Perché Abu Mazen vuole tornare all’Onu a settembre

Uno stratagemma per distogliere l’attenzione dalla sua fallimentare gestione interna.

Di Khaled Abu Toameh

image_3514Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) va dicendo che a settembre tenterà di nuovo di ottenere unilateralmente (cioè senza negoziato né accordo con Israele) il riconoscimento alle Nazioni Unite di uno stato palestinese.
Un analogo tentativo fatto da Abu Mazen nel settembre dello scorso anno era fallito non essendo riuscito ad assicurarsi il voto favorevole della maggioranza dei membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Questa volta, però, Abu Mazen dice che si rivolgerà direttamente all’Assemblea Generale, dove i palestinesi godono dell’appoggio automatico di più di 130 paesi, con la richiesta di riconoscere lo stato palestinese come “stato non-membro” delle Nazioni Unite (uno status analogo a quello del Vaticano, per ottenere il quale basta la maggioranza semplice dei 193 membri dell’Assemblea Generale, by-passando il Consiglio di Sicurezza). A fine luglio Abu Mazen ha anche riscosso il sostegno della Lega Araba per questo suo nuovo tentativo di ottenere un riconoscimento unilaterale come entità statale indipendente da parte delle Nazioni Unite.
I rinnovati sforzi di Abu Mazen alle Nazioni Unite costituiscono un tentativo di coprire i suoi ripetuti fallimenti sul piano interno.
Innanzitutto il presidente palestinese ha in programma di recarsi a New York in un momento in cui non può nemmeno raggiungere la sua residenza privata nella striscia di Gaza, che è occupata da Hamas. Molti palestinesi reputano Abu Mazen responsabile della persistente lotta di potere con Hamas, un conflitto che dura da cinque anni e che ha portato alla creazione di fatto di due entità palestinesi separate: una in Cisgiordania e l’altra nella striscia di Gaza. Sostengono, infatti, che è stato il rifiuto di Abu Mazen di accettare i risultati delle elezioni parlamentari del 2006, che avevano visto Hamas conquistare la maggioranza dei voti, ciò che ha scatenato il conflitto tuttora in corso con il movimento islamista, e che alla fine ha portato alla violenta espulsione dell’Autorità Palestinese dalla striscia di Gaza. I continui tentativi di vari paesi arabi di porre fine al contrasto fra Hamas e la fazione Fatah di Abu Mazen non hanno finora sortito alcun risultato. La maggior parte dei palestinesi dubita che le due parti siano in grado di superare la loro spaccatura nel prevedibile futuro. I palestinesi dovranno convivere per parecchi anni con i due stenterelli. Dunque Abu Mazen intende recarsi alle Nazioni Unite a chiedere il riconoscimento di uno stato palestinese mentre il suo popolo ha già di fatto due entità distinte, due primi ministri e due governi.
L’annuncio della prevista visita di Abu Mazen a New York coincide inoltre con un rapporto pubblicato a fine luglio dalla Banca Mondiale secondo il quale, a causa della pesante dipendenza dei palestinesi dagli aiuti esteri (e degli sprechi e inefficienze nella loro gestione), la recente crescita registrata nell’economia palestinese è in realtà insostenibile. I rinnovati sforzi di Abu Mazen di ottenere il riconoscimento all’Onu coincidono anche con quella che i rappresentanti palestinesi descrivono come la peggiore crisi finanziaria che si sia trovato ad affrontare il governo del primo ministro Salam Fayyad. A causa di questa crisi, il governo Fayyad non è stato in grado di pagare stipendi interi ai suoi 150.000 dipendenti.
Anziché dedicare i suoi sforzi a risolvere la crisi finanziaria e porre fine alla lotta di potere con Hamas, Abu Mazen ha deciso che gli conveniva tornare all’Onu a innescare un altro (inutile) duello con gli Stati Uniti. Evidentemente imbarcandosi in una nuova “avventura” alle Nazioni Unite spera di distogliere l’attenzione dai suoi problemi domestici. Da adesso sino a fine settembre spera di tenere tutti occupati con la sua nuova richiesta all’Onu di indipendenza unilaterale. Ai dipendenti pubblici palestinesi che non ricevono stipendi interi verrà detto di starsene tranquilli perché il loro presidente è troppo impegnato a condurre una “intifada diplomatica” all’Onu contro Stati Uniti e Israele. A Hamas verrà detto di starsene quieta e smetterla di criticare il presidente giacché Abu Mazen sta “combattendo nell’arena internazionale” per ottenere il riconoscimento di uno stato palestinese da parte dell’Onu.
La decisione di Abu Mazen di tornare alle Nazioni Unite è poi connessa alle crescenti critiche verso la sua leadership che circolano fra i palestinesi, compresi ex alti rappresentanti dell’Autorità Palestinese che accusano lui e i suoi figli d’essere immischiati in scandali di corruzione.
Infine, i membri delle Nazioni Unite dovrebbero chiedere ad Abu Mazen, quando sbarcherà a New York, se ha davvero un mandato da parte del suo popolo a parlare e agire in suo nome. I termini del mandato di Abu Mazen sono scaduti nel gennaio 2009, un termine che non gli ha impedito di continuare a presentarsi come il legittimo leader dei palestinesi.
La decisione di Abu Mazen di tornare alle Nazioni Unite non è altro che uno stratagemma per sottrarsi ai problemi interni. Ed è anche un modo per cercare di estorcere ad americani ed europei altri fondi da convogliare nelle sue casse. Il ricatto (neanche tanto implicito) di Abu Mazen è chiaro: datemi più denaro o faccio il cattivo e inoltro un’altra richiesta alle Nazioni Unite.

(Da: gatestoneinstitute.org, 2.8.12)

Nella foto in alto: Khaled Abu Toameh, autore di questo articolo

Si veda anche:

Le tante contraddizioni del signor Abu Mazen

http://www.israele.net/articolo,3333.htm

Uno tsunami in un bicchier d’acqua

http://www.israele.net/articolo,3236.htm