In Israele, isola di pace

Due fratelli siriani si ritrovano dopo cinque anni: in un ospedale israeliano

Un medico militare israeliano cura un ferito siriano in un ospedale da campo sulle alture del Golan, vicino al confine con la Siria (immagine d’archivio)

Tre settimane fa un siriano gravemente ferito è stato trasportato di corsa, da qualcuno, alla recinzione che segna il confine fra Siria e Israele, sulle alture del Golan, dove è stato raccolto dalle squadre mediche delle Forze di Difesa israeliane che gli hanno salvato la vita portandolo in un ospedale israeliano. Ma nemmeno nelle sue più rosee fantasie il giovane siriano avrebbe mai potuto immaginare che in Israele, oltre ad aver salva la vita, avrebbe potuto incontrare il fratello che non vedeva da quando è scoppiata la guerra civile siriana.

“Due giorni fa – racconta il colonnello Ayalon Glazberg, comandante della l’equipe medica del Comando nord delle Forze di Difesa israeliane – all’ospedale di Nahariya è stato ricoverato un siriano che ha detto d’aver saputo che suo fratello, anch’egli ferito e fortunosamente arrivato in Israele, era stato ricoverato all’ospedale Ziv di Safed. E così abbiamo organizzato un ricongiungimento familiare tra i due fratelli, che non si erano più visti da anni”.

“Non avevo più incontrato mio fratello per cinque anni e alla fine l’ho incontrato proprio in Israele – spiega Ali – Temevo che non l’avrei mai più rivisto, che mi avrebbero ucciso prima che lo potessi incontrare di nuovo. Ora voglio tornare al passaggio (di frontiera) in modo che possa vederlo il resto della mia famiglia, mia madre e gli altri fratelli che lo desiderano tanto”.

Una paramedica dell’esercito israeliano visita un bambino siriano (immagine d’archivio)

Ali e Naif hanno combattuto su diversi fronti e i contatti tra di loro si sono interrotti per cinque anni. “Una granata ha colpito il muro e mi è caduto addosso”, racconta Naif. E’ rimasto colpito da schegge e detriti e ha dovuto subire un delicato intervento chirurgico. Da dove vengono e contro chi abbiano combattuto, si rifiutano di dirlo. Ma alle Forze di Difesa israeliane non importa: i feriti vengono comunque soccorsi e curati.

Ali, dopo che sarà stato operato, curato e le sue condizioni saranno migliorate, potrà tornare nel suo paese insieme ad altri tre feriti siriani. Quando saranno di nuovo dall’altra parte del confine, probabilmente torneranno a combattere.

Senza clamori, siriani feriti nella guerra civile che da anni devasta il loro paese continuano ad arrivare alla recinzione di confine con Israele: donne, bambini, giovani e adulti. Finora sono almeno 2.100 i siriani che sono stati gratuitamente curati in Israele (garantendone l’anonimato perché non subiscano ripercussioni in patria) e devono la vita all’esercito, alle forze di polizia e allo staff medico e paramedico israeliani.

“Parliamo di esseri umani, senza gradi, simboli, uniformi colorate o altro – conclude Glazberg – Parliamo di esseri umani feriti che si rivolgono a noi nel dolore e nella sofferenza. E questo crea interazioni molto forti”.

(Da: jerusalemonline, 31.3.16)

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