Linee del ’67, scambi di territorio, riconoscimento di Israele come stato ebraico

Nuovo sforzo israeliano per rilanciare il negoziato.

Di Herb Keinon

image_3202Israele ha dichiarato martedì d’essere disposto ad accettare le linee del 1967 come quadro negoziale nell’ambito di un pacchetto che preveda il riconoscimento da parte palestinese dello stato di Israele come stato ebraico.
Funzionari israeliani spiegano che tale quadro consisterebbe in un pacchetto d’accordo in base al quale Israele accetterebbe di avviare negoziati usando come punto di partenza dei colloqui le linee del 1967 con scambi di territorio reciprocamente concordati, mentre i palestinesi accetterebbero che l’obiettivo finale dei negoziati sia di arrivare a due stati, uno palestinese e uno ebraico.
Israele ha avanzato la formula in un momento che vede i rappresentanti delle due parti, degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e della Russia impegnati a lavorare su un documento che offra un quadro per il ritorno ai negoziati tale da rendere superfluo il piano palestinese di ottenere all’Onu a settembre il riconoscimento unilaterale (cioè senza accordo con Israele) di uno stato palestinese sulle linee del 1967 senza modifiche concordate.
Secondo la formula proposta, ha spiegato un funzionario israeliano, ognuna delle due parti porterebbe a casa qualcosa: i palestinesi otterrebbero le linee del 1967 come punto di partenza, cosa che reclamano da tempo, mentre Israele, sempre secondo il funzionario, otterrebbe il riconoscimento palestinese di Israele come stato ebraico.
Israele, secondo il funzionario, ha chiarito che accetterebbe un testo per il pacchetto-quadro che rispecchiasse i concetti contenuti nei due discorsi sul Medio Oriente tenuti da Barak Obama nel maggio scorso, nei quali per la prima volta il presidente Usa ha indicato le linee del 1967, con scambi di territori, come punto di partenza per un ritorno ai negoziati.
Gerusalemme, pur non approvando le linee del 1967 (cioè le linee armistiziali del periodo 1949-67 lungo le quali si scatenò l’escalation aggressiva araba del ’67), tuttavia accetterebbe un testo in cui si dicesse che Israele riconosce che questa è la posizione della comunità internazionale. La disponibilità a mostrare questo grado di flessibilità, spiega il funzionario, sarebbe condizionata al fatto che i palestinesi diano mostra, a loro volta, di flessibilità approvando un testo che acconsenta al riconoscimento di Israele come stato ebraico, un concetto che finora i palestinesi si sono rifiutati di accettare.
Un’ulteriore questione è se il discorso di Obama che dovrà servire da base per i colloqui sia quello tenuto il 19 maggio al Dipartimento di Stato, caratterizzato da un linguaggio più gradito ai palestinesi, oppure quello tenuto pochi giorni dopo, il 22 maggio, al congresso di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), che conteneva precisazioni supplementari richieste da Israele. Dal punto di vista americano, i due discorsi devono essere considerati come indissolubilmente legati fra loro. “Il presidente Obama – dice un portavoce del Dipartimento di Stato – nei suoi due storici discorsi ha delineato principi e obiettivi per questi negoziati. Noi stiamo lavorando con le parti e con il Quartetto per promuovere negoziati diretti su quelle basi, cioè su entrambi quei discorsi: non si può prenderne uno e non l’altro. Sono la stessa cosa e lo stesso messaggio. È importante il concetto che quei due discorsi vanno assieme”.
Gli europei, invece, sembra che spingano per un linguaggio più vicino al discorso del Dipartimento di Stato, dal momento che vogliono essere sicuri dell’approvazione palestinese prima di sostenere il documento. Tony Blair, l’inviato del Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu), si sta occupando del coordinamento nel tentativo di trovare un testo che funzioni. I punti più spinosi vengono considerati le dimensioni dei previsti scambi di territorio, la questione di Israele come stato nazionale del popolo ebraico e quanto energico debba essere il testo nel rifiutare un ruolo di Hamas nel governo di unità nazionale palestinese. A metà luglio, a Washington, il Quartetto non riuscì a trovare l’accordo su un’ipotesi di pacchetto-quadro a causa a quanto pare della Russia, restia ad includere nel testo il concetto di stato ebraico.
“Dopo la riunione del Quartetto del mese scorso – osserva David Makovsky, del Washington Institute for Near East Policy – c’era ancora parecchia distanza fra le parti in relazione a una possibile base comune per la ripresa dei negoziati. Ritengo che quella distanza si sia accorciata, ma non è stata ancora colmata. Se il comportamento in passato serve da indicazione, è probabile che gli europei vogliano ottenere l’approvazione dei palestinesi prima di accettare di colmare quella distanza. Siamo ad un momento chiave – continua Makovsky – perché arrivare a dei termini di riferimento per i colloqui di pace potrebbe essere il modo migliore per evitare uno scontro a settembre, uno dei motivi che può aver spinto Israele a cercare una formula comune”. Secondo Makovsky, gli israeliani “si sono spinti parecchio avanti” in direzione dei principi delineati da Obama come punto di partenza per i colloqui.

(Da: Jerusalem Post, 3.8.11)

Discorso di Barak Obama al Dipartimento di Stato Usa su Medio Oriente e Nord Africa, 19 maggio 2011 (testo integrale in inglese):

http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2011/05/19/remarks-president-middle-east-and-north-africa

Discorso di Barak Obama al congresso di AIPAC, 22 maggio 2011 (testo integrale in inglese):

http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2011/05/22/remarks-president-aipac-policy-conference-2011

Si veda anche:

Netanyahu a Obama: Sì allo stato palestinese, ma non sulle linee del ‘67

http://www.israele.net/articolo,3138.htm

La paradossale strategia di Obama

http://www.israele.net/articolo,3139.htm

E Hamas? E i profughi?

http://www.israele.net/articolo,3140.htm

Il nodo è il riconoscimento dello stato ebraico

http://www.israele.net/articolo,3141.htm