L’ennesima madornale cantonata

Andrà ad aggiungersi alla lunga serie di errori storici della dirigenza palestinese dal 29 novembre 1947.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3601Giovedì 29 novembre l’Olp cercherà di cancellare un colossale errore storico. A sessantacinque anni dal giorno in cui stoltamente sprecarono la loro migliore occasione per l’autodeterminazione nazionale e rifiutarono il piano Onu per la spartizione della Palestina Mandataria lanciando invece una guerra nel tentativo di soffocare sul nascere lo Stato ebraico, i palestinesi – sotto la guida della dirigenza dell’Olp – sperano ora di far tornare indietro il tempo.
Giovedì l’Assemblea Generale dell’Onu sarà chiamata a votare su una misura volta ad elevare lo status dell’Autorità Palestinese controllata dall’Olp alla condizione di “Stato osservatore non-membro”. Il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Riad Malki ha dichiarato che il voto – che l’Olp vincerà sicuramente grazie all’ampia maggioranza automatica di Stati ostili a Israele – sarà “un punto di svolta storico nella marcia del nostro popolo verso l’indipendenza”. Ma lo sarà davvero?
Il ministro Malki, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il resto della dirigenza dell’Olp dovrebbero sapere bene che non è possibile far tornare indietro il tempo. Dopo il fallimento del tentativo di spazzare via Israele nel 1948, e di nuovo nel 1967, e dopo decenni di terrorismo e spargimenti di sangue senza senso, i palestinesi dovrebbero ammettere il fiasco dei loro capi del passato, riconoscere che lo Stato d’Israele è qui per restarci e accettare l’idea della riconciliazione e del negoziato con lo Stato ebraico. E invece la dirigenza palestinese sta facendo ancora una volta un grave errore che rischia di ritardare ulteriormente la realizzazione delle aspirazioni nazionali palestinesi.
Innanzitutto, il tentativo di farsi riconoscere all’Onu uno status di quasi-statualità sembra motivato più dai ristretti interessi politici dell’Olp rispetto a Hamas che non da un genuino desiderio di migliorare le condizioni del popolo palestinese. Al momento l’Olp sta perdendo terreno rispetto a Hamas nella gara per i favori della popolazione palestinese. L’Olp spera che la mossa all’Onu riporti l’attenzione locale e internazionale sulla sua dirigenza in Cisgiordania. Anche prima degli scontri a Gaza l’Olp e Abu Mazen pativano una forte crisi di leadership. E durante il recente conflitto, Hamas si è crogiolata sulla ribalta mentre il Qatar, la Turchia e l’Egitto mandavano altissimi rappresentanti ad aiutare nella ricerca di un cessate il fuoco. Intanto Abu Mazen e i suoi, a Ramallah, erano praticamente scomparsi dai mass-media nonostante la visita del segretario di stato Usa Hillary Clinton.
In secondo luogo privilegiando, rispetto al dialogo concreto e al compromesso, le dichiarazioni unilaterali vuote di qualsiasi significato che non sia puramente simbolico, la manovra all’Onu non fa che ritardare ulteriormente il giorno in cui entrambe le parti, israeliani e palestinesi, si siederanno al tavolo del negoziato per appianare i motivi di contrasto. Abu Mazen convenientemente finge di ignorare il fatto d’aver lasciato cadere nel 2008 la generosa offerta dell’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert con la quale, stando a quanto riferito dallo stesso Olmert (e da Condoleeza Rice) Israele era pronto a trasferire all’Olp almeno il 93,6% della Cisgiordania (oltre alla striscia di Gaza) più uno scambio di terre all’interno della linea verde (ex-linea armistiziale) onde assicurare che l’Olp ricevesse una quantità di territorio pari al 100% di quella che ufficialmente rivendica.
Terzo, la manovra all’Onu crea la falsa impressione che il popolo palestinese – come il popolo ebraico che viveva nella Palestina Mandataria del 1947 – sia pronto per gestire una statualità indipendente e che l’unico impedimento al conseguimento di tale statualità sia la mancanza di una dichiarazione formale dell’Onu. In realtà, la dirigenza politica palestinese è irrimediabilmente spaccata fra il regime terrorista di Hamas che controlla la striscia di Gaza, e l’Olp che controlla la Cisgiordania. È una triste ironia il fatto che i palestinesi possano benissimo ottenere dall’Onu un riconoscimento come “stato palestinese unico e sovrano” proprio nel momento in cui i conflitti interni fra Hamas e Olp rendono la realizzazione di quello stato più impossibile che mai. Purtroppo, a causa della continua estremizzazione dei palestinesi, lo scenario più probabile per l’unità palestinese è che Hamas finisca per prendere il controllo anche sulla Cisgiordania.
Infine, la manovra all’Onu di riconoscere lo Stato di Palestina nel territorio finito sotto controllo israeliano dopo la guerra dei sei giorni del 1967 rientra nella spudorata campagna volta a ottenere da parte delle Nazioni Unite la delegittimazione ufficiale del controllo di Israele non solo su luoghi come Ma’aleh Adumim – una città di 40.000 abitanti a 7 km di Gerusalemme, che in tutte le ipotesi di accordo dovrebbe rimanere israeliana – ma anche di luoghi che echeggiano di significati religiosi, storici e culturali per il popolo ebraico come il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme e il Muro Occidentale (“del pianto”).
La manovra dell’Olp all’Onu è sbagliata e irragionevole, e non farà che andare ad aggiungersi alla lunga serie degli errori storici della dirigenza palestinese che risalgono perlomeno al 29 novembre 1947, quando i palestinesi non colsero la loro concreta chance di ottenere nazionalità e auto-determinazione. Come oggi.
(Da: Jerusalem Post, 28.11.12)

