La falsa urgenza dell’Unesco sulla Basilica della Natività

Luoghi santi cristiani usati strumentalmente dall’Olp per mettere Israele in cattiva luce.

image_3473Sotto intense pressioni da parte dell’Olp e dei suoi alleati, il Comitato dell’Unesco per il Patrimonio dell’Umanità, riunito a San Pietroburgo dal 24 giugno al 6 luglio, ha decretato che “il luogo di nascita di Gesù, la Basilica della Natività a Betlemme” è in tale stato di pericolo da meritare la protezione speciale urgente dell’Unesco.
Quello che il Comitato non dice è che la candidatura presentata dell’Olp – il primo ingesso nella lista del Patrimonio dell’Umanità di un sito presentato dall’Olp da quando nell’ottobre 2011 l’Unesco, contraddicendo il proprio stesso statuto, ha accolto la “Palestina” come membro a pieno titolo pur non essendo ancora uno stato pienamente sovrano – era stata seccamente respinta dall’organismo professionale incaricato di valutare le candidature inoltrate dai vari paesi.
Nella sua domanda l’Olp sostiene che “l’occupazione israeliana”, “ostacolando le forniture di materiali appropriati”, crea una “situazione di emergenza” che esige d’essere affrontata con “una misura d’emergenza”. Ma è falso. Il rapporto di un’approfondita indagine condotta dall’International Council on Monuments and Sites (ICOMOS) – un ente con sede a Parigi che fornisce consulenze professionali al Comitato per il Patrimonio dell’Umanità sui siti da ammettere nell’elenco – afferma esattamente il contrario: “La Basilica della Natività a Betlemme, in Palestina, non deve essere iscritta alla lista del Patrimonio dell’Umanità con procedura d’urgenza. […] L’ICOMOS non ritiene che le condizioni previste dal paragrafo 161 delle Linee Guida Operative si riscontrino esaurientemente riguardo a danni o rischi gravi e specifici alla Basilica della Natività tali da rendere le sue condizioni un’emergenza che necessiti d’essere affrontata dal Comitato per il Patrimonio dell’Umanità con un’azione immediata essenziale per la sopravvivenza del bene”. Non basta. ICOMOS ha anche riscontrato che, contrariamente a quanto affermato nella domanda palestinese inoltrata al Comitato dell’Unesco, la Basilica della Natività non è né “severamente danneggiata” né “in pericolo imminente”.
Dunque non esisteva nessuna “azione immediata” che fosse “essenziale per la sopravvivenza del bene”. A differenza di quel che sostengono i palestinesi, il rapporto professionale non ritiene che Israele costituisca un ostacolo alla conservazione della Basilica della Natività. Anzi, il rapporto sottolinea che il tetto dell’edificio – questo sì, a suo tempo, ad alto rischio – venne riparato “l’ultima volta nel 1990 quando i lavori vennero effettuati dalle autorità militari israeliane”.
Per tutti questi motivi il rapporto di ICOMOS suggeriva che l’Autorità Palestinese “inoltrasse nuovamente la domanda di designazione secondo le normali procedure”, e non con procedura d’emergenza.
Questa valutazione degli esperti era pubblica e conosciuta. Nondimeno, chi mai si era fatto la minima illusione che un Comitato di 21 nazioni (fra le quali alcuni campioni della promozione della cultura e dei diritti umani come Algeria, Cambogia, Iraq, Malesia, Mali, Qatar, Russia, Senegal ed Emirati Arabi Uniti) avrebbe votato in base a criteri professionali e oggettivi?
Venerdì scorso il Comitato ha puntualmente approvato la domanda palestinese (con voto segreto di 13 a 6) accogliendo nella lista la Basilica della Natività con procedura d’urgenza perché minacciata dall’occupazione israeliana. La decisione comporta benefici finanziari in quanto l’Unesco garantisce assistenza economica per la conservazione dei siti, specie quelli considerati a rischio. Dal 1995, Betlemme e la Basilica sono sotto giurisdizione dell’Autorità Palestinese. Per questo la decisione dell’Unesco viene interpretata dall’Olp come un ulteriore passo verso il riconoscimento internazionale di una sovranità statale palestinese senza negoziato né accordo con Israele.
La decisione viene invece aspramente criticata da Gerusalemme. Il rappresentante israeliano a San Pietroburgo ha spiegato che Israele era perfettamente d’accordo sull’inserimento della Basilica della Natività nella lista del Patrimonio dell’Umanità, purché avvenisse secondo una procedura normale che non implicasse manovre politiche con effetti negativi sul processo di pace mediorientale. “La decisione presa oggi – ha dichiarato il delegato israeliano – è di natura totalmente politica e a nostro avviso arreca grave danno alla Convenzione dell’Onu e alla sua immagine”. Il conferimento dello status di sito “in pericolo”, secondo Israele, implica in sostanza che l’Unesco si appiattisce sulla tesi palestinese per cui la Basilica sarebbe minacciata dai soldati israeliani.
“E’ ormai dimostrato che l’Unesco vota sulla base di motivazioni politiche e non culturali”, ha affermato l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, aggiungendo che “il mondo dovrebbe ricordare che la Basilica della Natività, luogo sacro per i cristiani, venne profanata nel recente passato da terroristi palestinesi armati”.
“Per l’ennesima volta abbiamo visto in scena, oggi, il teatro dell’assurdo”, è stato il laconico commento del portavoce del ministero degli esteri israeliano Yigal Palmor a proposito della “smodata politicizzazione” dell’Unesco.

