Lo straziante dibattito su Gilad Shalit

Da decenni Israele è lasciato solo di fronte ai ricatti sempre più infami dei terroristi sequestratori.

Editoriale del Jerusalem Post

image_2877Con il nastrino giallo allacciato al polso, Noam e Aviva Schalit, accompagnati da migliaia di sostenitori, sono partiti domenica dalla loro casa di Mitzpe Hila (Alta Galilea) per una marcia che si concluderà fra undici giorni davanti alla residenza del primo ministro, a Gerusalemme. La manifestazione intende mobilitare la pressione dell’opinione pubblica per la liberazione di Gilad Shalit, loro figlio.
“Lasciate che [i genitori Shalit] facciano appello a quell’angolo nel vostro cuore dove non c’è dibattito sui costi e sugli effetti – ha esortato lo scrittore e cantante Shlomo Artzi su Yediot Aharonot – ma solo l’umana comprensione di quello che capiterebbe a loro figlio se non poniamo fine a questa tragica vicenda”. L’appello di Artzi agli israeliani perché mostrino solidarietà ed empatia verso la famiglia Shalit merita d’essere ascoltato. Il suo sottinteso che Israele dovrebbe sospendere l’uso della ragione e cedere alle esorbitanti pretese di Hamas è invece più problematico.
Hamas non si è nemmeno degnata di rispondere all’offerta israeliana, avanzata sei mesi fa, di scarcerare 1.000 terroristi, compresi 450 operativi di Hamas, 100 dei quali assassini responsabili personalmente della morte di circa 600 israeliani, oltre a 550 detenuti di Fatah. Il governo aveva comprensibilmente respinto la pretesa di Hamas che nel novero venissero inclusi anche alcuni “mega-terroristi” responsabili di attentati suicidi come quello del 2001 alla pizzeria Sbarro di Gerusalemme (15 morti), quello del 2001 al Dolphinarium di Tel Aviv (21 morti), quello del 2002 a Rishon Lezion (16 morti) e la strage della sera di Pessah (pasqua) del 2002 al Park Hotel di Natanya (30 morti).
Il rapporto di uno contro mille sarebbe il più sproporzionato di tutta la lunga storia di scambi asimmetrici cui Israele è stato finora costretto. La prima crepa nella posizione ufficiale israeliana del “non si tratta coi terroristi” apparve nel 1968, quando Israele accettò di scarcerare 16 detenuti arabi in cambio di 12 ostaggi trattenuti da dirottatori palestinesi su un aereo El Al costretto ad atterrare ad Algeri. Nell’agosto 1969 Israele scarcerò 71 detenuti arabi in cambio di 113 ostaggi a bordo dell’aereo TWA diretto a Tel Aviv e dirottato a Damasco. Nel 1970, il guardiano notturno Shmuel Rosenwasser, rapito da Fatah nella cittadina israeliana di Metulla (al confine con il Libano) venne rilasciato in cambio di Mahmoud Hijazi, un capo di Fatah.
Ma i ricatti dei terroristi continuarono a crescere. Nel marzo 1979 Israele dovette scarcerare 76 operativi di Fatah, 20 dei quali personalmente macchiati di reati di sangue, per ottenere il rilascio di un solo soldato, Avraham Amram. L’accordo detto “di Jibril” del maggio 1985 alzò ulteriormente la posta: Israele scarcerò 1.150 terroristi in cambio di tre soldati. Nel 2004, più di 400 terroristi vennero scarcerati da Israele in cambio di un solo cittadino israeliano, il faccendiere e presunto criminale Elhanan Tannenbaum, a quanto pare sequestrato mentre stava portando a termine un traffico di droga nel Golfo Persico, più i corpi di tre soldati sequestrati e uccisi da Hezbollah pochi mesi dopo il ritiro israeliano sul confine internazionale.
Nel 2008 Israele ottenne la restituzione delle salme dei altri due soldati, Eldad Regev e Ehud Goldwasser, sequestrati e uccisi da Hezbollah, in cambio della scarcerazione di 5 detenuti, fra i quali Samir Kuntar, responsabile d’aver brutalmente assassinato una bambina di 4 anni e suo padre, e d’aver portato la madre, che cercava di nascondersi alla furia omicida sua e dei suoi compagni, a soffocare inavvertitamente l’altra figlioletta di soli due anni nel disperato tentativo di impedirle di gridare.
Solo nel caso dello scambio per Tannenbaum, il 52% dei detenuti scarcerati è tornato a praticare il terrorismo, rendendosi successivamente responsabili, a quanto risulta, della morte di altri 27 israeliani.
L’emotivo appello di Artzi a sospendere “il dibattito su costi ed effetti” scaturisce dall’obbligo morale che tutto Israele sente, e giustamente, nei confronti di coloro che vengono mandati a combattere per difendere il paese. Ma sospendere quel dibattito è esattamente ciò che Israele ha fatto negli ultimi quarant’anni, con risultati devastanti. Le vittime del terrorismo e i loro famigliari sono rimasti a guardare impotenti mentre quelli che avevano inflitto loro tanto dolore venivano lasciati andare, liberi di ricominciare. I soldati delle Forze di Difesa israeliane che avevano rischiato la vita per arrestare quei terroristi vedevano tutte le loro fatiche gettate al vento. E il serbatoio di terroristi ben addestrati, desiderosi e capaci di ammazzare quanti più israeliani possibile, veniva regolarmente rifornito.
Israele ha fatto ben più di quanto ci si potrebbe logicamente aspettare, nello sforzo di ottenere il rilascio di Gilad Shalit, e questo perché la logica non è l’unico fattore in gioco in questo caso. Ma Israele non può permettersi di sospendere il dibattito su questi strazianti dilemmi, lasciando che il cuore prenda totalmente il sopravvento sulla mente.
Ciò che occorre, ora, è piuttosto una pressione concertata di Stati Uniti ed Europa su Hamas. Purtroppo la comunità internazionale, anziché usare ogni mezzo possibile per mettere alle corde i terroristi che da quattro anni tengono in ostaggio Shalit, preferisce fare pressione su Israele perché ponga totalmente fine all’embargo sulla striscia di Gaza controllata da Hamas, uno dei cui scopi è appunto quello di indebolire Hamas e creare le condizioni per ottenere la liberazione di Shalit.

(Da: Jerusalem Post, 27.6.10)

Nella foto in alto: a Jabalya (striscia di Gaza settentrionale), un mural ritrae l’israeliano Gilad Shalit come un ostaggio invecchiato: raccapricciante minaccia di trattenerlo per decenni

Si veda anche:

Vittime senza nome: quando si cede al ricatto dei terroristi bisognerebbe guardare negli occhi le vittime di domani

http://www.israele.net/articolo,2185.htm

Va fatto, per i soldati: “Quando ero in quella cella siriana un solo pensiero mi teneva in vita”

http://www.israele.net/articolo,2186.htm

Kuntar giura che ucciderà altri israeliani: solenni dichiarazioni in tv del terrorista infanticida appena scarcerato da Israele

http://www.israele.net/articolo,2200.htm

Lettera aperta al popolo libanese: “Non sapete ancora distinguere tra un eroe nazionale e un massacratore di bambini”

http://www.israele.net/articolo,2192.htm

For the record. Statura morale dei nemici d’Israele: parole e gesti con cui è stato celebrato il ritorno in Libano del terrorista infanticida Samir Kuntar

http://www.israele.net/sezione,,2203.htm