Le mal riposte ossessioni degli europei virtuosi

Di fronte al disastro delle società arabe e alla tragedia dei profughi in fuga, governi e ong europee dovrebbero avere qualcosa di più importante da fare che dedicarsi al boicottaggio di Israele

Di Reuven Berko

Reuven Berko, autore di questo articolo

Reuven Berko, autore di questo articolo

Le immagini di un soldato israeliano armato di tutto punto che viene malmenato da donne e bambine palestinesi presso il villaggio di Nabi Saleh senza fare praticamente nulla per fermarle, hanno lasciato di sasso molti blogger arabi. I commenti che ne sono seguiti sui social network hanno più volte accennato al fatto che, se un incidente del genere fosse avvenuto in un qualunque paese arabo, il soldato avrebbe ucciso i suoi assalitori senza la minima esitazione.

La verità, come si è capito, è che queste “sceneggiate” vengono organizzate da manifestanti palestinesi che si sono specializzati nell’arte di scalciare e urlare, quasi sempre accompagnati da attivisti estremisti israeliani e stranieri, a beneficio di cineoperatori e fotoreporter compiacenti, finanziati da gruppi europei anti-israeliani. E i soldati israeliani si ritrovano troppo spesso trascinati in queste situazioni grottesche contro la loro volontà.

Le sempre più impudenti manifestazioni palestinesi che si ripetono di routine sono chiaramente alimentate dal bassissimo rischio che comportano. I palestinesi sono ben consapevoli del fatto che i soldati delle Forze di Difesa israeliane hanno l’ordine di esercitare la massima moderazione possibile. Un professionista dei mass-media frequentatore abituale dei “tradizionali” luoghi della protesta palestinese ci dice con un sorriso che i manifestanti vedono queste manifestazioni come occasioni di incontro sociale.

Sceneggiate a beneficio di fotoreporter compiacenti

Sceneggiate a beneficio di fotoreporter compiacenti

Se qualcosa hanno messo in evidenza le immagini grottesche della ragazzina palestinese che mordeva la mano del soldato e delle altre donne che lo tempestavano di colpi sulla testa è – per contrasto – l’immane sciagura che si è abbattuta su arabi e musulmani in tante altre parti del Medio Oriente dove le persone, in particolare le donne e le bambine, vengono braccate, violentate e massacrate dai loro stessi fratelli arabi.

Vi sono governi europei senza vergogna che non perdono occasione di manifestare ostilità verso Israele, e che ora sono inondati da profughi arabi e musulmani in fuga dalle aree del Medio Oriente e dell’Africa dove si combattono da anni spietatissime guerre civili. Molti di questi profughi perdono drammaticamente la vita in mare; molti altri verranno accolti nelle enclave islamiche in Europa, dove spesso allignano livori islamisti contro gli stessi paesi d’accoglienza.

“Davanti ai loro occhi si dispiega in tutta la sua tragicità lo sfacelo causato dai regimi e dalle fazioni terroriste arabe, e il conseguente disperato afflusso di profughi”

E’ difficile credere che, nonostante questa triste realtà, tanti “virtuosi” analisti e gruppi europei continuino a impiegare una quantità assurda di energie nello sforzo di isolare, delegittimare e condannare Israele, come si è visto fra l’altro con il recente ennesimo tentativo di inviare una flottiglia a violare il blocco marittimo antiterrorismo imposto sulla striscia di Gaza. Queste sceneggiate dal sapore hollywoodiano, questa maniacale ossessione di troppi europei per il boicottaggio anti-israeliano mentre davanti ai loro occhi si dispiega in tutta la sua tragicità lo sfacelo causato dai regimi e dalle fazioni terroriste arabe, e il conseguente disperato afflusso di profughi, ricorda un po’ quel cartone animato dove Wile Coyote si accanisce contro il road runner Beep Beep e si accorge solo pochi secondi prima di schiantarsi che sta già camminando al di là del ciglio di un dirupo.

Molti in Occidente hanno finalmente capito che la questione palestinese non è alla radice di ciò che affligge il Medio Oriente, e che una soluzione a spese di Israele farebbe ben poco per alleviare la situazione.

E i palestinesi stanno iniziando lentamente a capire che il loro “problema” non è altro che un aneddoto anacronistico e relativamente limitato nella storia del Medio Oriente, e che se vogliono districarsi dall’”inverno arabo” non hanno altra scelta che dedicarsi sul serio a promuovere l’integrazione e la riabilitazione dei figli e dei nipoti dei profughi palestinesi. Ma per ora si limitano a incolparsi a vicenda d’aver “ucciso la questione palestinese”.

(Da: Israel HaYom, 3.9.15)