Rapporto sull’antisemitismo nel mondo arabo-islamico

Un tempo importato dall’Europa, ora è diventato un prodotto d’esportazione specificamente islamico

image_2087L’antisemitismo nel mondo islamico sta crescendo per portata ed estremismo sino al punto di diventare una concreta minaccia strategica per Israele. È quanto emerge da un rapporto di 180 pagine pubblicato martedì scorso dall’Intelligence and Terrorism Information Center (ITIC) israeliano. Secondo il rapporto, crescendo intere generazioni di musulmani in un profondo odio verso Israele e gli ebrei, questa forma di antisemitismo attivamente promosso da molti stati mediorientali frena di fatto il processo di pace e gli sforzi volti a normalizzare i rapporti fra Israele e i paesi a maggioranza islamica. Esso inoltre getta le basi per la giustificazione intellettuale di programmi politici “eliminazionisti”.
“Non è un semplice pregiudizio – spiega il direttore del Centro, Reuven Erlich, alla guida del team di ricercatori che ha lavorato al rapporto – E’ un pregiudizio pernicioso perché non è teorico: è istigazione ideologica da parte di nazioni e organizzazioni dotate degli strumenti pratici per tradurlo in azione concreta”.
Facendo seguito ad un analogo rapporto pubblicato nel 2004, lo studio presenta un’analisi globale delle manifestazioni anti-ebraiche nel mondo musulmano, con particolare attenzione all’Iran e ai paesi arabi. Presenta inoltre un approfondimento sulla percezione della minaccia all’interno dell’establishment dell’intelligence israeliana. L’Intelligence and Terrorism Information Center opera sotto l’egida dell’Israel Intelligence Heritage and Commemoration Center (IICC), l’ente ufficiale per la memoria dei caduti nei servizi di sicurezza israeliani, presieduto dall’ex capo del Mossad Efraim Halevy. I rapporti del Centro sono molto letti dai politici israeliani.
Uno dei più preoccupanti risultati dello studio è il passaggio, negli ultimi tre decenni, dell’antisemitismo da precedenti versioni europee a radici unicamente islamiche. Pur non abbandonando le classiche calunnie dell’Europa cristiana su cospirazioni segrete ebraiche, omicidi rituali di bambini non ebrei e altre false accuse sulla malvagità ebraica, l’antisemitismo nel mondo musulmano fa ricorso sempre più spesso a temi di odio anti-ebraico suoi propri, specificamente islamici, attraverso recenti interpretazioni della storia e delle scritture musulmane.
Dalla narrazione coranica di una ebrea che tentò di avvelenare Maometto alle conflittuali relazioni fra Maometto e le tribù ebraiche d’Arabia, i gruppi e i pensatori estremisti islamici traggono motivi per la loro retorica estremista antisemita, divenuta sempre più popolare nel pubblico musulmano soprattutto in Iran e nei paesi arabi. Utilizzando testi coranici molto noti, questi gruppi hanno elaborato tutta una teoria sulle “innate caratteristiche negative” degli ebrei e l’insegnamento di un paradigma di lotta permanente fra musulmani ed ebrei. Obiettivo di questo antisemitismo “islamizzato”, secondo il rapporto, è quello di trasferire il conflitto arabo-israelo-palestinese da un contesto nazionale e territoriale, che potrebbe essere risolto con un compromesso, in una “lotta storica, culturale ed esistenziale per la supremazia dell’islam”.
La ricerca ha preso in esame libri, quotidiani, trasmissioni radio-televisive e siti internet, oltre agli studi di centri di ricerca che seguono il discorso antiebraico nel mondo islamico come MEMRI (Middle East Media and Research Institute) e ADL (Anti Defamation League).
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, i crescenti sentimenti antisemiti europei vennero esportati nelle terre islamiche attraverso i contatti diplomatici e commerciali. Spinto dell’opposizione al sionismo e ideologicamente rafforzato dalla propaganda e dal sostegno nazista, nel corso del XX secolo l’antisemitismo musulmano si è trasformato in un fenomeno così diffuso che oggi si possono tranquillamente acquistare testi esplicitamente antisemiti in ogni città araba, anche nei paesi dove non rimane quasi nessun ebreo.
Il gruppo di ricerca non si è occupato della “istigazione anti-israeliana”, precisa Erlich, ma solo di esplicito antisemitismo. “Ma quando si leggono questi articoli o si ascoltano questi discorsi, la terminologia (fra ebrei, sionisti e israeliani) è mescolata e sovrapposta al punto che spesso è impossibile capire dove sia antisionismo e dove anti-ebraismo”.
Secondo il rapporto, gli ultimi dieci anni hanno visto nel mondo islamico una vera e propria esplosione della letteratura antisemita che intenzionalmente confonde Israele e popolo ebraico, e viene diffusa in tutto il mondo da libri, radio, televisione, giornali, vignette e forum internet: un discorso pubblico che arriva anche al di fuori delle terre islamiche,, raggiungendo una vasta audience di musulmani in occidente.
