La nuova solitudine di Hassan Nasrallah

Senza il sostegno di Siria e Iran, il fenomeno Hezbollah potrebbe ridursi alle sue vere dimensioni.

Di Guy Bechor

image_3309Per un breve attimo il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha osato mostrarsi, la settimana scorsa a Beirut, per il suo primo discorso pubblico dopo anni, ed è poi precipitosamente tornato a rintanarsi nel suo nascondiglio. Il momento scelto da Nasrallah non è casuale. Anche lui sa bene che l’età d’oro degli sciiti in Medio Oriente volge al termine, e sapeva di dover fare qualcosa: una dimostrazione di coraggio, per così dire.
Dopo la rivoluzione islamica in Iran del 1979, e soprattutto dopo la caduta del regime sunnita in Iraq nel 2003, sembrava che gli sciiti stessero prendendo il sopravvento: in Iran, nel sud dell’Iraq, in Siria, in Libano, persino tra i palestinesi per mezzo di Hamas e Jihad Islamica. Ma dal punto di vista storico si trattava di un fenomeno artificiale, dopo quasi un millennio di inequivocabile egemonia sunnita, soprattutto in considerazione del fatto che gli sciiti sono solo il 15% dell’islam, contro i sunniti che costituiscono il restante 85%. Le crescenti sanzioni imposte a Tehran hanno trasformato l’Iran in un paese isolato e indebolito, e la rivolta araba dell’ultimo anno ha quasi messo fine all’egemonia alawita, che la maggioranza dei siriani e il mondo arabo considerano un diretto prolungamento dell’islam sciita. È vero, gli sciiti governano l’Iraq, ma sono ben consapevoli dei limiti del loro potere dopo anni di conflitti interni. Alcuni sciiti addirittura si oppongono attivamente a qualunque dominazione iraniana.
Dunque, cosa deve fare il satellite Nasrallah quando la sua nave-madre, l’Iran, si sta disfacendo finanziariamente e socialmente, e il legame connettivo fra loro – la Siria di Assad – volge al tramonto? La “mezzaluna sciita”, di cui gli sciiti si vantavano tanto, sta andando a pezzi. Senza Iran e Siria, Hezbollah verrà ridotto alle sue effettive dimensioni: stop ai finanziamenti, stop agli armamenti, stop al sostegno politico. Non basta. Nasrallah insiste ad esprimere pubblico appoggio ad Assad e al suo sanguinario regime, cosa che gli attira la condanna di tutto il mondo sunnita. Nasrallah, la star che solo cinque anni fa si vantava d’aver tenuto testa a Israele sul campo di battaglia, viene ora percepito come parte del “vecchio” mondo arabo. Persino Hamas lo capisce e sta rapidamente cercando di smarcarsi dal padrinato di Assad. Ma Hamas è un’organizzazione sunnita, a differenza degli sciiti Hezbollah che non hanno più nessuno a cui rivolgersi a parte Iran e Siria. Il capo di Hezbollah ora spera che l’Egitto si pari davanti a Israele, ma senza dubbio sa cosa pensano di lui e della sua organizzazione i chierici sunniti al Cairo. Non c’è molto feeling fra loro, per usare un eufemismo.
Hezbollah sta trasferendo il suo vasto arsenale dalla Siria in Libano, e i libanesi lo sanno. In Libano è ripreso il dibattito sul disarmo di Hezbollah (l’unica milizia che non venne disarmata dai siriani nel 1990 alla fine della guerra civile libanese), e Hezbollah è preoccupato. Sì, possono sempre scatenare un conflitto con Israele, ma facendolo sanno che porterebbero nuove distruzioni sul Libano.
L’Iran sta cercando di farsi strada dentro il Libano e potrebbe ottenere qualche parziale successo, come nella sua collaborazione con l’esercito libanese: che tuttavia nasce dalla declinante presenza della Siria nell’area libanese. Le sette libanesi hanno bisogno di un elemento esterno per essere salvate da se stesse.
Infine, il primo ministro libanese, il miliardario Najib Mikati, non ha ceduto alle pressioni di Hezbollah ed ha approvato lo stanziamento di fondi necessari per finanziare il Tribunale Penale Internazionale che deve processare diversi importanti membri di Hezbollah accusati dell’assassinio nel 2005 dell’ex primo ministro libanese Rafik al-Hariri: un ulteriore colpo per Nasrallah, che rispecchia la sua nuova debolezza all’interno della politica libanese: persino il suo vecchio alleato Mikati gli ha voltato le spalle.
Nasrallah tenterà il tutto per tutto in Libano? Improbabile. Per due decenni Hezbollah si è fondato sulla lotta contro le Forze di Difesa israeliane in Libano. Oggi, mentre il mondo arabo è ripiegato sul conflitto interno e sono venute a galla le proporzioni artificialmente gonfiate del conflitto arabo-israeliano, Hezbollah non ha nient’altro a cui aggrapparsi. L’ultimo discorso di Nasrallah è stata una manifestazione non di fiducia, ma di debolezza e nervosismo.
Le Forze di Difesa israeliane sono pronte ad affrontare la sfida posta al confine settentrionale, ma anche Israele vede come si vadano riducendo le opzioni a diposizione di Hassan Nasrallah, il cui mondo è diventato più freddo che mai.

(Da: YnetNews, 12.12.11)

Nella foto in alto: Hassan Nasrallah

Si veda anche:

Se l’Europa dorme
L’Iran non arretrerà, anche solo per orgoglio. Ma l’Europa non lo capisce http://www.israele.net/articolo,3308.htm

Lettera aperta al popolo libanese

http://www.israele.net/articolo,2192.htm

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http://www.israele.net/articolo,2007.htm

Il paradosso Nasrallah: bisogna ringraziare il capo Hezbollah perché ci ricorda le regole della sopravvivenza in Medio Oriente

http://www.israele.net/articolo,1978.htm

L’immondo mercimonio di Nasrallah: il capo Hezbollah ha raggiunto il vertice del disgusto, toccando il fondo della dignità umana

http://www.israele.net/articolo,1971.htm

Signor Nasrallah, non ci fraitenda. Quando capirà che l’autocritica israeliana non è sconfitta né debolezza?

http://www.israele.net/articolo,1644.htm

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http://www.israele.net/articolo,1378.htm