Limprovviso disgelo dellEuropa verso Israele

I governi europei si ritrovano oggi a fare i conti con lo stesso dilemma in cui da anni si dibatte Israele.

Da un articolo di Eldad Beck

image_1020Sta accadendo qualcosa di positivo, ultimamente, nei rapporti fra Europa e Israele. Diplomatici israeliani in servizio nelle capitali europee riferiscono di una crescente apertura verso Israele e le sue posizioni da parte di leader e opinion maker, inclusi alcuni politici con un passato di aperta ostilità vero Israele. Dopo avere per anni impartito lezioni a Israele, l’elite diplomatica europea sembra oggi disposta a prestare un orecchio più attento alle ragioni e alle spiegazioni di Israele, a criticare i palestinesi e persino ad esprimere autentico disgusto per le recenti uscite del presidente iraniano (solo un paio di anni fa, analoghe uscite da parte del primo ministro malese Mahathir Mohamad non avevano suscitato che qualche protesta di circostanza).
Ad un convegno sulla sicurezza tenuto di recente a Berlino, il Commissario Europeo per la Sicurezza e la Giustizia ha citato Israele come un dei paesi che più hanno sofferto a causa del terrorismo. Di più, ha detto che non può esservi alcuna giustificazione per attentati terroristici contro civili innocenti. Si potrebbe pensare che affermazioni del genere dovrebbero essere troppo ovvie per essere ricordate. Invece rappresentano una vera rivoluzione nel lessico europeo.
Sin dall’inizio della cosiddetta seconda intifada quasi tutti i leader europei, compresi quelli più vicini a Israele, si premuravano di marcare una netta distinzione tra il terrorismo islamista che colpisce in giro per il mondo, e gli attentati palestinesi contro la popolazione israeliana. Distinzione che nasceva dalla concezione secondo cui gli attentati palestinesi rappresenterebbero una risposta all’occupazione. In altri termini, la concezione secondo cui quegli attentati Israele se li tirava addosso e, finché durava l’occupazione, il terrorismo palestinese era in qualche misura “giustificato”.
Gli europei sostengono che il recente cambiamento nel loro approccio è dovuto a due grandi sviluppi che hanno avuto luogo in Israele: il ritiro dalla striscia di Gaza, con lo sgombero degli insediamenti, e il terremoto politico innescato dall’uscita di Ariel Sharon dal Likud e la nascita del nuovo partito Kadima. Alla luce di tutto questo, gli europei avrebbero perdonato a Sharon i “peccati” del passato. In effetti è difficile credere che, fino a pochissimi anni fa, importanti quotidiani europei pubblicavano vignette in cui Sharon era ritratto come un mostro sterminatore intento a divorare bambini palestinesi.
Ma il cambiamento nell’atteggiamento europeo deriva anche, e forse soprattutto, dal fatto che i governi europei si trovano oggi ad affrontare le stesse minacce terroristiche e le stesse violenze, dentro e fuori casa. Questo è il fattore che, per la prima volta, li fa sentire un po’ solidali con Israele. I governi europei, che un tempo non perdevano occasione per criticare Israele qualunque provvedimento anti-terrorismo intraprendesse, accusandolo di violare i diritti umani, si ritrovano oggi a fare i conti con lo stesso dilemma in cui da anni si dibatte Israele: come bilanciare la tutela dei diritti umani con la necessità di adottare appropriate misure di sicurezza atte a dissuadere gli estremisti islamismi e a proteggere la propria popolazione civile. Improvvisamente gli europei capiscono che hanno qualcosa da imparare da Israele, e le posizioni di Israele incontrano tutt’a un tratto orecchie meno sorde.
Quanto durerà questa sorta di luna di miele? Alcuni israeliani tendono a vedervi un cambiamento profondo dell’approccio europeo verso Israele; altri ritengono che l’atmosfera attuale sia soltanto una fase passeggera. Il test sulla vera natura del disgelo nei rapporti euro-israeliani si avrà quando dovessero riprendere la violenze palestinesi, e le inevitabili azioni difensive israeliane. È meglio che il corpo diplomatico israeliano non riposi sugli allori, ma si adoperi piuttosto per consolidare questi sentimenti di solidarietà prima che svaniscano.

(Da: YnetNews, 20.12.05)

Nella foto in alto: Il commissario UE alla giustizia Franco Frattini, a Bruxelles, lo scorso 21 dicembre

Vedi anche:
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http://www.israele.net/prec_website/analisi/27014ami.html