L’antisemita Ramin è il nuovo vice ministro della cultura in Iran

Ispiratore dei proclami negazionisti di Ahmadinejad, controllerà anche l’informazione

image_2652Mohammad-Ali Ramin, alto consigliere di Mahmoud Ahmadinejad nonché colui che viene considerato il “cervello” che sta dietro alla negazione della Shoà da parte del presidente iraniano, è stato nominato lunedì alla carica di vice ministro della cultura della Repubblica islamica.
Ramin è considerato un il più intransigente antisemita e negatore della Shoà nel regime degli ayatollah. Storico di formazione, viene visto come i responsabile dei proclami di Ahmadinejad che definiscono “un mito” lo sterminio nazista degli ebrei. Nel 2006 Ramin ricoprì la carica di segretario di un congresso internazionale tenuto in Iran vivacemente criticato in tutto l’occidente perché dedicato programmaticamente ad ospitare e dar voce ai negatori della Shoà da ogni parte del mondo. Quello stesso anno Ramin dichiarava che Adolf Hitler altri non era che un ebreo le cui politiche avevano lo scopo di promuovere la creazione dello stato di Israele.
In un’intervista a una periodico iraniano, Ramin sostenne successivamente di non aver mai “né negato né affermato” la storicità dell’Olocausto. “Il mio motto – disse – è: sottoponiamo a indagine la pretesa che un Olocausto abbia effettivamente avuti luogo”.
Di fronte alle proteste occidentali, il presidente iraniano Ahmadinejad rispose che “far arrabbiare i massacratori di professione è per noi motivo di orgoglio”.
In un’altra occasione, vennero citate dichiarazioni di Ramin in cui il neo-vice ministro della cultura iraniano definiva gli ebrei gente immonda che diffonde malattie mortali. “Lungo tutta la storia – disse – si sono registrate molte accuse contro gli ebrei. Sono stati loro l’origine di malattie mortali come la peste e la febbre tifoidea perché sono un popolo estremamente immondo”.
Nel suo nuovo incarico di vice ministro della cultura con responsabilità sulle comunicazioni, Ramin potrà influenzare l’agenda dei mass-media iraniani. Tra i suoi compiti, avrà l’autorità di far chiudere giornali che criticano il governo ed promulgare licenze per nuove pubblicazioni. A quanto pare, l’ufficio di Ramin ha già iniziato ad esercitare la sua autorità facendo chiudere lunedì una pubblicazione affiliata al campo dell’opposizione riformista: il giornale “Sarmaya”, infatti, è stato chiuso per aver mosso critiche alla politica economica di Ahmadinejad. Allo stato attuale sono almeno 32 i giornalisti e blogger incarcerati nelle prigioni iraniane. Nei mesi scorsi, dopo le controverse elezioni presidenziali, molti siti web riformisti sono stati chiusi e molti giornalisti sono stati arrestati, spesso per brevi periodi di detenzione.

(YnetNews, 2.11.09)

Nella foto in alto: Mohammad-Ali Ramin

Si veda anche:
Le (istruttive) menzogne di Ahmadinejad

http://www.israele.net/sezione,,1510.htm