Primo: evitare la guerra

Che non è la stesso di perseguire la pace. E molto dipende da Obama

di Ari Shavit

image_2807Scoppierà la guerra quest’estate? In Israele la gente preferisce ancora credere che le potenze che vogliono stabilizzare il Medio Oriente siano più forti di quelle che lo vogliono destabilizzare. Ha fiducia nella deterrenza che sembra essere stata conseguita a nord e a sud con la seconda guerra in Libano (estate 2006) e la campagna anti-Hama a Gaza (gennaio 2009). Tuttavia, re Abdullah di Giordania non è l’unico che paventa il rischio di una guerra per l’estate. Altre personalità internazionali che conoscono bene questa regione temono un’improvvisa escalation militare. Non si può sapere quando scoppierà la prossima guerra, dicono, né dove. Ma il Medio Oriente è diventato una polveriera. Tra l’estate 2010 e l’estate 2011 la polveriera potrebbe prendere fuoco.
Lo scenario di guerra maggiore è quello di un conflitto con l’Iran. Se l’anno prossimo gli Stati Uniti o Israele dovessero ricorrere alla forza contro i piani nucleari iraniani, l’Iran attaccherebbe di rimando. L’attacco iraniano sarebbe sia diretto che indiretto. I suoi attacchi indiretti li farebbe Hezbollah. Alla reazione d’Israele, la Siria non potrebbe tenersi fuori. Una guerra fra Israele, Iran, Siria e Hezbollah sarebbe completamente diversa da tutte le guerre che abbiamo conosciuto in passato. Centinaia di missili si abbatterebbero su Tel Aviv, migliaia di persone resterebbero uccise. Centinaia di missili colpirebbero le basi delle forze aeree e i centri di comando delle Forze di Difesa israeliane, e verrebbero uccisi centinaia di soldati. La schiacciante controffensiva israeliana seminerebbe devastazioni a Beirut e Damasco. Israele vincerebbe, ma a caro e dolorosissimo prezzo.
Il secondo scenario di guerra è quello di una riconciliazione con l’Iran. Se l’anno prossimo il presidente Usa Barack Obama agirà con l’Iran come George W. Bush ha agito con la Corea del Nord, l’Iran diventerà nucleare. Se Obama impedirà a Israele di intervenire contro il nucleare iraniano né lo farà lui stesso, l’Iran diventerà una potenza dominante in Medio Oriente. Il risultato sarà una perdita di rispetto per gli Stati Uniti in tutto il mondo sunnita, e una perdita di inibizioni nel mondo sciita ed estremista, soprattutto nei confronti si Israele. A quel punto potrebbe esplodere un grave conflitto tra Israele e Hamas, Israele e Hezbollah e forse fra Israele e Siria. E potrebbe verificarsi un violento deterioramento dei rapporti fra Israele e tutti i suoi vicini.
La perdita dell’egemonia strategica americana significherebbe per i nemici dell’occidente poter sconvolgere il Medio Oriente. La perdita del monopolio strategico di Israele si tradurrebbe in attacchi contro di esso da parte di nemici vecchi e nuovi. L’era della relativa calma che ha caratterizzato i rapporti arabo-israeliani negli ultimi 35 anni sarebbe finito per sempre.
La conclusione è chiara: l’obiettivo vitale, in questo momento in Medio Oriente, è quello di evitare la guerra. Che non è la stesso di perseguire la pace. Talvolta, anzi, è proprio il tentativo di raggiungere una pace irraggiungibile che fa scoppiare la guerra.
Nella delicata situazione attuale, non ci si può permettere illusioni né errori. Non si deve lasciare che la correttezza politica provochi un disastro di proporzioni storiche. E quando si tolgono dagli occhi le lenti della correttezza politica, emerge un quadro chiaro. Per prevenire la guerra in Medio Oriente, gli Stati Uniti e Israele devono mostrare forza e generosità, deterrenza e moderazione. Insieme, possono promuovere un processo diplomatico cauto e graduale che indebolisca gli estremisti della regione, rafforzi i moderati e tenga sotto controllo l’Iran. Devono preservare quell’alleanza democratica che ha garantito la stabilità in Asia occidentale per due generazioni.
La responsabilità principale ricade oggi sugli Stati Uniti. Il governo Netanyahu ha fatto molti errori nell’ultimo anno, ma ne ha fatti tanti anche l’amministrazione Obama. Ha sprecato quindici mesi preziosi alla ricerca di un dialogo con l’Iran senza imporre sanzioni e coltivando l’illusione di una pace immediata fra israeliani e palestinesi. Le pressioni apertamente unilaterali che Washington ha esercitato su Gerusalemme hanno sia allontanato la pace che avvicinato la guerra. Pertanto, se l’amministrazione Obama non vuole che la prossima guerra passi alla storia col suo nome, deve urgentemente mutare politica. A Israele deve chiedere il possibile, non l’impossibile. Deve esigere dall’Iran ciò che è essenziale. E deve far mostra di una leadership determinata e misurata, che impedisca la guerra oggi e conduca alla pace domani.
Il vulcano che ha eruttato la scorsa settimana in Islanda non è nulla in confronto al vulcano che potrebbe erompere in Medio Oriente nel prossimo futuro. Ma qui il vulcano è di natura umana: gli uomini lo alimentano, gli uomini lo possono raffreddare. La vita di centinaia di migliaia di persone potrebbe dipendere dalla saggezza e dall’attenta considerazione di uno solo: Barack Obama.

(Da: Ha’aretz, 22.4.10)

Si veda anche:

Se Obama esige che Israele abdichi alla sovranità sui quartieri ebraici di Gerusalemme, perché mai i palestinesi dovrebbero pretendere di meno?

http://www.israele.net/sezione,,2806.htm

Chi ha da temere dalla bomba israeliana? Solo chi vorrebbe avere mano libera per una guerra totale contro Israele

http://www.israele.net/sezione,,1401.htm

Il 1967 di Barack Obama

http://www.israele.net/articolo,2802.htm