La causa sbagliata

I palestinesi preferiscono ignorare i giornalisti bastonati da capi politici privi di legittimità democratica.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3670Molte ingiustizie affliggono la società palestinese, alcune delle quali non possono essere imputate allo stato ebraico neanche dalla più scatenata fantasia dei nemici d’Israele. Sono ingiustizie auto-inflitte.
A Gaza, nelle scorse settimane, una sorta di stato islamico governato dal regime totalitario di Hamas ha arrestato o sottoposto a interrogatorio almeno 16 giornalisti, nel quadro di una campagna volta a intimidire la stampa locale, come ha riferito il corrispondete del Jerusalem Post, Khaled Abu Toameh. L’unico reato commesso da questi giornalisti è aver osato criticare la dirigenza di Hamas. Non molto migliore è la situazione dei giornalisti nella Cisgiordania governata dalla “moderata” Autorità Palestinese. Proprio la scorsa settimana un tribunale dell’Autorità Palestinese ha condannato il 26enne Anas Said Awwad a un anno di prigione per aver “insultato” il presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) su Facebook. Awwad si è macchiato della colpa d’aver ironicamente descritto Abu Mazen come un membro della squadra di calcio del Real Madrid.
Sia a Gaza che in Cisgiordania da almeno quattro anni la dirigenza palestinese è affetta da una sostanziale mancanza di legittimità. A parte le votazioni municipali, l’ultima elezione democratica a Gaza e Cisgiordania si è tenuta nel 2006. I palestinesi avrebbero dovuto votare di nuovo nel 2009, ma dopo la vittoria di Hamas alle ultime elezioni, la dirigenza palestinese si è spaccata in due. Con il sostegno dell’Occidente, l’Olp guidata da Fatah è riuscita a mantenere il controllo sulla Cisgiordania. Nella striscia di Gaza, invece, Hamas si lanciò con successo in un golpe sanguinoso durante il quale numerosi membri di Fatah vennero ammazzati per le strade o gettati dagli edifici. Restarono del tutto inascoltati dall’allora presidente Usa George Bush gli avvertimenti di Israele secondo cui, se si fosse consentito a Hamas di partecipare, le prime elezioni realmente democratiche palestinesi (Hamas aveva boicottato quelle del 1996) sarebbero state anche le ultime.
Tuttavia, né l’incarcerazione e intimidazione di giornalisti (ed altre violazioni dei diritti umani), né l’assenza di rappresentanza democratica delle loro dirigenze politiche ha visto una significativa mobilitazione da parte dei palestinesi in tutti questi anni. Al massimo qua e là qualche dimostrazione all’insegna di vaghi slogan per “l’unità dei palestinesi”. Al contrario, i palestinesi – e molti cittadini arabo-israeliani – si sono massicciamente mobilitati sotto tutt’altro slogan: la scarcerazione dei terroristi palestinesi detenuti in Israele. Minacciando una terza intifada, i palestinesi e molti arabi israeliani manifestano con veemenza contro l’“ingiustizia” costituita dal ri-arresto da parte di Israele di alcuni terroristi fra quei 1.027 che vennero scarcerati nell’ottobre 2011, nel quadro dell’accordo-ricatto mediato dall’Egitto fra Hamas e Israele per la liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit.
Samer Tariq Ahmad Essawi, membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è uno di questi terroristi ri-arrestati. Catturato nell’aprile 2002, Essawi venne condannato a trent’anni per possesso di armi da guerra e per aver collaborato alla formazione di cellule terroristiche attive nella zona di Gerusalemme. Era uno dei tanti terroristi arrestati durante “Scudo Difensivo”, l’operazione militare voluta dall’allora primo ministro Ariel Sharon che essenzialmente pose fine alla seconda intifada, l’intifada delle stragi sugli autobus e nei bar, ripristinando la sicurezza per gli israeliani che in quegli anni erano sistematicamente vittime di attacchi armati e attentati suicidi.
Un altro detenuto ri-arrestato è Ayman Sharawna, incarcerato per aver collaborato alla realizzazione di un attentato terroristico a Beersheba. La mattina dell’11 maggio 2002, due terroristi palestinesi piazzarono un ordigno artigianale vicino a un gruppo di civili nella città vecchia di Beersheba e si diedero alla fuga. Solo un malfunzionamento tecnico impedì che la bomba esplodesse completamente. Risultato: diciotto civili feriti o mutilati. Sharawna venne condannato a 38 anni.
Entrambi questi terroristi sono stati scarcerati nel quadro del ricatto per la liberazione di Shalit ed entrambi hanno successivamente violato le condizioni che avevano accettato per il loro rilascio. Sharawna è tornato alle attività terroristiche con Hamas, stando alle indagini delle Forze di Difesa israeliane, ed è stato ri-arrestato nel gennaio 2012. Essawi, scarcerato a condizione che rimanesse all’interno di Gerusalemme, ha lasciato la città ed è stato ri-arrestato nel luglio 2012. Ora entrambi, come prevede la legge, devono finire di scontare le loro pene originarie.
Inspiegabilmente i palestinesi – e numerosi cittadini arabo-israeliani – hanno deciso di sostenere la causa di questi e altri terroristi in sciopero della fame, mentre ignorano del tutto la sorte dei giornalisti intimiditi, censurati, arrestati e bastonati da quella loro stessa dirigenza politica che da almeno quattro anni governa, sia a Gaza che in Cisgiordania, senza nessuna legittimità democratica.
Date queste circostanze, in quali prospettive di pace può sperare il presidente Usa Barack Obama quando verrà in visita nella regione, il mese prossimo?

(Da: Jerusalem Post, 24.2.13)

Nella foto in alto: Manifestazione palestinese presso il carcere di Ofer

Si veda anche:

Il grado zero dell’etica e della civiltà. Oltre a innocenti assassinati, ricatti vili e indecenti, cultura dell’odio e della morte sparsa nella società araba e palestinese, anche l’imbarbarimento generale del conflitto è da addebitare al terrorismo nemico di Israele

http://www.israele.net/sezione,18,.htm

Il discorso che Abu Mazen NON ha fatto all’Onu

http://www.israele.net/sezione,18,.htm