La guerra per la verità

Come in ogni guerra precedente, per sopravvivere Israele non ha altra opzione che vincere.

Di Philippe Karsenty

image_3743Per più di dieci anni, insieme a molti amici, mi sono battuto perché venisse fuori la verità sulla “calunnia del sangue” al-Dura. E per tanti anni l’argomento più forte dei nostri avversari è stato il silenzio dello Stato di Israele sulla vicenda. Per questo, ottenere il sostegno della posizione ufficiale di Israele era un obiettivo estremamente importante.
Domenica scorsa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ricevuto il rapporto di Moshe Ya’alon e Yossi Kuperwasser che conferma le mie accuse alla tv pubblica francese. Si tratta di una pietra miliare sulla strada per la verità.
Ieri (22 maggio) una Corte d’appello francese avrebbe dovuto emettere sentenza su un altro episodio del mio processo per diffamazione contro “France 2”, ma il verdetto è stato rimandato, per la seconda volta. Ora è atteso per il 26 giugno.
Una mia vittoria in questa causa potrebbe essere un passo avanti importante, ma nulla è certo. Cinque anni fa, dopo che avevo vinto in primo appello, “France 2” ha negato che il suo reportage su al-Dura fosse falso ed ha fatto ricorso alla Corte Suprema francese su questioni tecniche. L’anno scorso hanno vinto e il verdetto è stato annullato. La più alta Corte di Francia ha decretato che non avevamo il diritto di vedere tutto il filmato girato da “France 2”, non montato, per decidere se avevo ragione o torto ad accusarli di aver contraffatto il loro reportage. Una sentenza kafkiana. Se perdo, si può star certi che i demonizzatori di Israele e “France 2” useranno il verdetto per calunniare Israele, e il sottoscritto, e poco importa se perdo su questioni procedurali.
Quasi tredici anni dopo la messa in onda della calunnia al-Dura, Israele sta ancora cercando di riabilitare il proprio nome, e questo dovrebbe essere motivo di preoccupazione per lo Stato e per i suoi cittadini. Tredici anni e così tante vite perdute a causa dei silenzi, dell’incapacità di Israele di capire che l’antisemitismo globale si nutre della riluttanza di Israele a difendere il proprio punto di vista. Ma non ho mai perso la fiducia, perché mi batto per la verità.
Ora che lo Stato d’Israele ha preso la decisione ufficiale di battersi per difendere la sua reputazione, è importante incoraggiarlo ad andare avanti e ad analizzare come sia stato possibile che questo enorme disastro d’immagine si protraesse così a lungo. L’inchiesta della Commissione Kuperwasser è stata importante e produttiva. Ora raccomando con forza che lo Stato d’Israele istituisca una commissione d’indagine per capire quali sono i problemi che hanno portato a questa situazione. Un giorno o l’altro Israele dovrà affrontare un’altra menzogna, un’altra “calunnia del sangue”, altre false accuse durante le sue operazioni militari. Israele non era preparato per questa guerra, e l’ha persa.
Sin dalla creazione dello Stato d’Israele, i suoi nemici arabi con la complicità di alcuni occidentali hanno cercato di distruggere quella piccola nazione con la guerra aperta. Hanno fallito. Hanno tentato con il terrorismo, ma in fondo anche quello ha fallito. Allora sono passati alla guerra dei mass-media, e qui purtroppo hanno avuto successo. Il risultato è che ora le guerre che Israele vince sul terreno, nel rispetto delle leggi e dei trattati internazionali, le perde sul campo di battaglia dei mass-media e quindi nell’arena diplomatica.
Il rapporto ufficiale israeliano pubblicato domenica segna un punto di svolta nell’atteggiamento delle autorità israeliane: hanno deciso di battersi per il loro buon nome. È una buona notizia, ma sarà utile solo se saranno capaci di analizzare gli errori fatti e trarne le conclusioni per non ripeterli.
Come in ogni guerra precedente, Israele non ha altra opzione che vincere. È una questione di sopravvivenza, e sono certo che Israele ce la farà.

(Da: Jerusalem Post, 23.5.13)

Nella foto in alto: Philippe Karsenty, autore di questo articolo

Il Rapporto Kuperwasser sul caso al-Dura (in inglese):

Si veda anche:

Commissione israeliana: «Al-Dura era vivo, alla fine del video». Tra dubbi e sconfessioni, sempre più debole l’accusa a Israele per la morte del dodicenne palestinese

http://www.israele.net/articolo,3740.htm

Muhammad Al-Dura: il ragazzino che forse non è mai stato ucciso. Un’indagine israeliana confermerebbe i peggiori sospetti sul famoso video di “France 2”

http://www.israele.net/articolo,3734.htm