Nuova fumata nera per il governo di unità nazionale palestinese

Fatah e Hamas si accusano a vicenda, mentre Hamas non va d’accordo nemmeno con se stessa.

image_3379I colloqui per la formazione di un governo di unità nazionale palestinese resteranno sospesi finché Hamas non permetterà alla Commissione Elettorale Centrale palestinese di operare nella striscia di Gaza. Lo ha dichiarato mercoledì un esponente di Fatah.
Due settimane fa Fatah e Hamas hanno concordato di rinviare i colloqui sulla formazione del governo unitario che, in base a quanto previsto dall’accordo di riconciliazione fra le due organizzazioni mediato dal Qatar, dovrebbe essere guidato dall’attuale presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Da allora le due parti continuano ad accusarsi a vicenda per il ritardo. Fatah sostiene che la decisione di posporre i colloqui è stata presa su richiesta del capo di Hamas, Khaled Mashaal, che incontra forti opposizioni interne contro il patto siglato con Abu Mazen. Hamas, dal canto suo, sostiene che è stato Abu Mazen a chiedere il rinvio.
All’inizio Abu Mazen sperava di poter convocare nel prossimo mese di maggio le elezioni presidenziali e parlamentari palestinesi già più volte rinviate. Stando ai patti, fra i compiti principali del governo unitario dovrebbe esserci appunto quello di preparare le elezioni. Nel frattempo, però, diversi capi di Hamas hanno pubblicamente preso posizione contro l’accordo di riconciliazione firmato da Abu Mazen e Mashaal il mese scorso a Doha (Qatar), sostenendo che il capo di Hamas non li aveva preventivamente consultati.
Ora Jamal Muhaissen, membro del Comitato Centrale di Fatah, accusa Hamas di impedire alla Commissione Elettorale palestinese di registrare circa 250mila elettori nella striscia di Gaza, un’operazione che a suo dire dovrebbe durare più o meno sei settimane. Dice Muhaissen che solo una volta completato il lavoro della commissione, Abu Mazen emanerà un decreto per indire le elezioni come previsto nell’accordo fra le due parti. In questo contesto Muhaissen afferma che i colloqui sulla formazione del nuovo governo resteranno sospesi finché Hamas non permetterà alla commissione di iniziare le sue operazioni nella striscia di Gaza. Muhaissen smentisce inoltre come “infondata” l’accusa di Hamas all’Autorità Palestinese d’aver impedito ai sostenitori del movimento islamista in Cisgiordania di registrarsi presso la commissione.
Intanto un altro esponente di Fatah, Azzam al-Ahmed, smentisce che le due organizzazioni abbiano formato una squadra congiunta per facilitare la costituzione del nuovo governo, e nega che Fatah abbia incaricato suoi rappresentanti nella striscia di Gaza di entrare a far parte di tale squadra. Anche al-Ahmed sostiene che Hamas avrebbe chiesto due settimane di tempo per prendere una decisione finale in merito al governo di unità nazionale. Viceversa, il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri nega che il suo movimento sia responsabile dell’attuale stallo e afferma che tutta la faccenda è nelle mani di Abu Mazen.

Nel frattempo Mahmoud al-Zahar, cofondatore e membro della dirigenza di Hamas, ha smentito mercoledì che la sua organizzazione abbia mai espresso l’intenzione di tenersi fuori da un’eventuale conflitto armato fra Israele e Iran. Lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Fars. “Rappresaglia con tutte le nostre forze: questa è la posizione di Hamas riguardo a una guerra sionista [israeliana] contro l’Iran”, ha detto Zahar secondo l’agenzia Fars.
L’affermazione appare in diretta contraddizione con quanto riferito poco prima, sempre mercoledì, dalla BBC secondo la quale lo stesso Zahar avrebbe invece affermato: “Se Israele ci attaccherà, noi risponderemo. Se non lo farà, noi non ci faremo coinvolgere in nessun altro conflitto regionale”. Il giorno precedente, anche un altro esponente di Hamas, il membro del politburo Salah Bardawil, aveva affermato che il gruppo islamista palestinese si sarebbe tenuto fuori da un’eventuale guerra fra Iran e Israele. “Se ci sarà una guerra fra le due potenze – aveva detto Bardawil, secondo il giornale britannico Guardian – Hamas non interverrà in quella guerra”. E aveva aggiunto: “Hamas non fa parte di alleanze militari nella regione, la nostra strategia è di difendere i nostri diritti”. Queste prese di posizione erano state spiegate da alcuni osservatori con lo stretto rapporto che esiste fra Hamas e i Fratelli Musulmani egiziani (sunniti), avversi all’Iran (sciita). Parlando mercoledì con l’agenzia Fars, Zahar ha viceversa affermato che, in caso di attacco all’Iran, Hamas reagirebbe non solo contro Israele, ma anche contro “chiunque lo aiutasse”.
Nei reportage del Guardian e della BBC gli esponenti di Hamas hanno parlato anche dei finanziamenti iraniani a favore di Hamas, ma anche su questo le comunicazioni appaiono incoerenti. Secondo il Guardian, Bardawil ha detto che “nei primi tempi del blocco [di Gaza] i soldi erano davvero tanti, ma poi due anni fa si sono ridotti”. La BBC cita invece un altro anonimo esponente di Hamas a Gaza secondo il quale, “benché l’Iran sia sempre stato finanziariamente molto generoso con Hamas, Iran e Hamas hanno poco in comune sul piano ideologico”.

(Da: Jerusalem Post, 8.3.12)

Si veda anche:

O Hamas o la pace. Il problema è che Hamas rimane un gruppo terrorista antisemita, votato alla distruzione di Israele

http://www.israele.net/articolo,3356.htm