Obama sa chi è che blocca il negoziato di pace

L’amministrazione Usa ha cambiato tono con Israele in conseguenza della cosiddetta primavera araba.

image_3730“Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama sa che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non è realmente interessato ad arrivare a un accordo di pace con Israele”. Lo afferma un alto funzionario della diplomazia israeliana. Secondo il funzionario, un diplomatico che partecipa regolarmente al processo politico decisionale, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è disposto a fare significativi progressi verso un accordo di pace, ma “tutti sanno” che Abu Mazen non intende permetterlo.
Da quando Obama è stato in Israele lo scorso marzo, il segretario di stato americano John Kerry si sta adoperando alla ricerca di una via per rilanciare i negoziati fra Israele e palestinesi. Gli sforzi di Kerry non hanno sinora portato a alcuno sbocco perché nessuna delle due parti crede che i colloqui proseguirebbero davvero, dopo l’eventuale vertice di apertura.
Il processo di pace è in stallo a causa delle precondizioni poste dai palestinesi, che prima di iniziare a trattare esigono fra l’altro un blocco completo di tutte le attività edilizie ebraiche in Cisgiordania e Gerusalemme est (una moratoria del genere, deliberata da Israele per dieci mesi nel 2010, non bastò per convincere Abu Mazen a sedere al tavolo negoziale). Nelle dichiarazioni pubbliche che ha fatto a Gerusalemme e a Ramallah, Obama ha respinto ogni precondizione al riavvio dei colloqui di pace, tuttavia i palestinesi continuano a porre un certo numero di precondizioni tra cui, fra l’altro, la scarcerazione di più di cento terroristi detenuti in Israele per reati di sangue commessi prima della firma degli Accordi di Oslo del 1993.
Ultimamente Abu Mazen ha avanzato un’ulteriore richiesta per accettare di sedersi al tavolo delle trattative, e cioè che Netanyahu presenti preventivamente una mappa con i confini finali del futuro stato palestinese. L’ufficio del primo ministro israeliano ha respinto con forza quest’ennesima precondizione, spiegando che i confini sono proprio uno dei temi-chiave che devono essere negoziati (in base a quanto previsto da tutti gli accordi finora sottoscritti), ed anzi secondo Israele dovrebbero essere uno degli ultimi argomenti da definire. I rappresentanti israeliani si dicono convinti che Abu Mazen chiede una mappa dei confini al solo scopo di scatenare una polemica interna in Israele su quali insediamenti debbano rimanere dentro il paese e quali no.
L’alto diplomatico definisce il rapporto fra Netanyahu e Obama “molto buono”, aggiungendo che Obama “ha aperto una nuova pagina, e durante la sua recente visita in Israele ha dimostrato d’essere venuto come un vero amico”. Alcuni indicano nelle prossime elezioni per il Congresso americano del 2014 la ragione dell’abbraccio d’Israele da parte di Obama. L’opinione prevalente fra i funzionari israeliani, invece, è che l’amministrazione Obama abbia cambiato tono con Israele in conseguenza della cosiddetta “primavera araba”. “Netanyahu è pronto ad arrivare a un vero accordo di pace – dice il diplomatico – ma qui tutti sanno che in questo momento non ci sono interlocutori affidabili per questo obiettivo”. Mentre Israele è disposto a fare gesti e concessioni, Abu Mazen silura il processo. Il diplomatico indica, ad esempio, i continui tentativi di Abu Mazen di formare un governo unitario con Hamas, una mossa che precluderebbe seri negoziati di pace fra Israele e Autorità Palestinese.
Dice il funzionario israeliano che, a suo parere, la politica di Abu Mazen è solo quella di cercare di “rimanere al suo posto”: “Abu Mazen ha visto che, dopo il disimpegno israeliano (del 2005), nonostante la relativa forza di cui egli disponeva nella striscia di Gaza con 35.000 miliziani contro i 4.000 di Hamas, Hamas lo ha buttato fuori. Alla luce di quel che succede ora nei paesi arabi del Medio Oriente, Abu Mazen semplicemente non vuole che lo stesso gli accada in Cisgiordania”.

(Da: Yisrael Hayom, 28.4.13)

Nella foto in alto: il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme

Si veda anche:

L’Autorità Palestinese ribadisce il no a negoziati diretti senza le sue pre-condizioni. A nulla sono serviti gli appelli lanciati da Obama a Gerusalemme e Ramallah

http://www.israele.net/articolo,3696.htm

Abu Mazen ha scaricato il suo (unico) fuoriclasse. Fayyad aveva introdotto «il sistema di finanza pubblica più trasparente del mondo arabo»

http://www.israele.net/articolo,3716.htm

Cosa c’è dietro alla nuova retorica di Abu Mazen. Il Medio Oriente è cambiato al di là di ogni previsione rispetto a quando fu avviato il processo di pace

http://www.israele.net/articolo,3636.htm

Ma Abu Mazen è un partner credibile? I “Palestine Papers” rivelati un anno fa da Al-Jazeera offrono un’immagine completamente diversa

http://www.israele.net/articolo,3632.htm