L’atomica, tra Pyongyang e Tehran

Senza la bomba, oggi la Corea del Nord sarebbe una nullità.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3315Proprio perché ha la bomba atomica, la Corea del Nord ha potuto permettersi di fare il prepotente e intimidire tutta una parte dell’Asia. Nel marzo 2010 Pyongyang ha affondato un’unità navale sudcoreana uccidendo i 46 uomini a bordo. Nel novembre 2010 ha mostrato a uno scienziato americano in visita un modernissimo impianto per l’arricchimento dell’uranio fino a quel momento segreto, e ha ingaggiato uno scambio d’artiglieria con la Corea del Sud uccidendo due marines e ferendone altri venti. Indietreggiare di fronte alle aggressioni nordcoreane non fa che ringalluzzire i falchi a Pyongyang. Ma reagire potrebbe avere lo stesso effetto. E dal momento che la Corea del Nord ha la bomba, non la si può prendere alla leggera.
Nel corso grossomodo dell’ultimo anno la Corea del Nord è rimasta relativamente tranquilla. Ora però la morte di Kim Jong-il ha riacceso vecchi dilemmi e timori nel trattare con una dittatura che rafforza la propria influenza con la capacità nucleare. Come riuscirà la Corea del Nord a garantire il trasferimento del potere a King Yong-un, il più giovane e praticamente sconosciuto figlio di Kim? Impera l’incertezza circa le intenzioni nucleari del paese e le prospettive, posto che ve ne siano, di nuovi rapporti fra la Corea del Nord e il mondo che sta al di là delle sue frontiere. La trepidazione è aumentata quando l’agenzia di stampa della Corea del Sud ha riferito che, prima dell’annuncio della morte di Kim, ma due giorni dopo il fatto, la Corea del Nord aveva testato un imprecisato numero di missili a corto raggio.
È del tutto evidente che la sola ragione per cui la Corea del Nord esercita così grande influenza, e suscita tanti timori, è perché ha la bomba. Il paese è stato letteralmente sacrificato sull’altare dello sviluppo delle sue capacità militari e nucleari. Nel frattempo moltissimi nordcoreani sono stati ridotti praticamente alla fame; il paese non ha un’industria degna di questo nome e non è in grado di offrire rapporti economici o progressi tecnologici significativi. Nondimeno la sua politica del rischio calcolato sul filo del rasoio, sostenuta dalla sua capacità nucleare, lo ha messo al centro della scena. Se non fosse per la bomba, ben pochi al mondo sarebbero venuti a sapere della morte del infermo Kim, causata a quanto pare da un attacco cardiaco. Siccome è riuscita a dotarsi di capacità nucleare, la Corea del Nord è diventata una delle maggiori preoccupazioni del mondo. Senza la bomba sarebbe una nullità (e forse si sarebbero già potuti affrancare i nordcoreani da quel regime).
Si consideri ora l’Iran. Anche se la sua economia subisce gli effetti di un boicottaggio internazionale teso ad impedirgli di sviluppare la bomba, molti paesi, Europa compresa, sono stati tentati di fare affari con Tehran, allettati non solo dal petrolio iraniano ma anche dalla sua vibrante industria. La sua popolazione è relativamente istruita e operosa. Anche senza la bomba, l’Iran ha esercitato un’influenza decisiva nella regione, dall’Iraq al Libano alla striscia di Gaza. Si immagini un Iran con la bomba.
Particolarmente sinistra, in questo contesto, è la negazione della Shoà da parte di Ahmadinejad. “Considero la negazione della Shoà come una conferma della Shoà”, disse una volta del leader iraniano il giornalista Christopher Hitchens, scomparso giovedì scorso. E spiegò: “Coloro che dicono che non è mai avvenuta sono coloro che vorrebbe che accadesse ancora”.
E la politica del rischio calcolato del filo del rasoio? Kim aveva ragione quando diceva, il mese scorso, che “in questo momento predomina una situazione pericolosa, in Medio Oriente, dove potrebbe scoppiare una nuova guerra”. Ma non a causa, come sosteneva lui, del fatto che Stati Uniti e Israele sarebbero affetti da “delirio bellicoso”, bensì perché l’Iran potrebbe sfruttare una capacità nucleare per spadroneggiare nella regione, come ha fatto la Corea del Nord nella penisola coreana.
In occasione della morte di Kim con tutte le incertezze e i timori che ha suscitato anche in paesi vicini come la Cina, finora così riluttante a imporre sanzioni all’Iran, la comunità internazionale dovrebbe meditare sui potenziali pericoli di un mondo in cui la Repubblica Islamica fosse dotata di capacità nucleare, e fare tutto il possibile per impedire che ciò accada.

(Da: Jerusalem Post, 19.12.11)

Si veda anche:

L’esempio nordcoreano
Corea del Nord e Iran sono stretti alleati e da decenni collaborano in fatto di tecnologia nucleare

http://www.israele.net/articolo,2994.htm

Una foto che vale mille parole
Come Begin su Osirak nel 1981, sul reattore siriano Olmert ha preso la decisione giusta

http://www.israele.net/articolo,2093.htm