Ottimismo dettato dalla storia

Almeno un giorno all’anno dovremmo ricordare com’erano le cose, qui, 60 anni fa

di Hanoch Daum

image_2804Ogni tanto è necessario farlo: chiudere gli occhi e lasciarsi guidare indietro nel tempo dall’immaginazione. Per un momento dovremmo tornare al passato, a prima che qui venisse edificato lo stato d’Israele così com’è oggi: tornare all’angoscia senza difese di fronte ai primi terroristi, all’epoca delle restrizioni economiche, alle malattie delle paludi malariche, alla mancanza di appoggi internazionali, all’enorme divario che c’era fra le persone che da così tanti posti diversi arrivavano qui, in questo fazzoletto di terra circondato da nemici.
Dovremmo tornare con quelle famiglie che arrivavano qui senza niente, alcune a seguito di un incommensurabile trauma patito in Europa. Dovremmo ripensare a tutte quelle persone: al pochissimo che avevano, e a tutto ciò che osavano sognare.
Quale persona sana di mente ci avrebbe mai creduto, allora, se le avessimo detto che sessantadue anni dopo Israele sarebbe diventato una paese moderno e forte in così tanti campi? Chi ci avrebbe creduto se avessimo detto loro che Israele si sarebbe guadagnato grande stima e che sarebbe diventato un paese leader nella scienza, nella medicina, nella tecnologia? Era mai possibile immaginare una situazione in cui Israele è visto come una potenza militare e nucleare? Uno stato che vanta una delle economie più sviluppate del mondo?
Va bene essere turbati per gli scandali da corruzione e per lo stallo diplomatico, va bene levare lamenti e proteste per le continue diatribe fra laici e ortodossi. Ma bisognerebbe essere profondamente ingrati per non riconoscere che qui è accaduto qualcosa di meraviglioso, che qui ha avuto luogo un vero e proprio miracolo: qui nella nostra madrepatria; senza riconoscere che siamo riusciti a superare una delle più terrificanti tragedie e a dare ai nostri figli sicurezza e uno stato indipendente, sole e spiagge, una cultura originale e una lingua viva che continua ogni giorno a rinnovarsi.
Nietzsche una volta ebbe a dire, probabilmente in uno dei suoi momenti di depressione, che non esistono fatti ma solo interpretazioni. Ebbene, la giornata dell’indipendenza è quella in cui dovremmo lasciar perdere, anche solo per un momento, l’arcigno commentatore che è dentro ciascuno di noi, e semplicemente guardare ai fatti: guardare a questo paese, che ospita più di sette milioni di persone; uno stato democratico ed evoluto, pervaso di responsabilità reciproca. Dovremmo guardare alle sue industrie, all’agricoltura, alle forze armate, alle forze di sicurezza, al sistema educativo, alle nostre università, ai nostri asili, alle belle case di Galilea, al sistema giudiziario, e ai tanti libri che vengono pubblicati ogni anno. Dovremmo guardare tutto questo e sorridere.
Si dice che Ariel Sharon talvolta andasse a sedere sulla cima di una collina, nel suo ranch del Sicomoro, per starsene là da solo a pensare. David Ben-Gurion venne fotografato mentre meditava a testa in giù, Theodor Herzl mentre guardava l’orizzonte affacciato al balcone. Dare uno sguardo al mondo non è evidentemente cosa facile. Riuscire a guardare al di là degli impedimenti temporanei e dei patemi momentanei non è facile, ma è indispensabile: abbiamo la possibilità, e in grande misura il dovere, di riconoscere quanto c’è di positivo.
Per tutto l’anno siamo duri con noi stessi, coi nostri leader, col nostro stato. Facciamo un sacco di critiche. Ma la giornata dell’indipendenza è una giornata diversa, è la giornata che ci permette di ammettere ciò che è difficile confessare ad alta voce, ed anche sussurrare senza che nessuno ci senta: ci sono buoni motivi per essere ottimisti.

(Da: YnetNews, 04.20.10)

Nelle foto in alto: immigrati ebrei in un centro profughi a Talpiot nel 1958 – Talpiot oggi

Si veda anche:

Israele, 60 anni: Il diritto di esistere: la legittimità di Israele non è sospesa a mezz’aria in attesa che un re saudita, un rais arabo (o palestinese) o un autocrate musulmano la concedano graziosamente

http://www.israele.net/sezione,,2075.htm