L’assurda pretesa araba di far girare all’indietro la storia

Pur di ribadire il “diritto al ritorno”, Abu Mazen è pronto a sacrificare i palestinesi di Siria.

Da articoli di Zvi Gabay, Elhanan Miller

image_3635Essam el-Erian, consigliere del presidente egiziano Mohammed Morsi e vice presidente del partito “Libertà e Giustizia” affiliato alla Fratellanza Musulmana, in un’intervista al quotidiano pan-arabo “Al-Sharq Al-Awsat” ha esortato gli ebrei di origine egiziana a tornare alle loro case in Egitto così da “fare spazio ai palestinesi per il loro ritorno”, e tutti gli ebrei a “tornare nelle loro patrie” (cioè nei paesi in cui vivevano in passato i loro progenitori). Il tutto, “alla luce della democrazia” che si sta sviluppando in Egitto. Le sue parole hanno suscitato pesanti critiche da parte di elementi islamisti sia in Egitto che all’estero. In seguito alla tempesta suscitata, Erian ha lasciato il suo posto di consulenza: non è del tutto chiaro se si sia dimesso di propria spontanea volontà o se sia stato destituito.
È importante capire come Essam el-Erian volesse far girare la ruota della storia indietro di 65 anni, esattamente come Saddam Hussein quando nel 1974 invitava gli ebrei di origine irachena a tornare in Iraq: giacché il concetto di riavvolgere il film della storia cancellando “tutto ciò che è avvenuto dal ’48 in poi” è la chiave per capire l’approccio arabo alla questione israeliana e a quella che essi considerano una “giusta” soluzione.
Fino a poco tempo fa la questione degli ebrei originari dei paesi arabi era del tutto assente dall’agenda pubblica e dai mass-media, sia in Israele che all’estero. Ben pochi ricordano le terribili tragedie patite dagli ebrei nei paesi arabi (Algeria, Libia, Marocco, Tunisia, Egitto, Siria, Yemen e Iraq). La loro sciagura è stata quasi dimenticata. Non viene adeguatamente insegnata nelle scuole, non viene discussa nei mass-media, non viene commemorata dalle istituzioni statali e, fino a poco tempo fa, non veniva menzionata in nessun contesto internazionale. La propaganda araba è stata capace di eliminare completamente dal discorso internazionale lo scambio di popolazione fra Israele e paesi arabi che si è verificato nel contesto della guerra d’indipendenza israeliana del 1948. La propaganda araba sostiene a gran voce l’assoluta validità del “diritto al ritorno” (all’interno di Israele, anche dopo l’eventuale nascita di uno stato palestinese a fianco di Israele) dei palestinesi che combatterono contro Israele, molti dei quali fuggirono per mettersi in salvo, nella convinzione che avrebbero subito dai vincitori le violenze che loro stessi, a parti invertite, avrebbero inflitto ai perdenti, e che immancabilmente si infliggono a vicenda, anche oggi, nelle guerre intestine inter-arabe (la sorte degli arabi palestinesi che, invece, rimasero in Israele dimostra quanto quel timore fosse infondato).
La propaganda araba è riuscita a instillare nell’opinione pubblica la convinzione, a livello globale, che la “nakba” palestinese sia stata l’unica tragedia che ha avuto luogo all’epoca della fondazione dello stato d’Israele. Centosessanta sono le risoluzioni e dichiarazioni internazionali che sono state redatte in relazione alla questione dei profughi arabi palestinesi. E neanche una che si sia occupata dei profughi ebrei dai paesi arabi. Ma il ritardo con cui si è giunti a sollevare la questione alle Nazioni Unite e nella coscienza dell’opinione pubblica internazionale non cancella le legittime rivendicazioni degli ebrei arabi circa le ingenti proprietà private e comunitarie che furono costretti ad abbandonare a causa delle discriminazioni e delle sofferenze patite nei paesi arabi dove vivevano talvolta da innumerevoli generazioni. Un disegno di legge proposto nel 2010 dal parlamentare israeliano Nissim Zeev imporrebbe al governo di sollevare in ambito diplomatico la questione delle proprietà perdute dagli ebrei nei paesi arabi. Ma occorre anche portare all’attenzione internazionale lo status di profughi di questi ebrei. Il prossimo governo israeliano dovrebbe avviare un dibattito internazionale volto a dare soluzione al problema di tutti i profughi del conflitto arabo-israeliano: non solo dei profughi ebrei, naturalmente, ma anche di quelli arabi che continuano a vivere in condizioni deplorevoli in tutti i paesi arabi in cui si trovano (Autorità Palestinese compresa) nonostante i massicci sforzi fatti da decenni a livello internazionale per aiutarli finanziariamente. Il punto di partenza di questo dibattito deve essere la cornice delineata nel 2000 dall’allora presidente americano Bill Clinton, che mirava al risarcimento economico dei profughi sia ebrei che arabi.
Quello che tutte le parti dovrebbero fare è perseguire una soluzione giusta che sia basata non sulla propaganda, ma sulla realtà dei fatti (senza l’illusione di far tornare indietro la storia). Altrimenti non riusciremo mai ad arrivare a una pace duratura.
(Da: Zvi Gabay su Israel HaYom, israele.net, 9.1.13)

