Prigionieri, detenuti, ostaggi

Le parole sono pietre: per questo noi di www.israele.net le usiamo con cognizione di causa.

Gilad Shalit e, sotto, un detenuto palestinese subito dopo il loro rispettivo rilascio

Molti mass-media e commentatori parlano in questi giorni di “scambio di prigionieri” fra Israele e Hamas. Qualcuno potrà essersi chiesto come mai noi di www.israele.net, invece, parliamo sempre di “scarcerazione di detenuti palestinesi in cambio del rilascio dell’ostaggio israeliano”. Ebbene, è presto spiegato.
I 1.027 palestinesi che stanno uscendo di prigione in queste ore sono tutte persone a suo tempo arrestate, incriminate, processate da un tribunale regolare con accusa e difesa (e facoltà di ricorso alla Corte Suprema), infine condannate a varie pene detentive per specifici reati previsti dal codice penale. Si tratta dunque di detenuti, che possono essere scarcerati in anticipo soltanto mediante un provvedimento di grazia firmato dal presidente dello Stato (in questo caso, Shimon Peres).
Viceversa, Gilad Shalit è un soldato di leva israeliano che venne ferito e catturato mentre era in servizio di guardia al confine internazionale d’Israele con la striscia di Gaza, con un’incursione compiuta a freddo su territorio israeliano il 25 giugno 2006 (vale a dire un anno dopo che Israele aveva ritirato da Gaza tutti i suoi civili e militari) per poi essere trattenuto in isolamento e usato come ostaggio e arma di ricatto, nel totale disprezzo di tutte le norme previste dalle convenzioni internazionali a tutela dei prigionieri di guerra.
Al momento del suo rilascio, vari portavoce di Hamas si sono vantati d’aver trattato Shalit “in conformità con le prescrizioni dell’islam”, mentre i detenuti palestinesi scarcerati si lamentano delle “durissime condizioni” di detenzione patite nelle carceri israeliane. Diamo dunque uno sguardo alla realtà dei fatti.

Isolamento. Stando alle prime informazioni, sappiamo che nei cinque anni e mezzo di cattività Shalit non ha potuto vedere praticamente altri essere umani che non fossero i suoi sequestratori, verosimilmente sempre a volto coperto, e che ha potuto solo saltuariamente assistere a programmi radio e tv di alcune emittenti propagandistiche arabe. Viceversa, i detenuti palestinesi in Israele convivono e socializzano fra loro tanto che hanno anche elaborato importanti documenti politici, hanno accesso a una decina di canali televisivi naturalmente anche arabi, e usufruiscono di giornali e libri tanto che diversi di loro intraprendono o proseguono gli studi durante la detenzione. Ad esempio, Samir Kuntar, il terrorista libanese personalmente responsabile dell’assassinio di un padre e delle due figlie di 4 e 2 anni (scarcerato da Israele nel 2008 in cambio delle spoglie dei soldati israeliani Goldwasser e Regev sequestrati e uccisi da Hezbollah), durante gli anni di carcere in Israele ha sposato un’araba-israeliana attivista pro-detenuti, da cui poi ha divorziato, e si è laureato in scienze politiche e sociali alla Open University of Israel.

Attività fisica. L’estremo pallore di Shalit al momento del suo rilascio e le sue evidenti difficoltà a sopportare la luce del sole e persino a scendere i pochi gradini della scaletta dell’elicottero indicano che è stato tenuto recluso per anni in un ambiente buio e ristretto, circostanza confermata dalle prime dichiarazioni del padre Noam. Viceversa, i detenuti palestinesi in Israele possono praticare ogni giorno attività fisica all’aperto, e partecipare a sessioni di preghiera e insegnamento religioso.

Visite e contatti. Nessuno ha potuto incontrare Gilad Shalit in cinque anni e mezzo di prigionia, nemmeno i rappresentati della Croce Rossa. In Israele, i famigliari dei detenuti palestinesi possono incontrare i loro parenti ogni due settimane nei parlatori attrezzati, e i detenuti possono fisicamente abbracciare i bambini fino all’età di 8 anni. In cinque anni e mezzo, Shalit ha potuto far pervenire ai famigliari un solo filmato, un messaggio audio e tre lettere (in gran parte dettate dai suoi sequestratori). Viceversa, i detenuti palestinesi in Israele incontrano regolarmente i loro avvocati, vengono visitati dai rappresentanti della Croce Rossa e hanno diritto a spedire fino a quattro lettere al mese.

Trattamento medico. Gilad, i cui occhiali da miope sono andati perduti durante la cattura, è arrivato in Israele senza occhiali. Secondo alcuni esperti, se ha trascorso anni senza la minima correzione, la sua vista può aver subito danni permanenti. Inoltre, stando alle prime dichiarazioni del padre, Shalit porta le conseguenze di ferite da schegge non curate in modo adeguato. Viceversa, i detenuti palestinesi in Israele hanno diritto a visite e cure mediche regolari, compresi trattamenti odontoiatrici ed esami oculistici.

Alimentazione. Ad oggi non si hanno ancora notizie della quantità e qualità dell’alimentazione che Shalit ha avuto in cattività. Quello che si è visto è che è tornato a casa vistosamente debole e magro. Ai detenuti palestinesi in Israele sono garantiti tre pasti completi al giorno, e possono ricevere in carcere fino a 1.200 shekel (circa 240 euro) al mese, da varie organizzazioni, da spendere nello spaccio interno del penitenziario.

(Da: israele.net, YnetNews, 19.10.11)

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