«Non è giusto fare questo nel nostro paese»

Ecco (in candid camera) la vera gente d’Israele (accusata di razzismo).

image_3366“Voi cosa fareste” è un programma tv che indaga come reagisce l’israeliano medio a una serie di temi importanti per la società israeliana attraverso l’uso di telecamere nascoste.
In questo filmato (si veda il link in fondo all’articolo), le telecamere nascoste sono state installate all’interno dello snack bar di un distributore di benzina nei pressi di Holon (una città di 170mila abitanti nel distretto di Tel Aviv). L’esercente afferma di non voler servire clienti arabi. Naturalmente sia l’esercente che i clienti arabi sono attori che recitano una parte. Gli altri clienti, invece, non sanno di essere su “candid camera” e si comportano spontaneamente. Buona visione.

Presentatore: “Buona sera. Le situazioni che vi presentiamo stasera affrontano un brutto fenomeno: il razzismo. Immaginate di trovarvi in uno snack bar e l’esercente, davanti ai vostri occhi, respinge i clienti arabi sostenendo che lui, quelli, non li serve”.

Voci in anteprima del filmato: “Noi qui non serviamo arabi” – “Prego?”

Presentatore: “Voi cosa fareste se qualcuno venisse umiliato davanti ai vostri occhi solo perché è un ebreo etiope?”

Voci in anteprima da un altro filmato in candid camera: “Non va bene che lui prelevi campioni di sangue” “Perché, cosa c’è se lo faccio?” “Ma è pericoloso, con quel che succede in Africa”.

Presentatore: “Insieme cercheremo di svelare la società in cui viviamo: siamo razzisti o tollerati?”

DOPO LA SIGLA
Presentatore: “Ore 7.00 del mattino. Siamo a Holon. Questo è un vero distributore di benzina. Un’attrice araba entrerà nello snack bar e ordinerà un caffè. Dietro il bancone ci sarà l’esercente, anche lui un attore, che dirà davanti a tutti e senza ombra di vergogna che lui non serve arabi”.

Voci in anteprima dal filmato: “Noi qui non serviamo arabi – non vendiamo agli arabi”

Presentatore: “Come reagiranno i clienti? Saranno d’accordo con l’esercente? Prenderanno le difese degli arabi? O semplicemente ignoreranno la situazione? Questo è un test reale perché i protagonisti, cittadini come voi, non sono a conoscenza delle telecamere nascoste. Questa non è televisione, questa è vita”.

PRIMA SCENA
La donna araba (attrice) entrata nel bar: “Shalom (salve). Posso avere un cappuccino o un espresso?”
Esercente (attore): “Noi qui non serviamo arabi”
La donna araba (attrice): “Prego?”
Esercente (attore): “Prego cosa?”
La donna araba (attrice): “Cosa intende dire?”
Primo cliente: “Che c’è? Non vendete ad arabi?”
Esercente (attore): “Non vendiamo ad arabi”
Primo cliente: “Perché non vendete ad arabi? È una discriminazione”
Esercente (attore): “Noi non vendiamo ad arabi”
Secondo cliente: “E perché? Non sono umani?”
Esercente (attore): “Ma guarda come si presenta”
Cliente: “E come si presenta? Cos’ha che non ti va bene?”
Secondo cliente: “Cosa? Perché? Che problema hai? Cosa vuol dire: come si presenta?”
Esercente (attore): “Noi non vendiamo ad arabi”
Primo cliente: “Ma cosa dici? Come si presenta, come non si presenta…”
Esercente (attore): “Cosa dico? Come si presenta? Ricordate gli attentatori suicidi?”
Primo cliente: “E’ un essere umano, esattamente come te”
Secondo cliente: “Falle il caffè, pago io”
Primo Cliente: “Ehi ehi ehi. Fammi un caffè e io lo do a lei. Ma a chi credi di parlare in quel modo? Tieni, riprenditi il tuo caffè, grazie mille, noi non prendiamo caffè in questo posto. Non vogliamo…”
Secondo cliente “Neanch’io…”
Primo Cliente: “Non fare… noi non compriamo qui, se le cose stanno in questo modo. E non ci torneremo. Forza, andiamocene. Sei disgustoso”.

