L’Autorità Palestinese ribadisce il no a negoziati diretti senza le sue pre-condizioni

A nulla sono serviti gli appelli lanciati da Obama a Gerusalemme e Ramallah.

image_3696Nonostante l’appello del presidente Usa Barack Obama a rilanciare i negoziati senza porre pre-condizioni, l’Autorità Palestinese ha respinto domenica l’idea che un parziale congelamento da parte israeliana delle attività edilizie ebraiche in Cisgiordania possa permettere il riavvio dei colloqui di pace.
Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che sabato ha incontrato il segretario di stato americano John Kerry , ha ribadito che non intende tornare al tavolo negoziale senza un blocco totale delle attività israeliane negli insediamenti e a Gerusalemme est. Sino alla fine del 2008 Abu Mazen aveva trattato coi predecessori dell’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu senza porre questa pre-condizione.
Netanyahu, dal canto suo, ha ribadito a Kerry la disponibilità di Israele a tornare immediatamente al tavolo negoziale senza pre-condizioni, la stessa posizione assunta dal presidente Obama durante la recente visita nella regione, quando ha affermato che è proprio con i negoziati che si dovrebbero risolvere tutte le questioni, anche quella degli insediamenti. Nella conferenza stampa di giovedì scorso a Ramallah, pur definendo “controproducenti per la pace” le attività negli insediamenti israeliani di Cisgiordania, Obama aveva affermato che, avanzando richieste su come iniziare i negoziati, non si arriva mai ad affrontare le grandi questioni centrali.
Domenica il capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erekat, pur affermando che i palestinesi non vogliono attriti con l’amministrazione Obama, ha fatto capire che non accetteranno di negoziare senza un blocco totale degli insediamenti.
La maggior parte delle attività edilizie ebraiche hanno luogo nei cosiddetti “blocchi di insediamenti” prossimi all’ex linea armistiziale o all’interno dell’area municipale di Gerusalemme, cioè in aree che Israele punta ad annettere, nel quadro di un accordo di pace definitivo, in cambio di porzioni equivalenti di territorio israeliano.
Alla domanda di radio Voice of Palestine se Abu Mazen accetterebbe un congelamento parziale, cioè solo al di là della barriera difensiva che separa Israele dall’Autorità Palestinese, Erekat ha risposto: “Assolutamente no. È un’idea respinta”.
Nel 2010 Israele accettò di decretare un congelamento di dieci mesi di tutte le attività edilizie ebraiche in Cisgiordania, ma il provvedimento non bastò per convincere Abu Mazen a tornare al negoziato diretto se non per un unico incontro appena prima che scadessero i dieci mesi.
Parlando con l’inviato giapponese presso l’Autorità Palestinese in un incontro domenica a Gerico, Erekat ha confermato che i palestinesi, dopo la visita del presidente Obama, non hanno modificato la loro posizione sulla ripresa del processo di pace, ribadendo anche la richiesta della scarcerazione di tutti i detenuti palestinesi come pre-condizione per la ripresa delle trattative dirette.
Erekat ha detto che i palestinesi aspetteranno due o tre mesi per vedere se l’amministrazione Obama riesce a trovare una via d’uscita dalla situazione di stallo. Se lo stallo dovesse persistere, ha spiegato, i palestinesi continueranno a perseguire il riconoscimento internazionale (senza negoziato né accordo con Israele). “Ci sono 63 agenzie internazionali a cui possiamo chiedere l’adesione”, ha detto Erekat.
Perorando il negoziato diretto fra le parti, Obama nel suo discorso a Gerusalemme aveva detto: “Gli Stati Uniti si opporranno a passi unilaterali che tentano di aggirare i negoziati passando per l’Onu”.

(Da: Ha’aretz, Jerusalem Post, israele.net, 24.3.13)

Nella foto in alto: il capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erekat

Si veda anche:

Il discorso che Abu Mazen NON ha fatto all’Onu

http://www.israele.net/sezione,,3606.htm