Olmert vuole il ritiro dalla Cisgiordania in un colpo solo

Peres propone un piano graduale in sei fasi

Da un articolo di Aluf Benn

image_1244Le modalità d’attuazione del piano di “convergenza” (concentrare gli insediamenti in pochi grandi blocchi a ridosso della Linea Verde) non sono state ancora decise, ma sono oggetto di dibattito all’interno del governo israeliano e non saranno verosimilmente definite prima che si svolga un incontro fra il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
Olmert è contrario all’idea di attuare la convergenza per gradi e preferisce che il piano venga applicato in un colpo solo. Tenendo presente che il piano di convergenza, che richiede lo sgombero di numerosi insediamenti dalla Cisgiordania, comporta significativi costi politici, economici e sociali, Olmert preferisce una crisi interna unica e concentrata anziché più crisi minori trascinate nel tempo. Secondo la valutazione del primo ministro israeliano, il sostegno e il riconoscimento da parte della comunità internazionale che Israele riceverebbe in cambio di un grande passo sarebbero maggiori di quanto ottenibile con una serie di passi minori.
Prima di recarsi a Washington, all’inizio di maggio, Olmert avrebbe respinto una dettagliata proposta, avanzata dal vice primo ministro Shimon Peres, che ipotizza invece un’attuazione della convergenza in sei fasi.
Secondo la proposta di Peres, la prima fase comporterebbe lo sgombero solo da due piccoli insediamenti nel nord della Cisgiordania, con scarsa popolazione. Ciò permetterebbe a Israele di trasferire un’area relativamente ampia al controllo palestinese guadagnando nello stesso tempo un significativo appoggio internazionale. Peres dubita che il governo sia in grado di sgomberare 60-80mila israeliani dalla Cisgiordania in un colpo solo, e che possa reggere ai grandi costi che un tale ritiro prevedibilmente comporterebbe. Secondo Peres, se il disimpegno dalla striscia di Gaza, che interessava 8.000 israeliani, ha richiesto un anno di preparazione e spese per 10 miliardi di shekel (1,7 miliardi di euro), il previsto sgombero dalla Cisgiordania richiederebbe dieci anni e 100 miliardi di shekel.
Olmert aveva già sostenuto una manovra più ampia in occasione del disimpegno da Gaza, suggerendo al suo predecessore Ariel Sharon di sgomberare 17 insediamenti dalla Cisgiordania settentrionale anziché i quattro che furono sgomberati. Anche in quel caso, la motivazione di Olmert era quella di evitare una serie di crisi nazionali interne. La proposta avanzata allora da Olmert di fatto avrebbe portato allo sgombero di tutti li insediamenti che sorgono nell’area che va da Jenin a Ramallah.
Sharon era incerto, ma alla fine accolse la richiesta dell’amministrazione Bush di sgomberare solo quattro insediamenti nel nord della Cisgiordania per evitare il possibile dilagare dell’anarchia fra i palestinesi. In effetti, funzionari dell’amministrazione americana avevano espresso molti dubbi sulla capacità dell’Autorità Palestinese di assorbire un’area così vasta nella quale avrebbe dovuto assumere ogni responsabilità su sicurezza e ordine pubblico.
Il ministro della giustizia Haim Ramon ritiene invece che le considerazioni su come attuare il piano di convergenza debbano basarsi unicamente sulle necessità operative. Secondo Ramon, l’impatto diplomatico e politico delle modalità dello sgombero sarà secondario una volta presa la decisione definitiva su dove dovranno correre i confini.

(Da: Ha’aretz, 1.06.06)

Sul piano di “convergenza”, vedi anche:
La diciassettesima Knesset

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1161&section_cat=18