UNA VIOLAZIONE DEGLI ACCORDI CHE NON MERITA RISPOSTE ECLATANTI

Israele intende adottare un “profilo basso” circa il tentativo dei palestinesi di elevare lo status della loro rappresentanza all’Onu (senza negoziato né accordo con Israele) perché non vuole che eventuali misure israeliane distolgano l’attenzione dalla violazione degli accordi internazionali commessa dall’Autorità Palestinese. Lo ha spiegato mercoledì un alto rappresentante del governo di Gerusalemme, che ha aggiunto: “Reagiremo a tempo debito. Faremo tutto ciò che è possibile in conformità alla legge israeliana e gli accordi internazionali”.
Israele considera la manovra palestinese all’Onu una chiara violazione del principio di base del processo di pace, secondo cui tutte le questioni in sospeso devono essere risolte mediante un accordo negoziato fra le parti. La fonte israeliana ha lasciato intendere che, come conseguenza della mossa unilaterale palestinese, Israele potrebbe decidere di attenersi puntigliosamente alla lettera degli accordi firmati, compreso il Protocollo siglato a Parigi nel 1994 sulle relazioni economiche fra Israele e Autorità Palestinese. In base a quel Protocollo, Israele ha il diritto di trattenere i fondi riscossi come tasse per conto dell’Autorità Palestinese, a titolo di pagamento di beni e servizi forniti all’Autorità Palestinese. L’Autorità Palestinese deve più di 800 milioni di shekel (più di 160 milioni di euro) alla Società Elettrica Israeliana, un debito che Gerusalemme potrebbe ora detrarre dai prossimi trasferimenti mensili di fondi fiscali.
Secondo il rappresentante israeliano, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) sta procedendo con questa mossa alle Nazioni Unite al solo scopo di coprire i suoi fallimenti sul fronte interno e la sua incapacità di provvedere almeno in parte a un miglioramento delle condizioni di vita dei palestinesi. I recenti fatti di Gaza, continua la fonte, hanno dimostrato quanto Abu Mazen sia irrilevante, per cui cerca un modo per dimostrare che conta qualcosa: “La sua mossa all’Onu non riguarda il popolo palestinese né uno stato palestinese, ma soltanto la sua sopravvivenza personale”.
Ci saranno un po’ di “fuochi d’artificio” a Ramallah, conclude il rappresentante di Gerusalemme, ma non cambierà niente di concreto. E Israele non ha intenzione di diramare dichiarazioni drammatiche né adottare eclatanti misure di ritorsione.
(Da: Jerusalem Post, 28.11.12)

Nella foto in alto: Una sede dell’Olp: sul simbolo campeggia sempre la mappa (in verde) di una “Palestina” che presuppone la cancellazione di Israele

Si veda anche:

La scelta (sbagliata) di Abu Mazen. Per creare uno stato palestinese è necessario trattare con Israele un accordo di pace globale

http://www.israele.net/articolo,3600.htm

Condoleeza Rice: “Restai scioccata dal no di Abu Mazen all’offerta di Olmert. È dimostrato: i palestinesi rifiutano qualunque accordo di pace con Israele

http://www.israele.net/articolo,3270.htm

Ecco lo Stato rifiutato dai palestinesi: Haaretz ha pubblicato la mappa dell’offerta di Olmert lasciata cadere da Abu Mazen

http://www.israele.net/articolo,2698.htm

Olmert: “Offrii ai palestinesi il migliore accordo possibile. Invano”

http://www.israele.net/articolo,2617.htm

Linee del ’67: a un tiro di schioppo. Sul sito MyIsrael, una spettacolare fotografia che vale più di mille discorsi

http://www.israele.net/articolo,3239.htm