Non c’era altra scelta

La liberazione di Gilad Shalit rappresenta la vittoria del profondo senso di solidarietà israeliano.

Di Haim Misgav, Ari Shavit

image_3255Scrive Haim Misgav, su YnetNews: «Gilad Shalit è figlio di tutti noi: in Israele si incontra il suo bel viso giovane ad ogni angolo di strada. Sono convinto che non vi sia nessun israeliano che sia rimasto indifferente, non uno che non si sia augurato con tutto il cuore di veder tornare a casa questo mite ragazzo. La discussione era, e rimane, sul prezzo da pagare. È davvero difficile parlare di “prezzo” quando si tratta della vita di un giovane soldato, ma abbiamo dovuto farlo. C’era chi temeva una nuova ondata di terrorismo in caso di scarcerazione di terroristi assassini, e c’era chi parteggiava per un accordo “a qualunque prezzo”. Benjamin Netanyahu ha deciso, e spero che abbia deciso bene. Non so quanti assassini torneranno a circolare liberamente per le nostre strade, ma almeno ora avrà fine l’uso cinico dell’immagine di Shalit e del tormento dei suoi famigliari che certa opposizione estremista ha fatto in questi anni per dare addosso al governo, quasi che il governo non ne desiderasse la liberazione. Sono certo che qualcuno di loro cercherà persino di attribuirsi il merito della “capitolazione” del governo sul caso Shalit. Come membro di quella parte politica israeliana che ha molto da ridire sulle soluzioni diplomatiche che si stanno prospettando, io dico che noi – governo e popolo d’Israele – non avevamo altra scelta. La mitzvà, la prescrizione di portare in salvo tutti i nostri che cadono nelle mani del nemico non può essere elusa. È una mitzvà che deve essere compiuta anche se il sanguinoso prezzo che dovremo pagare sarà terribile: e so che sarà così. Vi sono tra noi persone che verranno uccise in attentati in conseguenza della scarcerazione di questi terroristi: ma che altra scelta avevamo? Lasciare che Gilad Shalit morisse in prigionia? Né Marwan Barghouti né tutte le altre canaglie stanno per uscire dalle prigioni israeliane, gente con le mani macchiate del sangue di innocenti, valgono il lutto tremendo che si sarebbe abbattuto su di noi se Gilad Shalit, il cielo non voglia, non fosse più tornato dalla prigionia. Il trauma di Ron Arad (l’aviatore israeliano caduto nelle mani di terroristi libanesi 25 anni fa e mai tornato) è tuttora profondamente inciso nella nostra carne, come il trauma Eli Cohen, impiccato a Damasco nel 1965. Educhiamo in nostri figli ad amare questo paese, il paese agognato da generazioni di ebrei. Questa è la terra dove, se lo stato fosse nato dieci anni prima, milioni di ebrei sarebbero stati salvati dall’orrore nazista. Noi non abbiamo un altro paese, e dunque abbiamo l’enorme responsabilità di salvaguardare questo in ogni modo: anche a costo di sacrificare i nostri figli e le nostre figlie nei combattimenti per difenderlo. Ma dobbiamo essere molto avveduti su un aspetto: mai dare al resto del mondo l’impressione che Israele possa essere minimamente indifferente alla sorte anche di uno solo dei suoi ragazzi. Anche se gli arabi pretendono mille persone in cambio di quel ragazzo, questo non ci deve scoraggiare. Faremo i conti, in un modo o nell’altro, con gli assassini che siamo costretti a scarcerare. Li perseguiremo dopo averli scarcerati, ogni loro mossa sarà monitorata e sono certo che, se appena ci provano, se ne andranno all’altro mondo in anticipo.»
(Da: YnetNews, 12.10.11)

Scrive Ari Shavit, su Ha’aretz: «Ci sono molte ottime ragioni per opporsi all’accordo per la liberazione di Gilad Shalit. A cominciare dal fatto che l’accordo costituisce una resa di Israele al ricatto del terrorismo, sprona Hamas e indebolisce il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il suo primo ministro Salam Fayyad, rafforza gli estremisti nel mondo arabo e palestinese, aumenta il rischio che altri soldati e civili israeliani vengano presi in ostaggio in un futuro non tanto lontano, e accresce il pericolo che una nuova ondata di attentati terroristici investa Israele. L’accordo rinforzerà la sensazione che la sensibilità per la vita umana sia il tallone d’Achille di Israele, e rilancerà l’immagine di Israele come quella di una potenza intralciata da tele di ragno. L’accordo che salva la vita a Gilad Shalit potrebbe costare la vita a molti altri israeliani i cui nomi e i cui volti ancora non conosciamo. E tuttavia, c’è una ragione decisiva a sostegno dell’accordo: la solidarietà israeliana. La principale risorsa d’Israele in termini umani e di sicurezza è il senso di responsabilità reciproca che i cittadini e soldati israeliani provano l’uno verso l’altro. Senza questo sentimento la nostra vita qui non avrebbe senso. Senza questo sentimento, non avremmo né esercito, né sicurezza, né la capacità di difenderci. Giusto o sbagliato, Shalit è diventato il simbolo di questa responsabilità reciproca, e dunque il suo imminente rilascio non sarà solo la liberazione di un ostaggio, e il salvataggio di una vita umana, e il ritorno a casa di un figlio. Il rilascio di Shalit sarà la realizzazione della solidarietà israeliana. […]»
(Da: Ha’aretz, 12.10.11)

Nella foto in alto: Un poster a Gaza con cui Hamas si vanta di tenere in ostaggio da anni l’israeliano Gilad Shalit a scopo di ricatto

Si veda anche:

E’ Hamas che deve pagare il prezzo del ricatto
Se non cambiamo le regole di questo gioco spietato, continueremo a subire sequestri e ricatti

http://www.israele.net/articolo,2195.htm

Solo gli israeliani possono capire
Nessun altro paese al mondo avrebbe accettato un tale accordo, dicono i critici. E hanno ragione

http://www.israele.net/articolo,2193.htm

Lettera aperta al popolo libanese
Abbiamo molto da ridire sui vostri standard morali

http://www.israele.net/articolo,2192.htm

“Oggi siamo tutti famigliari di Ehud Goldwasser ed Eldad Regev”
Peres: Basta guardare per capire da che parte sta la vera vittoria morale

http://www.israele.net/articolo,2187.htm

Va fatto, per i soldati
Quando ero in quella cella siriana un solo pensiero mi teneva in vita

http://www.israele.net/articolo,2186.htm

Vittime senza nome
Quando si cede al ricatto dei terroristi bisognerebbe guardare negli occhi le vittime di domani

http://www.israele.net/articolo,2185.htm

Oggi esce di galera, col ricatto, uno spietato infanticida mai pentito
Celebrato come una star da libanesi, palestinesi e altri arabi

http://www.israele.net/articolo,2184.htm

Foto che spezzano il cuore
Tutto ciò che possiamo fare è guardare gli occhi di quel ragazzo che chiedevano aiuto

http://www.israele.net/articolo,2181.htm

Una decisione molto israeliana
Riflette la solidarietà e la determinazione, ma anche il senso di precarietà che caratterizza il paese

http://www.israele.net/articolo,2168.htm

“Quell’infame assassino non è mio prigioniero personale”
Nobile lettera della donna la cui famiglia fu massacrata dal terrorista che Israele ha accettato di scarcerare

http://www.israele.net/articolo,2167.htm

A due anni dal sequestro di tre israeliani in Libano e Gaza
Gli atroci dilemmi di una società sensibile e aperta, sotto il feroce ricatto dei terroristi

http://www.israele.net/articolo,2164.htm