Non esiste la “pace dei deboli”

L’errore di Obama? Legare la riconciliazione coi musulmani alla pace israelo-palestinese

Da un articolo di Yoel Marcus

image_2653[…] L’errore di fondo del presidente Usa Barack Obama è stato quello di legare il conflitto israelo-palestinese alla sua politica di riconciliazione con il mondo musulmano. In questo modo ha spinto Mahmoud Abbas (Abu Mazen) a porre tutte le condizioni che poteva. Ma quali negoziati iniziano facendo concessioni in anticipo? E come potrà, ora, Obama far pressione sui palestinesi, dopo aver vincolato la soluzione del conflitto alla sua riconciliazione con l’intero mondo musulmano?
Nel frattempo il presidente ha appreso un paio di cose sulla forza elettorale degli ebrei americani: l’anno prossimo si tengono le elezioni per il Congresso e lui avrà bisogno del voto ebraico se non vuole perdere la maggioranza dei Democratici in una o in entrambe le camere.
Obama ha capito appena in tempo d’aver sbagliato, e che la rimozione degli insediamenti di per sé non risolve affatto il conflitto. Ariel Sharon ha sradicato l’intero blocco di Gush Katif dalla striscia di Gaza, ma invece di ricevere un gesto di reciprocità da parte palestinese, quel territorio è stato trasformato nella base di lancio per gli attacchi coi razzi Qassam.
La maggiore pressione adesso si è spostata da Netanyahu su Abu Mazen, che pone precondizioni irrealistiche. Nessuno fa concessioni prima di iniziare a parlare. Prima si parla, poi si concede. Esiste un solo business in cui il cliente paga in anticipo, ma non è il caso delle trattative per arrivare ad accordi di pace. Il ministro della difesa Ehud Barak ha ragione quando dice: “Cosa vi importa se costruiscono un po’? Alla fine dovremo comunque sgomberare la maggior parte degli insediamenti”.
Nulla giustifica il porre condizioni per l’avvio dei negoziati. Al contrario, tutto deve essere aperto e sul tavolo, e non come dei diktat ma come materia di scambio.
Abu Mazen non ha risposto in alcun modo alla proposta “quasi storica” di Netanyahu di “due stati per due popoli”. Eppure, nel quadro di quella prospettiva, è chiaro che Israele accetta di negoziare il destino di più di 250mila suoi cittadini insediati in Cisgiordania. Che altro vuole Abu Mazen per accettare di riavviare i colloqui in base al principio dei “due stati”?
[…] Parlando con una persona che prese parte al processo di pace con l’Egitto, ho avanzato la possibilità di replicare lo schema degli Accordi di Camp David, con un piano americano e la vigorosa partecipazione della Casa Bianca. Mi ha risposto che a Camp David, nel 1978, l’allora premier israeliano Menachem Begin e l’allora presidente egizioano Anwar Sadat sapevano che ne sarebbero usciti con una “pace dei coraggiosi”, per usare la espressione coniata da Sadat. Nulla venne pagato in anticipo. Quella Camp David non fu la base per una pace dei deboli. Invece, l’ultima volta che siamo andati a Camp David (luglio 2000), ne è scoppiata l’intifada delle stragi.

(Da: Ha’aretz, 3.11.09)

Nella foto in alto: il segretario di stato Usa Hillary Clinton in conferenza stampa a Gerusalemme lo scorso 31 ottobre

Vedi anche:
Netanyahu è andato dritto al cuore del problema

http://www.israele.net/sezione,,2538.htm