SECONDA SCENA
La donna araba (attrice) entrata nel bar: “Shalom (salve). Posso avere un cappuccino per favore?”
Esercente (attore): “No, qui non vendiamo ad arabi”
La donna araba (attrice): “Scusi?”
Esercente (attore): “Non vendiamo agli arabi, signora”
Cliente: “No, no, no. Non dire così”
La donna araba (attrice): “Perché? Ho diritto di essere servita, o no?”
Cliente: “Io sono nato con gli arabi. È una questione politica? No, non lo è”
La donna araba (attrice): “E io voglio un cappuccino”
Esercente (attore): “Vi ho detto che non lo faccio”
Cliente: “Dallo a me, io lo darò a lei”
Esercente (attore), rivolto alla donna araba: “Voglio che tu esca, va bene?”
Cliente: “Fammi questo cappuccio, pago io”
Esercente (attore): “No, no. Non ci casco in questo trucco”
Cliente: “Ma quale trucco?”

Fuori dal bar (una volta svelata la messinscena):
Presentatore: “Salve, caro signore… Dove è nato?”
Cliente: “In Egitto”
Presentatore: “Sì, e poi?”
Cliente: “Mia madre aveva avuto dei problemi”
Presentatore: “Sì…”
Cliente: “Io avevo bisogno di latte, e mi nutrì la vicina”
Presentatore: “Era araba?”
Cliente: “Era araba. Si chiamava Fatahhiya”.

TERZA SCENA
La donna araba (attrice) entrata nel bar: “Scusi, posso avere un cappuccino?”
Esercente (attore): “Non si vende ad arabi, signora”
La donna araba (attrice): “Perché?”
Esercente (attore) “Perché cosa?”
Primo cliente: “Perché?”
La donna araba (attrice): “Non ho diritto a un cappuccino?”
Primo cliente: “Ma che è? E dai…”
Esercente (attore): “Cosa?”
Primo cliente: “Non è giusto fare questo nel nostro paese”
Esercente (attore): “Cosa intende?”
Primo cliente: “Siamo fieri della libertà e di essere liberali. Lei è una cittadina israeliana”
Esercente (attore): “Ma guarda com’è vestita”
Primo cliente: “E questo cosa c’entra? E che è? Forse che gli ebrei ultra-ortodossi non si vestono diversamente? Sono cittadini. Non va bene. Può non piacerti, a me non piacciono gli ultra-ortodossi. Ma sono esseri umani e hanno tutti i diritti”
Seconda cliente: “Lei giudica la gente dall’identità etnica?”
Esercente (attore): “Ma guarda cos’è vestita”
Seconda cliente: “E allora?”
Cliente: “E io come sono vestito? Mi domando… Non faccia queste cose, siamo democratici… Non vorrà che screditiamo il suo nome, giusto?”
Esercente (attore): “Prego?”
Cliente: “Non vorrei scrivere al giornale”
Esercente (attore): “Questo è il mio bar”
Cliente: “E’ sbagliato”.

Presentatore (dietro le quinte): “Mi piace questo tizio. Qui qualcuno deve fare qualcosa. Oh, penso che stia accadendo qualcosa, la signora…”

La seconda cliente offre alla donna araba (attrice) di darle il caffè e respinge i suoi soldi.
Esercente (attore): “Signora, non cerchi di imbrogliarmi alle spalle. È semplice: noi non vendiamo agli arabi, punto e basta”
La donna araba (attrice): “Ma cosa significa?”
Seconda cliente: “Non è chiaro, non capisco”
La donna araba (attrice) esce dal bar.
Seconda cliente: “Non è giusto fare così, è molto offensivo”
Esercente (attore): “Che posso dire, quando loro si fanno esplodere”
Seconda cliente: “Ma non è lei”
Esercente (attore): “Come può esserne sicura, guardi come si veste”
Terzo cliente: “Tanto per cominciare non è giusto, ed è offensivo”
Quarto cliente: “Ehi tu, se vuoi la mia opinione, nessuno è d’accordo con te”
Terzo cliente: “Non siamo d’accordo, ebrei e arabi sono uguali”
Seconda cliente: “Nessuno è d’accordo, come si può essere d’accordo con una cosa così?”
Terzo cliente: “Come si può essere d’accordo con una cosa così? Vogliamo la pace, non il casino. Sicuro”.
Esercente (attore): “Ma si fanno saltare in aria”
Terzo cliente: “Ma non tutti loro…”
Esercente (attore): “Qualcosa da mangiare?”
Seconda cliente: “Senta, io come insegnante non posso accettare il suo comportamento. Mi insulta, perché lei non mi ha fatto niente”
Esercente (attore): “Sì, ma…”
Seconda cliente: “Voglio insegnare ai ragazzi ad essere tolleranti. Come posso farlo? Come?”