PUR DI RIBADIRE IL “DIRITTO AL RITORNO”, ABU MAZEN È PRONTO A SACRIFICARE I PALESTINESI DI SIRIA

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha respinto l’offerta di Israele di autorizzare l’ingresso in Cisgiordania di profughi palestinesi in fuga dalla guerra civile siriana a patto che questi rinunciassero al cosiddetto “diritto al ritorno” all’interno di Israele. Lo ha detto lo stesso Abu Mazen, mercoledì sera, alla stampa egiziana.
Dopo il suo incontro al Cairo col presidente egiziano Mohammed Morsi, Abu Mazen ha raccontato di aver fatto appello all’Onu perché intercedesse a favore dei profughi palestinesi che vivono in Siria e chiedesse a Israele di farli entrare in Cisgiordania e striscia di Gaza. Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon avrebbe riferito ad Abu Mazen che Israele accoglieva la richiesta a condizione che i profughi firmassero un documento con cui rinunciavano al “diritto al ritorno” sul territorio israeliano (una rivendicazione palestinese che gli israeliani considerano in pratica un “diritto di invasione” del loro stato). Abu Mazen ha detto d’aver rifiutato l’offerta.
Il mese scorso i palestinesi che vivono nel campo di Yarmouk, a sud di Damasco, hanno subito un sanguinoso bombardamento da parte delle forze governative siriane, dopo che forze anti-regime si erano impadronite del campo. Martedì scorso almeno cinque palestinesi sono stati uccisi a Yarmouk. La Giordania, il vicino meridionale della Siria, ha iniziato a rimandare i profughi palestinesi verso il confine, stando a quanto ha riportato la tv Al-Jazeera all’inizio della settimana. In precedenza erano stati autorizzati ad entrare nel regno giordano, ma erano stati tenuti in un campo separato chiamato Cyber City, non lontano dal confine con la Siria.
Secondo Yedioth Ahronoth, già la scorsa settimana il capo di Hamas nella striscia di Gaza, Ismail Haniyeh, aveva detto all’UNRWA di non voler accogliere a Gaza i palestinesi in fuga dalla Siria perché Israele avrebbe potuto usare questo precedente contro il “diritto al ritorno” reclamato dai palestinesi all’interno di Israele.
(Da: Elhanan Miller su Times of Israel, israele.net, 10.1.13)

Si veda anche:

Profughi ebrei: il clamoroso autogol di Hanan Ashrawi. In difficoltà di fronte alla realtà storica, l’esponente dell’Olp annaspa con argomenti privi di logica

http://www.israele.net/articolo,3544.htm

I profughi (tutti) e la pace. “Palestinesi” è la prima parola che viene in mente quando si parla di “profughi” in Medio Oriente

http://www.israele.net/articolo,3539.htm

Parliamo una buona volta di profughi: quelli ebrei. Un convegno a Gerusalemme per portare un minimo di equità nelle “narrazioni” contrapposte”

http://www.israele.net/articolo,3414.htm

Profughi di Serie A e profughi di Serie B. Su YouTube, un video esplicativo del vice ministro degli esteri israeliano Danny Ayalon

http://www.israele.net/sezione,,3339.htm

È tempo di rottamare l’Unrwa. Gonfia il problema dei profughi, dilapida gli aiuti internazionali, impedisce la soluzione a due stati

http://www.israele.net/articolo,3363.htm

Diritto al ritorno: ricetta per la conflittualità infinita. Abu Mazen: L’Olp si batterà per i profughi anche dopo il riconoscimento dello stato palestinese

http://www.israele.net/articolo,3217.htm

Non vi sarà alcun “ritorno” dentro Israele. È tempo che lo si dica chiaramente a tutti i palestinesi (e agli israeliani)

http://www.israele.net/articolo,3135.htm

Sono un profugo (ebreo): discendo da una famiglia cacciata dall’Algeria, ma il mondo non sa o non vuole saperne nulla

http://www.israele.net/articolo,2930.htm

Un negoziato onesto e coraggioso: nel 1997, Germania e Repubblica Ceca hanno firmato una dichiarazione di riconciliazione che affronta di petto la questione dei profughi tedeschi dai Sudeti

http://www.israele.net/sezione,,197.htm