Israele avverte i nemici: “Non scherzate col fuoco sulla pelle degli abitanti della regione”

Ma da Gaza la Jihad Islamica ribadisce le minacce contro “l’entità sionista”, mentre l’Iran costruisce basi nella Siria meridionale

Il gruppo palestinese Jihad Islamica, che evidentemente ritiene suo insindacabile diritto scavare tunnel sotto il confine per infiltrare terroristi in Israele, ha definito “una vera e propria dichiarazione di guerra” i recenti avvertimenti di Israele contro “attacchi di vendetta” per il tunnel distrutto lo scorso 30 ottobre.

E’ così che il gruppo terrorista islamista palestinese ha reagito domenica a un video pubblicato sabato sera su YouTube, in cui Yoav Mordechai, Coordinatore delle attività governative israeliane nei territori, lanciava in arabo questo messaggio:

“Due settimane fa Israele ha distrutto un tunnel terroristico all’interno del proprio territorio sovrano. Siamo a conoscenza delle trame che la Jihad Islamica palestinese sta progettando contro Israele: scherzano col fuoco a spese degli abitanti di Gaza, degli sforzi di riconciliazione palestinese [tra Fatah e Hamas] e della stabilità dell’intera regione. Che sia chiaro: qualunque attacco della Jihad Islamica susciterà una risposta forte e determinata da parte di Israele. E questo non vale solo per la Jihad Islamica, ma anche per Hamas. Suggeriamo alla dirigenza della Jihad Islamica a Damasco di esercitare cautela e di assumere il controllo della situazione. Ai capi della Jihad Islamica palestinese a Damasco, Ramadan Shalah e Ziad Nakhaleh, diciamo: prendete rapidamente il controllo delle cose, giacché voi siete quelli che dovrete risponderne”.

La Jihad Islamica ha reagito definendo “una aggressione” la distruzione del tunnel con cui mirava a infiltrare terroristi a circa un km dal kibbutz Kissufim. “Queste minacce – ha dichiarato il gruppo terrorista attraverso la propria Palestine Today News Agency – dimostrano le reali intenzioni dei sionisti. Ribadiamo il nostro diritto di reagire a ogni aggressione e, quindi, il diritto di reagire alle aggressioni criminali contro i tunnel della resistenza costate la vita a 12 combattenti dall’ala militare di Hamas e della Jihad Islamica. Il nostro messaggio a Israele è: le tue mani, bagnate di sangue, non smetteranno di uccidere finché non saranno mozzate o espulse dalla nostra terra. La gloriosa lotta armata [palestinese] continuerà sempre a svolgere il proprio dovere”. In una dichiarazione al notiziario arabo Rai al-Youm, citata dal sito di news di Walla, un rappresentante della Jihad Islamica ha affermato che “le minacce dimostrano lo stato di paura e caos in cui versa l’entità sionista [Israele] per timore della risposta dalla resistenza palestinese”. E ha aggiunto: “Il fatto che l’entità sottolinea che la loro azione era mirata solo contro il tunnel all’interno del territorio israeliano dimostra quanto sono codardi. La lotta armata ha le capacità e i mezzi per colpire, e l’entità sionista fa bene a preoccuparsi”.

Sempre domenica, aprendo la riunione settimanale del governo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato dell’eventuale reazione dei terroristi ribadendo che Hamas sarà ritenuta responsabile di qualsiasi attacco lanciato dalla striscia di Gaza. “C’è ancora chi si trastulla in questi giorni col tentativo di rilanciare attacchi contro Israele – ha detto Netanyahu – Noi risponderemo con estrema fermezza contro chiunque cerchi di attaccarci. E quando dico chiunque intendo chiunque, e su qualunque fronte. In ogni caso, consideriamo Hamas responsabile di qualsiasi attacco contro di noi lanciato o organizzato dalla striscia di Gaza”.

Foto satellitari della base iraniana in costruzione in Siria, a 50 km dal confine con Israele

Ma Hamas e Jihad Islamica non sono le uniche organizzazioni che minacciano Israele. Netanyahu ha anche messo in guardia contro la minacciosa testa di ponte iraniana in Siria e ha rilanciato l’iniziativa diplomatica contro quello che appare come un crescente dominio di Teheran sul Libano.

Con un accordo annunciato congiuntamente sabato scorso, Stati Uniti e Russia hanno chiesto “la riduzione e successiva rimozione definitiva” dalla Siria meridionale di tutti i combattenti stranieri non siriani. Stando a notizie di stampa, l’accordo riguarderebbe anche i surrogati iraniani che combattono per conto del regime di Bashar Assad, ma senza specificare né a che distanza dal confine israeliano dovrebbero posizionarsi, né entro quali tempi. In un’intervista alla Associated Press, il ministro israeliano per l’intelligence Yisrael Katz ha detto l’accordo rappresenta uno sviluppo positivo, ma ha sottolineato che Israele non ne è parte e che continuerà a difendere come necessario i propri interessi vitali. “Abbiamo dimostrato che lo facciamo e lo dimostreremo ancora in futuro”, ha detto Katz. Sebbene l’accordo preveda la rimozione delle milizie sostenute dall’Iran dalle aree vicine al confine con Israele, anche il ministro israeliano per la cooperazione regionale Tzachi Hanegbi ha affermato che non è sufficiente. “Non soddisfa la chiara richiesta di Israele che non vi siano sviluppi che portino le forze di Iran o Hezbollah presso il nostro confine settentrionale con la Siria”, ha detto Hanegbi parlando domenica coi giornalisti.
Dopo l’annuncio dell’accordo di cessate il fuoco del luglio scorso nel sud della Siria mediato da Stati Uniti e Russia, Netanyahu aveva affermato che esso non affrontava in modo adeguato le ambizioni militari iraniane nella zona. Limitandosi a prevedere di mantenere l’Iran a 20 km dal confine israeliano, quell’accordo – secondo Netanyahu – non faceva i conti con il piano dell’Iran di trincerare la sua presenza militare in Siria, comprendendo anche marina e aviazione.

Venerdì scorso un reportage della BBC ha documentato, con immagini satellitari ottenute da fonti di intelligence occidentali, l’esistenza in Siria, presso el-Kiswah, a 14 km a sud di Damasco, a soli 50 km dal confine con il Golan israeliano, di una grande base militare iraniana a carattere permanente, in gran parte già completata. Il ministro della difesa israeliano Avigdor Liberman ha ripetuto sabato le “linee rosse” di Israele, ribadendo che Israele “non permetterà la nascita in Siria di un asse sciita come piattaforma di partenza militare”.

Nel corso del fine-settimana le Forze di Difesa israeliane hanno abbattuto un drone siriano che aveva cercato di superare il confine sopra le alture del Golan.

(Da: YnetNews, Israel HaYom, Jerusalem OnLine, Jerusalem Post, Times of Israel, 12.11.17)