La Siria sull’orlo del caos

È chiaro che un cambio di potere caotico e violento non è nell’interesse della Siria, né di Israele.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3289Nelle prime ore del mattino di mercoledì scorso è giunta la notizia che elementi del Libero Esercito Siriano avevano lanciato attacchi in diversi punti, tre chilometri a nordest del centro di Damasco, il che rappresenta la più recente e più seria minaccia ai 40 anni di governo della famiglia Assad: di per sé uno sviluppo positivo, giacché la Siria, in particolare sotto gli Assad, rappresenta il più antico e implacabile nemico ai confini di Israele.
È tuttavia importante sottolineare la cautela con cui, forse, si dovrebbe accogliere un’eventuale caduta del regime siriano. In effetti ci sono buone ragioni per prestare attenzione alle parole d’avvertimento del ministro degli esteri russo: “Se il governo siriano non sarà capace di conservare il potere – ha dichiarato Sergey Lavrov – vi sono buone probabilità che si insedino al potere estremisti e rappresentanti di organizzazioni terroriste”.
L’attuale minaccia al regime di Assad ha più volti, che è per l’appunto il motivo per cui va presa sul serio.
Sabato scorso la Lega Araba ha sospeso la Siria. Si tratta di un’importante pietra miliare; in precedenza solo a Egitto e Libia era accaduto d’essere sospesi dalla Lega Araba: l’Egitto perché aveva fatto la pace con Israele nel 1979; la Libia per via della repressione dei manifestanti da parte di Muammar Gaddafi.
La sospensione della Siria sembra aver fornito a re Abdullah di Giordania la copertura istituzionale per chiedere direttamente, lunedì, le dimissioni di Bashar Assad. “Se Bashar avesse a cuore gli interessi del suo paese si dimetterebbe – ha detto Abdullah – creando anche le condizioni per avviare una nuova fase nella vita politica della Siria”.
Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha ammonito che la Siria rischia di essere risucchiata in una spirale caotica micidiale. “Nessuno ora si aspetta che le richieste del popolo siriano vengano soddisfatte – ha detto Erdogan – Noi tutti vogliamo che l’amministrazione, che ora è sul filo del rasoio, faccia un passo indietro e si allontani dall’orlo del baratro”. Mercoledì il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha paragonato la Siria alla Libia, dove il mese scorso Gheddafi è stato ucciso dai ribelli. “Il regime dovrebbe rispondere alle richieste del suo popolo – ha dichiarato Davutoglu – Lo spargimento di sangue e i massacri collettivi in Siria non possono andare avanti in questo modo”.
Sia i giordani che i turchi si sono indignati vedendo le immagini dei manifestanti siriani pro-Assad che prendevano d’assalto le loro missioni diplomatiche a Damasco.
Ora la Lega Araba ha fatto un passo avanti rispetto alle semplici condanne, quando ha incontrato rappresentanti del Consiglio Nazionale dell’opposizione siriana e ha minacciato sanzioni contro Damasco.
Per lo più i paesi della regione non sono particolarmente entusiasti dell’attuale regime siriano, che si regge sulla minoranza religiosa alawita a cui appartiene anche la famiglia Assad.
Dal punto di vista di Israele, la Siria rimane l’ultimo degli stati di prima linea capace di rappresentare un nemico credibile e potente. A differenza del Libano, un paese relativamente debole la cui principale minaccia per Israele è legata alla presenza delle milizie Hezbollah, la Siria rappresenta una minaccia strategica più tradizionale. Non basta. La Siria da anni serve da base a una decina di gruppi estremisti palestinesi e fa da canale per il flusso di armi dall’Iran a Hezbollah, che è il motivo per cui la guerra d’Israele contro Hezbollah dell’estate 2006 fu così cruenta.
Il ministro degli esteri russo ha avvertito che rovesciare il regime di Assad potrebbe sfociare nell’ascesa di un regime estremista islamico, oppure creare un vuoto in cui i gruppi terroristi potrebbero prosperare. Si può interpretare quest’affermazione come un deliberato spauracchio, visto che la Siria è un antico alleato della Russia. Ma quello della Russia è anche un punto di vista da prendere sul serio, perché potrebbe rivelarsi corretto.
Israele si ritrova già un confine instabile a sud, con l’Egitto, e un confine fragile a nord, con il Libano. La caduta di Assad potrebbe produrre il caos lungo il confine con la Siria, che a sua volta potrebbe destabilizzare la regione e mettere ancor più sotto pressione le forze di sicurezza.
Burhan Ghalioun, il leader del Consiglio Nazionale Siriano anti-Assad, è un erudito accademico parigino che ha già dichiarato che il popolo siriano è a favore della “resistenza” contro Israele. Ben poco si sa del comandante dei ribelli, il colonnello Raid al-As’aad, a parte il fatto che è sunnita, come molti disertori dell’esercito siriano che si sono raccolti sotto la su bandiera.
Quello che comunque dovrebbe essere chiaro è che una transizione di potere caotica e violenta non sarebbe nell’interesse della Siria, e nemmeno di Israele.

(Da: Jerusalem Post, 17.11.11)

Nella foto in alto: membri del Libero Esercito Siriano

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