Le vere radici del terrorismo

Come mostrano le foto giunte da Gaza, il terrorismo è una “inclinazione” insegnata e acquista.

Da un articolo di Yigal Walt

image_3459Ormai da molti anni il mondo deve fare i conti con il problema del terrorismo globale, investendo enormi risorse nel tentativo di sradicarlo. Diversi commentatori e accademici hanno costruito prospere carriere sulla base di approfondite analisi e pseudo-sofisticate spiegazioni economiche e politiche delle origini del fenomeno. In effetti la verità è molto più semplice, ma il mondo insiste con la sua cecità e preferisce restare preda di teorie infondate.
Una scuola di pensiero è quella che sposa la spiegazione economica: il terrorismo sarebbe l’arma dei poveri. Date loro una casa e un’auto e tutto si sistemerà. Si poteva supporre che gli attentati dell’11 settembre, realizzati per lo più da musulmani appartenenti a famiglie abbienti (per non dire del ricchissimo Osama bin Laden), così come gli attentati compiuti in vari paesi europei da musulmani cresciuti e integrati in Europa (e non, tanto per dire, da qualche povero afgano disperato), avrebbero fatto giustizia di questa teoria. Ma non è così. In effetti, se tanti leader del mondo fossero davvero interessati a cogliere la dimensione economica del terrorismo, non dovrebbero fare altro che guardare attentamente a quel conflitto arabo-israeliano nel quale pure amano tanto immischiarsi. Scoprirebbero – come ha osservato Dan Schueftan nel suo libro “Disengagement: Israel and the Palestinian Entity” – che le varie “intifade” e rivolte arabe contro Israele tendono a scoppiare proprio nei periodi di prosperità economica, quando i frutti di una pacifica cooperazione con lo stato ebraico sembrano maturi. Ma questa prosperità, e il pesante prezzo economico che i palestinesi finiscono col pagare ogni volta che scatenano una tornata di combattimenti, non ha mai impedito lo scoppio delle sanguinose violenze arabe (tanto che vi è chi ipotizza che anzi possa esserne in qualche modo la causa, nel senso che i vantaggi della pacifica convivenza sono fumo negli occhi per chi vuole il conflitto ad oltranza).
Un’altra scuola di pensiero punta il dito sull’aspetto politico: la brutale repressione e la sete di libertà spingerebbero i vari terroristi a compiere “gesti disperati” come quello di farsi esplodere in autobus e bar affollati di adolescenti o di tagliare la gola a giornalisti stranieri legati e imbavagliati. Ma se così fosse, allora gli ebrei, che hanno subìto una persecuzione micidiale che non ha eguali nella storia dell’umanità, dovrebbero essere diventati una nazione interamente composta da tagliagole e terroristi suicidi assetati di sangue; e i tibetani, che da mezzo secolo vivono sotto l’oppressione cinese, dovrebbero essere il principale focolaio del terrorismo mondiale. Come mai non è così? Com’è possibile che, anziché disseminare attentatori stragisti suicidi, il Tibet ha generato un Dalai Lama così amorevole e amante della pace?
La semplice e triste verità è che quella verso il terrorismo è una “inclinazione acquista” e che la predilezione per il terrorismo è un “valore” che deve essere trasmesso e alimentato. Così come tante famiglie e tante società, in tutto il mondo, impartiscono ai loro figli e alla loro popolazione un’educazione in linea con il valore, ad esempio, della tolleranza, altri popoli e altre società preferiscono incoraggiare i loro figli e le loro figlie ad abbracciare il fanatismo, il terrorismo e il culto della morte. Poi, dopo lunghi anni di siffatta “educazione” negli asili, nelle scuole, nei centri sportivi, in televisione, nei luoghi di culto, non c’è da stupirsi che molti membri di quelle società – come tanti “balilla” ben indottrinati – imbocchino la via del terrorismo stragista, facendone la loro prevalente scelta di vita.
La connessione fra educazione e terrorismo si è rivelata nel modo più evidente e scioccante nelle foto diffuse martedì della recita di fine anno in un asilo della striscia di Gaza, in cui bambini con uniforme militare e armi giocattolo hanno cantato canzoni e slogan inneggianti alla distruzione di Israele e alla morte per “martirio” (“E’ nostro dovere insegnare ai bambini chi è il nemico e ad amare la resistenza per la causa della Palestina e della guerra santa in nome di Allah”, ha spiegato il direttore dell’asilo. “Quando sarò grande entrerò nelle Brigate al-Quds della Jihad Islamica, sparerò missili e mi farò saltare in aria su un autobus per uccidere i sionisti”, ha recitato un bambino davanti al pubblico di parenti e insegnanti. Il tutto pubblicato sul sito web delle Brigate al-Quds della Jihad Islamica palestinese).
La faccenda è tutta qui. E si può solo immaginare come sarebbero le cose se i leader del mondo avessero dedicato tutti i loro sforzi e le risorse disponibili a combattere le vere radici del terrorismo. Se, ad esempio, anziché trastullarsi con il “dialogo” con Hamas e consegnare “aiuti” in denaro che poi vanno a finire nella mani dei terroristi, il mondo avesse imposto sanzioni severe a ogni organizzazione o individuo che fosse coinvolto col terrorismo, con l’istigazione al terrorismo, con l’educazione al terrorismo. Come sarebbero le cose se istigatori, educatori e luoghi di predicazione al terrorismo fossero stati sistematicamente nel mirino delle forze Nato (beninteso, quando non ci sono dentro dei civili)? Forse una guerra senza compromessi contro le fonti del terrorismo, al posto dei tentativi inutili e inefficaci di “dialogare” coi terroristi, avrebbe completamente cambiato la bieca realtà con cui oggi dobbiamo fare i conti.
Purtroppo, finché persistono le miopi politiche seguite finora, non avremo la risposta. E così, anno dopo anno, decennio dopo decennio, degli innocenti continuano ad essere trucidati dal terrorismo in tutto il mondo.

(Da: YnetNews, 13.6.12)

Per il servizio con le foto dell’asilo palestinese, si veda (in inglese):
Gaza kindergartners want to ‘blow up Zionists’

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4241588,00.html

Si veda inoltre:

Celebrare i terroristi coi fondi dell’Unione Europea. In un programma per giovani sulla tv dell’Autorità Palestinese di Abu Mazen.

http://www.israele.net/articolo,3458.htm

Il grado zero dell’etica e della civiltà. Oltre a innocenti assassinati, ricatti vili e indecenti, cultura dell’odio e della morte sparsa nella società araba e palestinese, anche l’imbarbarimento generale del conflitto è da addebitare al terrorismo nemico di Israele

http://www.israele.net/sezione,,3260.htm