(Da: Israel HaYom, 11.6 – 01.7.12)

Nelle foto in alto: la Basilica della Natività a Betlemme; un agente dell’Autorità Palestinese in servizio sul tetto della Basilica

DALL’ARCHIVIO
www.israele.net, 9 maggio 2001

INSPIEGABILE SILENZIO
Editoriale del Jerusalem Post
Il 2 aprile scorso una cinquantina di miliziani palestinesi armati hanno fatto irruzione nella Basilica della Nativita’ a Betlemme e vi si sono asserragliati intrappolando circa duecento persone, compresi diversi religiosi. Facendosi scudo della chiesa e delle persone intrappolate, i terroristi hanno ripetutamente aperto il fuoco contro i soldati all’esterno, ben sapendo che le caratteristiche del luogo impedivano alle Forze di Difesa israeliane di dare l’assalto all’edificio per arrestarli.
Tra i terroristi asserragliati nella chiesa figurano alcuni dei piu’ pericolosi capi della zona di Betlemme come: Abdullah a-Kader, comandante dei Servizi Generali di Intelligence palestinesi a Betlemme, responsabile di numerose sparatorie contro civili israeliani del quartiere Gilo di Gerusalemme e sulla strada fra Gerusalemme e Gush Etzion; Ibrahim Abayat, capo di una cellula Tanzim (Fatah), implicato nell’assassinio di almeno tre israeliani e nel lancio di colpi di mortaio su Gilo; Muhammad Salem, importante capo Tanizm, coinvolto nella progettazione e realizzazione di due attentati suicidi a Gerusalemme all’inizio dell’anno. In tutto, dopo che alcuni si sono consegnati ai soldati israeliani, restano nella chiesa tredici terroristi particolarmente pericolosi, piu’ una dozzina di altri ricercati meno noti.
Di recente, quando tre monaci armeni sono riusciti a fuggire dalla Chiesa, uno di loro ha raccontato cosa stava accadendo all’interno: “Rubano di tutto – ha detto Narkiss Korasian ai giornalisti – Aprono le porte una a una e si portano via tutto. Hanno rubato i nostri libri di preghiera e le croci. Non lasciano niente”. I tre monaci hanno parlato di pestaggi di alcuni religiosi da parte dei terroristi. Ai soldati israeliani che li hanno aiutati a fuggire hanno detto: “Grazie, non lo dimenticheremo mai”.
Che gli uomini di Arafat non abbiano avuto alcuno scrupolo a profanare un luogo considerato sacro da un’altra religione non stupisce nessuno. Dopo tutto, solo un anno e mezzo fa centinaia di palestinesi si lanciavano sulla Tomba di Giuseppe, a Nablus, e la mettevano a fuoco facendo scempio di Bibbie e libri di preghiera ebraici. Allo stesso modo, miliziani palestinesi hanno aperto il fuoco innumerevoli volte contro la Tomba di Rachele, alle porte di Betlemme, cosi’ come hanno tentato di distruggere col fuoco la sinagoga Shalom Al Yisrael a Gerico. Per non dire, poi, dei devastanti lavori intrapresi illegalmente dall’autorita’ islamica del Wakf sul Monte del Tempio a Gerusalemme, con la distruzione di inestimabili reperti storici e archeologici, nel chiaro tentativo di cancellare qualunque segno di una presenza ebraica in quel sito.
Ma questa gente non si limita certo alle pietre tombali: l’assoluta mancanza di rispetto si estende anche ai vivi. I cristiani di Betlemme hanno subito continue vessazioni e intimidazioni negli anni scorsi, da quando la citta’ e’ passata dal controllo israeliano a quello dell’Autorita’ Palestinese verso la fine del 1995. La’ dove la comunita’ cristiana costituiva l’80% della popolazione, con la coercizione e le minacce sono riusciti a farne emigrare tanti fino a ridurla a meno del 20%. E adesso il loro spadroneggiare dentro la Basilica della Nativita’ non fara’ certo crescere la fiducia nel futuro dei cristiani che restano.
Cio’ che e’ davvero incomprensibile e’ come sia potuta andare avanti una situazione di questo genere per cinque settimane senza una vera protesta da parte della comunita’ internazionale. Anzi, invece di prendersela con quei palestinesi che, violando ogni norma e convenzione internazionale, si sono fatti scudo dei religiosi in un luogo di culto, molti osservatori hanno cercato addirittura di dare la colpa a Israele perche’ “assedia” un luogo santo cristiano.
Dunque e’ chiaro che Arafat e i suoi non si fermeranno davanti a nulla, neanche davanti alla porta di una chiesa, pur di continuare la loro politica del terrore. E il mondo, restandosene zitto, li mette in condizione di andare avanti ancora meglio.
(Jerusalem Post, 8.05.02)

Si veda anche:

Le vere ragioni del declino di Betlemme. Un esponente cristiano: “Non venitemi a parlare di Israele. Il problema sono i musulmani”

http://www.israele.net/articolo,1029.htm

L’Unesco svilisce la propria missione e allontana le chance di pace. Quasi tutti i paesi europei si sono prestati a un’operazione volta solo a danneggiare Israele

http://www.israele.net/articolo,3282.htm