Perché Hamas non vuole lo scambio

Scarse le probabilità che i terroristi accettino di liberare presto Gilad Shalit

Da un articolo di Guy Bechor

image_2544[…] Al di là di tutte le voci e le manovre, quali sono le probabilità realistiche di ottenere la liberazione di Gilad Shalit? Ben poche, purtroppo. Vediamo perché.
1. Gilad Shalit rappresenta oggi il principale e forse l’unico punto forte in mano a Hamas. È lui ciò che ha permesso a Hamas di trasformarsi da una banda di terroristi in una “rispettabile” organizzazione che spinge politici internazionali a incontrare i suoi rappresentanti: apparentemente per uno scopo “umanitario”, ma solo un ingenuo potrebbe crederlo davvero. I negoziati su Shalit permettono a Hamas di far entrare e uscire da Gaza alti esponenti dell’organizzazione, di mandarli in Egitto e in Siria, di garantir loro immunità da tentativi di uccisioni mirate ecc. Chiunque con un po’ di sale in zucca non rinuncerebbe a un tale asso nella manica. Israele, con il suo desiderio di arrivare a uno scambio, non ha fatto che rafforzare questo vantaggio, rendendolo sempre più prezioso.
2. L’Egitto ha promesso che non aprirà il valico di Rafah al confine con la striscia di Gaza finché Shalit sarà in cattività, per impedire che l’ostaggio possa essere trasportato di nascosto in territorio egiziano. Così Shalit è diventato la polizza d’assicurazione egiziana per garantirsi che Gaza rimanga ben separata dall’Egitto.
3. La disponibilità di Israele a scarcerare anche Marwan Barghouti, nell’eventuale scambio, ha preso di sorpresa Hamas. Dopotutto, il movimento islamista aveva messo quel nome della lista dei detenuti da scarcerare al solo scopo di intralciare i colloqui, senza credere per un solo momento che Israele avrebbe potuto accettarlo. Si pensa davvero che Hamas desideri ottenere la scarcerazione del suo più grande nemico, mettendoli così in condizione di predisporre Fatah ad impegnarsi in un’azione militare contro Hamas?
4. Per Hamas, Shalit e i detenuti palestinesi non sono la questione numero uno, non sono nemmeno una questione prioritaria. Ben più in alto, nell’agenda di Hamas, stanno la questione del governo d’unità palestinese, che non vedrà la luce, e la questione dei valichi d’accesso alla striscia di Gaza. Finché queste questioni restano bloccate, anche i colloqui sullo scambio ostaggio/detenuti resteranno a un punto morto.
5. Hamas è letteralmente terrorizzata dall’enorme risentimento che scaturirà dallo scambio quando salterà fuori che i detenuti che sarà riuscita a far scarcerare saranno 1.400, e non i 12.000 che aveva promesso. I famigliari di ogni detenuto palestinese sono assolutamente convinti che il loro congiunto figuri tra quelli che saranno scarcerati, il che costituisce una seria minaccia per Hamas e la sua popolarità. Ecco perché preferisce che i detenuti restino dove sono. Hamas sa che Mahmoud Abbas (Abu Mazen) avrebbe solo da guadagnare dall’enorme malcontento che n deriverebbe.
6. Nel momento in cui lo scambio fosse completato, Hamas perderebbe tutta la sua fama sui mass-media. Si consideri come Hezbollah è scomparso dai mass-media: senza ostaggi e senza il loro estremo sforzo per stare appiccicati a Israele, i mass-media non hanno interesse in questi movimenti. Hamas non gradisce questo possibile sviluppo.
7. Alti esponenti di Hamas sono attualmente detenuti in Israele. Se venissero scarcerati, l’equilibrio di potere fra Hamas all’interno e i suoi capi all’estero potrebbe cambiare a favore del gruppo all’interno. Khaled Mashaal, Musa abu-Marzuk e altri capi di Hamas che stanno a Damasco considerano questa eventualità una minaccia alla loro leadership. Sotto questo punto di vista, Israele fa loro un favore tenendo in carcere parte della effettiva dirigenza dell’interno.
8. Gli israeliani si lacerano fra loro tra chi preme perché il governo ottenga la liberazione di Shalit “ad ogni costo” e chi non accetta questa impostazione; gli uni fanno manifestazioni, gli altri protestano per il motivo opposto. Hamas si compiace di tale spettacolo.
9. In Israele c’è chi si illude che aggiungendo questo o quel nome alla lista dei detenuti da scarcerare, l’affare verrebbe risolto. Hanno mandato gli emissari Ofer Dekel e Amos Gilad, si sono gingillati con gli elenchi di nomi, ma questa non è mai stata una eventualità realistica. Hamas si gioca ben più consistenti interessi che non una lista di nomi, i quali comunque in questo momento non sono poi così importanti.
10. Infine, bisogna capire che un’organizzazione come Hamas ha bisogno di essere in conflitto con Israele: questa è la sua ragion d’essere. Tenere un soldato israeliano in ostaggio rafforza il suo aggressivo ethos islamista. Un soldato israeliano in ostaggio costituisce la migliore rappresentazione della sua lotta senza quartiere contro Israele e della capacità di Hamas di mettere in difficoltà e sconfiggere Israele. Senza Gilad Shalit, Hamas sarebbe costretta a combattere davvero Israele, cosa che in questo momento non ha nessuna voglia di fare.

(Da: YnetNews, 3.07.09)

Nella foto in alto: Hamas si fa beffe a Gaza delle sofferenze dell’ostaggio Gilad Shalit e dei suoi famigliari. Nell’immagine: un mural che lo dipinge nel 2036, invecchiato, dopo trent’anni in cattività. Martedì la tv di Hamas ha trasmesso un cortometraggio a cartoni animati che deride Gilad Shalit, mostrandolo incatenato alla parete della cella di una prigione mentre supplica d’essere liberato. Sequestrato in territorio israeliano nel giugno 2006, da allora Shalit non è stato più visto e Hamas ha impedito qualunque contatto anche attraverso la Croce Rossa.
Vedi anche: “Spettacolo ripugnante”

http://www.israele.net/articolo,2345.htm