin dal dicembre 2009. Ma da allora non si è più mosso nulla.
L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu afferma che Israele sta facendo ogni sforzo possibile per riportare a casa Shalit, e che alle autorità della sicurezza e della difesa è stata data disposizione di “fare ogni sforzo per restituire Gilad alla sua famiglia e al suo paese il più presto possibile”.
Dunque, in fin dei conti, non c’è nessun altro da incolpare se non Hamas, per la mancanza di progressi verso un compromesso che assicuri il rilascio di Shalit (e, per inciso, di centinaia di detenuti palestinesi). Nonostante tutte le promesse dei capi di Hamas, nonostante tutti gli sforzi per assicurare la liberazione di Shalit attraverso mediatori terzi, la vita di questo giovane è ancora tremendamente in pericolo.
È tempo che la comunità internazionale si faccia avanti ed esiga la sua liberazione, e non solo a parole ma con fatti e gesti concreti. È tempo che Hamas prenda sul serio l’imperativo di assicurare la sua immediata liberazione. Ed è tempo che il mondo veda e comprenda la fondamentale ingiustizia rappresentata dal tenere segregato in ostaggio questo innocente.
Se davvero Hamas vuole oggi dimostrare al mondo che ha seriamente intenzione di avviare con Israele un periodo più pacifico, forse nessun gesto sarebbe più importante sul piano simbolico e strategico che l’immediato rilascio del soldato israeliano sequestrato.

(Da: Jerusalem Post, blog “A Point of View”, 20.6.10)

Nell’immagine in alto: un poster con cui Hamas si vanta dell’ostaggio israeliano trattenuto a Gaza da quattro anni

Si veda anche:

Vili e spietati

http://www.israele.net/articolo,2808.htm

Spettacolo ripugnante

http://www.israele.net/articolo,2345.htm

Gilad Shalit: la straziante scelta d’Israele

http://www.israele.net/articolo,2443.htm

La disumana violazione che è sfuggita al rapporto Goldstone

http://www.israele.net/articolo,2625.htm

Solo gli israeliani possono capire

http://www.israele.net/articolo,2193.htm