La nuova “indipendenza” di Barak

Il ministro della difesa ha lasciato i laburisti per dare vita alla nuova formazione “Atzmaut”.

Con un commento di Yoram Kaniuk

image_3037Scissione nel partito laburista israeliano: il leader Ehud Barak, attuale ministro della difesa, è uscito dal partito creando una nuova formazione denominata “Atzmaut” (Indipendenza) insieme ai ministri Shalom Simhon, Matan Vilnai, Orit Noked e alla parlamentare Einat Wilf. Rimangono nel vecchio partito laburista otto deputati tra i quali i ministri Yitzhak Herzog, Avishai Braverman e Binyamin Ben-Eliezer, che tuttavia nel corso della giornata hanno dato le dimissioni. Per il momento la coalizione governativa di Beniamin Netanyahu può contare sull’appoggio di 66 deputati su 120 (prima ne aveva 74).
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto lunedì che l’uscita del ministro della difesa Ehud Barak dal partito laburista rafforza la coalizione di governo in Israele. “Oggi il governo è diventato molto più forte in governance e stabilità”, ha detto Netanyahu dopo che Barak e altri quattro laburisti avevano abbandonato il partito. Ed ha aggiunto: “I palestinesi e il mondo intero sanno che questo governo è qui per durare negli anni a venire, e che è con questo governo che va negoziata la pace. Vogliamo far avanzare i colloqui sulla base dei nostri interessi per la sicurezza e la pace”.
Una fonte vicina al primo ministro israeliano ha detto che “la decisione di Barak permetterà al governo di funzionare in modo più “fluido”. “Creerà un’isola di stabilità – ha spiegato la fonte – un piccolo e consolidato gruppo all’interno della coalizione che contribuirà a far progredire il processo di pace. Ne avevamo abbastanza delle minacce di dimissioni che ad ogni intervista di questo o quello ci indebolivano di fronte ai nostri interlocutori sull’altro versante” del processo di pace.
“C’era della gente – ha spiegato un membro dello staff che preferisce restare anonimo – che andava dicendo alla dirigenza palestinese che il partito laburista stava per andarsene, che la coalizione era instabile, e che potevano aspettare la caduta del governo israeliano. Gli sviluppi di oggi dimostrano che quella valutazione era sbagliata. La nostra genuina speranza è che ora i palestinesi vogliano tornare al più presto al tavolo dei negoziati e, una volta riavviati i negoziati, speriamo di procedere verso un accordo storico”.
(Da: Ha’aretz, YnetNews, 17.1.11)

BARAK HA SALVATO NETANYAHU (DA LIEBERMAN)
Commenta Yoram Kaniuk (su YnetNews): «Avigdor Lieberman faceva paura a tutti. Il ministro degli esteri israeliano aveva provocato una mini-rivoluzione, qui, quando ha scagliato commenti sprezzanti contro alcuni ministri del Likud [che non avevano votato a favore della proposta di commissione parlamentare d’inchiesta sulle fonti di finanziamento estere delle Ong che delegittimano Israele]. In effetti, era il Likud che si ritrovava in pericolo, più che i laburisti. Per questo l’uscita di Ehud Barak dal partito laburista non è indice di una semplice avversione nei confronti dei colleghi di partito, quanto piuttosto un passo volto a soccorrere il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rispetto a Lieberman e ai suoi colleghi della destra, che stavano portando il governo troppo a destra.
Sin dalla creazione dello stato, quando David Ben-Gurion cooptò nella coalizione di governo il “Mizrahi” [sionisti religiosi] anziché “Ahdut HaAvoda” [sionisti della sinistra laburista], Israele ha avuto governi “centristi”. Le estreme di destra e di sinistra non appartengono alla storia del governo del paese. Può non piacere, ma è così. Barak l’ha capito e ora il paese affronta un ribaltamento.
Netanyahu non è stupido, sa leggere una mappa. Ne ha lette tante insieme a Barak, durante il loro servizio militare. Ma Netanyahu non ha la capacità di prendere decisioni cruciali e non ha il fegato di intraprendere passi sostanziali. Comunque sa chi è che lo attacca, chi lo maledice e chi gli rende la vita difficile. Per questo, insieme a Barak, ha imbandito un piatto interessante. La formazione di Barak sarà una sorta di “corrente di sinistra” del Likud. Nel frattempo la sinistra di Isaac Herzog e Avishay Braverman, che ha giocato a lungo col fuoco, adesso è fuori gioco. Barak potrebbe finire col portare nella sua formazione anche Aryeh Deri, che vuole tornare in politica, ma senza Shas e senza i suoi collaboratori oltranzisti. E forse anche alcuni membri di Kadima, più “Likudnik” di Barak e di Netanyahu, potrebbero unirsi alla nuova formazione che governerà Israele insieme a Netnayahu.
È un bene? Secondo me no. Succederà? A quanto pare sì, giacché altrimenti cosa avrebbe spinto Barak a lasciare la sua confortevole bolla e intraprendere un passo così radicale? Barak ha fatto alcune cose sbagliate, ma è colui che una volta è arrivato a un passo dal completare un accordo con i palestinesi. È intelligente e conosce gli esseri umani. Non si fa suggestionare dalle persone, che guarda piuttosto come pezzi sulla scacchiera. Intanto Lieberman sembra essersi tirato la zappa sui piedi. Chi considera cosa è accaduto da quando Lieberman si è tolto i guanti si rende conto che siamo entrati in una nuova epoca. Un’epoca positiva o negativa? Chi lo sa. Quello che sappiamo è che è un’epoca diversa. Barak salverà Netanyahu, Netanyahu salverà Barak, Kadima sarà costretta e restringersi. E vedremo riemergere una coalizione alla Ben-Gurion, con ciò che era il Mapai insieme a ciò che era il Mizrahi, più il Likud. E se Kadima entrerà nel governo, ci verranno risparmiate le recenti intemerate di qualche rabbino in odore di razzismo.»
(Da: YnetNews, 17.1.11)

Nella foto in alto: Ehud Barak

Si veda anche:

Il ministro degli esteri (ufficioso) della Knesset

http://www.israele.net/articolo,2909.htm