Fuori dal bar (una volta svelata la messinscena):
Seconda cliente: “Non potevo sopportare come l’ha ferita. Non potevo. Pluralismo, democrazia, pazienza e tolleranza: ecco da dove vengo io”.

QUARTA SCENA
[…]
Cliente: “Perché? Io non sono araba, dunque dallo a me”
Esercente (attore): “Ma…”
Cliente: “Anche se sono mezza ebrea irachena, non puoi dire che sono araba”.

QUINTA SCENA
[…]
La donna araba (attrice): “Cosa vuol dire che non vendete agli arabi?”
Esercente (attore): “Molto semplice, non vendiamo ad arabi”
La donna araba (attrice): “Scusi?”
Esercente (attore): “In che posso servirla, signora?”
La donna araba (attrice): “Non crede che dovrebbe darmi il cappuccino?”
Esercente (attore): “Ma quante storie”
La donna araba (attrice): “Non crede?”
Cliente: “Importa quello che penso? È lui che serve, anche se…”
La donna araba (attrice): “Certo che importa”
Cliente: “No, anche se…”
Esercente (attore): “E’ il mio bar, dov’è il problema? Cosa chiede a lei? Questo è il mio bar e io non vendo ad arabi”
La donna araba (attrice): “Ma che c’entra se io sono araba o no? Sono un essere umano, sono nata in Israele. Ho diritto a un cappuccino”
Esercente (attore): “Ma guarda come sei vestita”
La donna araba (attrice): “C’è chi si veste così e chi no, ho ragione o no? Mi dica, sinceramente”
Esercente (attore): “Sì, dica cosa ne pensa”
Cliente: “Vuole sapere cosa ne penso sinceramente?”
Esercente (attore): “Sì”
La cliente prende il suo cappuccino e lo porge alla donna araba.
Cliente: “Prenda”
Esercente (attore): “Perché…?”
Cliente: “Perché? Davvero, questa cosa mi fa star male. Ha chiesto la mia opinione, e questo è quello che penso. (Uscendo) Buon anno e buone feste”
La donna araba (attrice): “Anche a lei”.

All’uscita dal bar (una volta svelata la messinscena):
La cliente (commossa): “No, non riprendetemi. E’ stato così crudele. Semplicemente incredibile come lui le parlava. È crudele trattare così la gente”
Presentatore: “Perché ha pianto?”
La cliente: “Perché è stato crudele. È contro natura fare cose del genere. Quello che avrei voluto fargli è illegale (sorride). Ma insomma, è come uccidere”
Presentatore (introducendo l’attrice araba): “Desidera ringraziarla”
L’attrice araba: “Grazie”
La cliente: “Avrei voluto abbracciarla, ma mi sembrava sconveniente”
L’attrice araba: “Grazie. Mi ha emozionata. (Si stringono le mani) Lei sta tremando”
La cliente: “Sì, è stato…”
L’attrice araba: “Grazie mille”
La cliente: “Grazie”.

(Da: israelvideonetwork.com, 9.01.12)

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):

http://www.israelvideonetwork.com/racism-towards-muslims-in-israel-exposed-with-hidden-cameras

oppure: http://www.youtube.com/watch?v=C827im3LCWg

Si veda anche:

L’apartheid immaginario degli anti-israeliani. Gli ebrei di qualunque nazionalità non possono recarsi a Nablus, ma questa evidentemente non è una discriminazione

http://www.israele.net/articolo,3290.htm

Goldstone: “Ingiusta e infondata l’accusa di apartheid a Israele”. Nuovo atto di resipiscenza dell’autore del famigerato rapporto sulla guerra anti-Hamas a Gaza

http://www.israele.net/articolo,3274.htm

Organizziamo una vera settimana dell’apartheid in Medio Oriente. Innanzitutto andranno studiate le forme peggiori di apartheid praticate nella regione

http://www.israele.net/articolo,2767.htm

Non chiamatela apartheid. Ritorna periodicamente l’assurdo paragone tra Israele e Sud Africa

http://www.israele.net/articolo,2207.htm

La differenza fra diagnosi e invettiva. Un conto è rilevare un certo tasso di pregiudizi e discriminazioni, che esistono in Israele come dappertutto. Tutt’altro affermare che Israele sarebbe un paese “razzista”, il che è falso

http://www.israele.net/sezione,,1843.htm

La favola del razzismo israeliano. Vi sono pregiudizi, come in ogni altro paese, ma nessuna forma di apartheid

http://www.israele.net/articolo,1830.htm