Occhi chiusi su Hamas

Ignorare una brutta realtà non serve a farla scomparire.

Di Kenneth Bandler

image_3252Ignorare una brutta realtà non serve a farla scomparire. Anzi, è assai più probabile che una situazione problematica peggiori nel corso del tempo, per poi emergere in modi più complicati e dannosi, e questa è esattamente la condizione di Hamas che i leader del mondo e i mass-media più popolari preferiscono ignorare.
Anche se la striscia di Gaza farà verosimilmente parte del futuro stato palestinese che Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha formalmente chiesto alle Nazioni Unite di riconoscere unilateralmente (cioè, senza un accordo negoziato con Israele), né i molti paesi che hanno appoggiato il suo piano né gli editoriali dei mass-media che hanno sostenuto l’indipendenza palestinese hanno ritenuto di dover parlare di Hamas. Lo stesso Abu Mazen non ha nemmeno pronunciato il nome del suo socio Hamas, nei 45 minuti del suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, quando ha accenato al “raggiungimento della riconciliazione nazionale”. Con queste parole Abu Mazen faceva obliquamente riferimento all’accordo che lega Fatah e Hamas in un patto d’unità, da lui stesso firmato in una cerimonia al Cairo nel maggio scorso con Ismail Haniyeh, il “primo ministro” di Hamas che governa a Gaza. Quella elusiva unità è tuttora difficile che si concretizzi.
Hamas disprezza Abu Mazen, al quale non permette neppure di mettere piede nella striscia di Gaza dove vivono un milione e 600mila palestinesi che Abu Mazen sostiene di rappresentare. Per attuare l’accordo di unità, Hamas ha chiesto che venga rimpiazzato l’attuale primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad, nominato da Abu Mazen e gradito all’occidente, che ha guidato con successo la crescita economica e la creazione di istituzioni palestinesi in Cisgiordania. Lo stallo sulla formazione di un nuovo governo palestinese e sull’indicazione di una data per le nuove elezioni ha di fatto annullato gli sforzi di riconciliazione tra Fatah e Hamas.
Circa il processo di pace israelo-palestinese, la sbarramento posto da Hamas è ancora più deleterio. Pochi giorni prima che Abu Mazen partisse da Ramallah alla volta di New York, il portavoce di Hamas dichiarava senza mezzi termini che il presidente dell’Autorità Palestinese non rappresenta la striscia di Gaza. “Poiché nessuno ci ha consultato – affermava alla tv Al-Jazeera Ahmed Yousef, “vice ministro degli esteri” di Gaza – noi di Hamas non prendiamo sul serio tutta questa faccenda”. Altri capi di Hamas sono stati ancora più espliciti. Salah Bardawil, membro di Hamas del parlamento palestinese, ha ammonito Abu Mazen che la sua domanda alle Nazioni Unite significa “blindare il riconoscimento da parte palestinese del diritto ad esistere di Israele”. Haniyeh, il partner di Abu Mazen nell’accordo di riconciliazione con Hamas, non solo ha condannato la manovra alle Nazioni Unite, ma ha dichiarato di perseguire uno stato palestinese “senza cedere neanche un centimetro di Palestina né riconoscere Israele”. Il capo di Hamas ha anche ribadito che, per la sua organizzazione, l’occupazione non è iniziata nel 1967, ma nel 1948 con la nascita di Israele.
Paradossalmente, nell’opporsi apertamente alla strategia di Abu Mazen volta ad ottenere il riconoscimento unilaterale dall’Onu, Hamas si è trovata allineata con Israele e Stati Uniti, ma per ragioni diametralmente opposte. Mentre Israele continua a premere perché Abu Mazen torni ai negoziati diretti, Hamas persiste nel suo impegno a condurre una guerra terroristica che mini qualunque serio sforzo volto a far progredire la pace fra israeliani e palestinesi.
Per i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e per il resto del mondo, tutto questo non è certo una novità, salvo che hanno deciso coralmente di ignorare l’essenza di Hamas. Ma non è certo un caso se a suo tempo Unione Europea e Stati Uniti avevano formalmente definito Hamas un’organizzazione terroristica.
Le cose sarebbero potute andare in modo molto migliore. Quando Israele si ritirò completamente dalla striscia di Gaza nell’estate 2005 sgomberando civili, soldati e persino le tombe dei propri cari, i palestinesi si ritrovarono con un’occasione d’oro per iniziare a gettare le fondamenta di un futuro stato. Ma Hamas venne imbaldanzita dalla vittoria nelle elezioni parlamentari palestinesi del gennaio 2006. Entrata a far parte del governo dell’Autorità Palestinese, Hamas si ritrovò con la possibilità concreta di unirsi ad Abu Mazen nel processo diplomatico per la pace con Israele. Ma l’interpretazione estremista dell’islam che permea l’ideologia di Hamas non permette nessun cambiamento nella sua posizione di odio e violenza verso Israele. Hamas rifiutò di accogliere l’invito del Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) perché non intendeva rinunciare al terrorismo, né riconoscere Israele, né accettare gli accordi precedentemente firmati fra israeliani e palestinesi.
Le latenti tensioni palestinesi esplosero nel giugno 2007 quando Hamas prese violentemente il controllo della striscia di Gaza con una breve e spietata guerra fratricida. È stata una tragedia per i palestinesi e per la pace con Israele che incombe tuttora come un cattivo presagio sull’ipotetico stato palestinese. Un riconoscimento da parte dell’Onu non porrà fine a questo scontro intestino palestinese.
Anziché fare i conti con tali preoccupanti realtà palestinesi, i leader del mondo sembrano prestare attenzione a Gaza solo quando c’è qualche scontro che coinvolge Israele, come l’operazione militare anti-Hamas del gennaio 2009 o la flottiglia filo-Hamas del maggio 2010, senza prestare nessuna considerazione al ruolo di Hamas e alla minaccia costante che essa rappresenta per Israele, per l’Autorità Palestinese e per la sicurezza regionale. Hamas, con il supporto dell’Iran, ha accumulato migliaia di razzi e mortai e continua ad usarli contro le comunità civili del sud di Israele. Finché era al potere Hosni Mubarak, l’Egitto era allineato con Israele nel cercare di contenere Hamas. Oggi, con un confine più aperto a Rafah (fra striscia di Gaza e Sinai), con la diffusa illegalità nel Sinai e con la Fratellanza Musulmana sempre più sicura di sé, senza dubbio Hamas intravede la possibilità di stare ferma sulle sue posizioni.
Coerenza incrollabile e pazienza di lungo respiro sono i tratti caratteristici di Hamas. Ma i leader del mondo non dovrebbero esserne complici. Continuare a ignorare Hamas significa rendere un pessimo servizio a coloro che cercano veramente la pace fra arabi e Israele.

(Da: Jerusalem Post, 9.10.11)

Nella vignetta di Ben Sargent: Targa appesa a un muro di Gaza: Hamas – uffici governativi: Ministero per la distruzione di Israele – Ufficio per l’annientamento di Israele – Dipartimento per l’uccisione di israeliani – Agenzia per lo sterminio di Israele – Commissione per estirpare Israele – Ente per la cancellazione di Israele …

Si veda anche:

Un’istantanea dal futuro stato palestinese

http://www.israele.net/articolo,3241.htm

Hamas: “Sia chiaro: vogliamo tutta la terra senza lasciarne un centimetro a Israele”

http://www.israele.net/articolo,3200.htm