Le vicissitudini dei veri musulmani moderati

Il pericolo di ignorare i moderati permettendo agli estremisti di guadagnare terreno

Da un articolo di Jonathan Tobin

image_1797Questa settimana, i prosecutori federali hanno compilato in un tribunale di Dallas i documenti relativi all’imminente processo delle persone accusate di gestire un’organizzazione di raccolta di fondi per il gruppo terrorista Hamas.
Tra quelli indicati come co-cospiratori non incriminati nel caso della Holy Land Foundation controllata da Hamas c’è il CAIR (Council on American-Islamic Relations).
Per coloro che hanno studiato attentamente le origini dei gruppi come il CAIR, questo sviluppo non può costituire una sorpresa.
Come sostengono da tempo esperti del problema come Steven Emerson, il CAIR è stato fondato soprattutto come fronte politico per il finanziamento di Hamas negli USA. Tra i suoi membri figurano molti apologeti del terrorismo islamico.
Ma l’immagine pubblica di questo gruppo, che ha ricevuto l’anno scorso coperture simpatizzanti da giornali come il New York Times, è quella di una comune organizzazione per i diritti civili. Importanti politici americani come Ed Rendell e Joe Sestak sono perfino comparsi nell’articolo principale, avendo partecipato a una raccolta di fondi per il gruppo a Filadelfia la primavera scorsa.
I rappresentanti del CAIR sono trattati dai media come “moderati” e legittimi portavoce dei musulmani e degli arabi americani. Ma fortunatamente il loro non è l’unico punto di vista dei musulmani che vivono in Nord America e perfino in Europa, dove l’estremismo islamista sta aumentando.
I musulmani che credono che la loro comunità possa e debba integrarsi nelle società occidentali liberali – che si oppongono all’uso del terrorismo in nome della loro fede e che appoggiano i valori democratici e i diritti delle donne – esistono davvero.
Ma dove sono queste voci, così necessarie in un’epoca in cui gli islamisti che sono in guerra con l’Occidente si danno da fare per infiltrarsi e controllare le comunità musulmane e le moschee? La risposta è che, dato il livello di intimidazione imposto dagli imam e dai loro compagni politici, pochi vogliono farsi avanti per sfidare gli estremisti.
Il problema viene alla ribalta in un nuovo documentario commissionato dalla Corporation for Public Broadcasting intitolato “Islam vs. Islamists” e in programma nella serie “Crossroads” condotta da Robert MacNeil per il Public Broadcasting Service nazionale.
Il film narra le vicissitudini di veri musulmani moderati che appoggiano la libertà dell’Occidente e si oppongono al terrorismo. Parla anche degli sforzi fatti dagli estremisti per sopprimere i loro critici musulmani.
Ma gli americani che cercano questo film sulla stazione locale PBS probabilmente cercheranno invano, perché PBS l’ha bocciato sostenendo che era “allarmista” e “di parte”. L’unico modo per vedere questo film al momento è in qualche proiezione locale indipendente sponsorizzata dai produttori.
Avendo visto il film, trovo difficile capire le obiezioni fatte.
In un’ora di programmazione, “Islam vs. Islamists” racconta molto bene la storia di alcuni coraggiosi musulmani che hanno sfidato gli estremisti che sembrano dominare le istituzioni musulmane in Occidente.
Uno è Zuhdi Jasser, un medico di Phoenix che ha contribuito a organizzare un gruppo chiamato Muslims Against Terror (Musulmani contro il terrorismo) in seguito agli attentati dell’11 settembre, e poi ha aiutato a fondare l’American Islamic Forum for Democracy. Jasser si è stancato di sentirsi chiedere perché i musulmani non alzano la voce per denunciare quelli che uccidono in nome della fede, ed ha agito.
Come ricompensa, un giornale locale musulmano che divideva l’ufficio con il CAIR l’ha denunciato, raffigurandolo come un cane che fa a pezzi il corpo dell’Islam.
Gli imam hanno denunciato questo medico il cui solo peccato era quello di sostenere che l’Islam è davvero una “religione di pace”. Un religioso radicale, Ahmed Shqueriat, che opera da una moschea in Arizona, ha dichiarato che era Jasser l’ “estremista”.
Nel film compare anche lo sceicco Hisham Kabbani, un leader della setta pacifista islamica Sufi con basi a Washington, D.C., e nel Michigan. Egli racconta come le sovvenzioni dell’Arabia Saudita hanno aiutato a diffondere l’interpretazione fondamentalista dell’islam propria di quel paese, chiamata Wahabismo. I sauditi, attraverso le loro ambasciate, hanno aiutato a finanziare le moschee in tutto il paese e in cambio hanno potuto installare imam Wahabi militanti e centri di istruzione e religione in tutto il mondo.
Mentre Kabbani e Jasser combattono per l’anima dell’islam in America, altri due argomenti del film poggiano su un terreno pericoloso.
Il giornalista francese musulmano Mohammed Sifaoui e il legislatore danese Naser Khader hanno ricevuto minacce di morte e sono sotto la protezione della polizia per la loro opposizione agli islamisti violenti che parlano a nome di tutti i musulmani. Le loro storie rendono chiaro il rischio cui va incontro chiunque dissenta dalla linea islamista.
Come dimostra una recente indagine, non è assolutamente scontato che gli estremisti parlino per tutti i musulmani. La grande maggioranza dei musulmani americani è ben assimilata nella società e apprezza i benefici del vivere nella libertà.
Meno incoraggianti sono i risultati che mostrano che circa un quarto dei musulmani che hanno risposto sono pronti, in determinate circostanze, a sostenere il terrorismo in nome dell’islam.
Peggio ancora, il 60% ha negato o rifiutato di rispondere alla domanda se gli arabi o i musulmani avessero avuto a che fare con l’11 settembre 2001.
Questo dimostra che c’è ancora la possibilità che i veri moderati come Jasser trovino sostenitori tra la maggioranza di musulmani americani. Ma con gli imam Wahabi finanziati dall’Arabia Saudita piazzati nelle moschee e i gruppi come il CAIR che pretendono di parlare a nome di tutti i musulmani, la tendenza all’estremismo aumenta tutti giorni.
La posta in gioco è enorme, come dimostra il processo alla Holy Land Foundation.
Ma finché enti come PBS danno retta agli estremisti e lasciano affogare le voci dei moderati, la spinta terrificante verso l’estremismo tra i musulmani dell’Occidente non può che continuare.

(Da: Jerusalem Post, 18.08.07)

Nella foto in alto: Jonathan Tobin, autore di questo articolo

Vedi anche:
”Altre voci” arabo-islamiche

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