“Fino a circa 10-15 anni fa – continua Erlich – l’antisemitismo era importato nel mondo arabo-islamico dall’Europa. Traducevano in arabo i Protocolli dei Savi di Sion e il Mein Kampf. Ma negli ultimi 10-15 anni si è avuto un profondo cambiamento. Oggi non è più un prodotto di importazione, bensì di esportazione. Ciò richiede ulteriori ricerche giacché non abbiamo accesso alle moschee in Europa, ma siamo convinti che l’esportazione dei miti e delle politiche antisemite in Europa sta avendo effetto sulle comunità musulmane europee”.
I Protocolli, il noto falso zarista, vecchio di cento anni, che fra gli altri “crimini” accusa gli ebrei di aver fomentato il liberalismo organizzando le rivoluzioni americana e francese, viene continuamente ripubblicato in Egitto, Siria, Iran e altri paesi.
Il rapporto riscontra ben pochi interventi da parte dei governi nel mondo musulmano, ma anche in occidente, intesi a contrastare il fenomeno: le limitazioni all’emittente televisiva di Hezbollah Al-Manar vengono citate come l’eccezione che conferma la regola.
Al cuore dell’ondata di antisemitismo islamico sta l’Iran, con il sostegno del regime alla negazione della Shoà, l’accoglienza data ad antisemiti dichiarati un po’ da tutto il mondo, e gli appelli ufficiali per la distruzione di Israele da parte di molti leader del paese. “L’Iran – si legge nel rapporto – è il primo esempio di questo tipo dopo la Germania nazista in cui uno stato adotta ufficialmente un’attiva politica antisemita come strumento per promuovere i suoi interessi nazionali”. Sebbene l’Iran non neghi del tutto che degli ebrei siano stati uccisi durante la seconda guerra mondiale, il regime cerca di minimizzare le dimensioni della Shoà allo scopo di erodere il sostegno in occidente all’esistenza di Israele, che secondo loro deriva da un senso di colpa per la passività del mondo mentre gli ebrei venivano assassinati durante la guerra mondiale. Il 3 marzo scorso, durante degli scontri a fuoco nella striscia di Gaza, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad affermava sul primo canale tv del paese che “il vero Olocausto è quello che sta avvenendo in Palestina”. Similmente vari gruppi palestinesi, tra cui Hamas e la stessa Autorità Palestinese, fanno regolarmente riferimento ai combattimenti fra Israele e Hamas come ad un “Olocausto a Gaza”.
Il rapporto rileva come l’antisemitismo trovi approvazione e spesso appoggio da parte del governo sia in stati islamisti che in stati laici; sia nei paesi che hanno firmato la pace, sia tra quelli che sono in stato di guerra con Israele. In paesi come l’Arabia Saudita, l’Iran, l’Egitto e la Siria vengono quotidianamente diffusi messaggi antisemiti attraverso mass-media che sono sotto stretta supervisione e censura da parte dei regimi.
Nota Isaac Herzog, laburista, ministro israeliano con l’incarico sulle questioni dell’antisemitismo: “Esiste una dissonanza tra l’antisemitismo che assume la forma di uno scontro religioso e la coalizione regionale di stati moderati, dal Marocco al Golfo Persico alla Turchia, che credono nella pace e nella soluzione due popoli-due stati. Manifestazioni di antisemitismo inimmaginabile e inaccettabile vengono talvolta permesse tra i membri della coalizione moderata”. Parte del problema, aggiunge, è che il resto del mondo si è semplicemente abituato all’antisemitismo islamico. “Reagiamo all’antisemitismo solo là dove esistono comunità ebraiche relativamente grandi e dinamiche. Ma è un errore. È incredibilmente pericoloso che tanti giovani musulmani vengano indottrinati all’antisemitismo: inizia con gli ebrei, ma non si ferma agli ebrei”.
Il rapporto ricorda che vi sono intellettuali musulmani che respingono il crescente antisemitismo, ma sono un’estrema minoranza. Non godono dell’appoggio dei regimi, né hanno abbastanza forza o influenza da invertire la tendenza.
Altri intellettuali islamici spiegano il fenomeno come un effetto collaterale di “giustificati” sentimenti anti-israeliani. Secondo il rapporto, tuttavia, sebbene sia vero che l’antisionismo alimenta l’antisemitismo, tuttavia specifici sentimenti anti-ebraici vengono intenzionalmente diffusi in molte società islamiche da leader e intellettuali religiosi nelle cui dichiarazioni scompare ogni distinzione fra israeliani ed ebrei.
“Occorrerebbe un centro qualificato di ricercatori e giuristi, con rappresentanti di Israele, delle comunità ebraiche e delle nazioni del mondo, che affronti il fenomeno sul fonte diplomatico, dei mass-media e nelle aule di tribunale – conclude Erlich – Si querelino le case editrici che ristampano i Protocolli: è pura diffamazione. Il governo siriano continua a ripubblicare l’accusa agli ebrei di usare sangue cristiano durante i riti della pasqua. Come si può sostenere che si tratti di posizioni anti-israeliane, o causate dal conflitto israelo-palestinese?”.

(Da: Jerusalem Post, 22.04.08)

Nell’immagine in alto: Il “finto Olocausto” ebraico e il “vero Olocausto palestinese” nella vignetta di un disegnatore marocchino per l’International Holocaust Cartoon Contest iraniano del 2006.

Si veda anche:

L’indice del rapporto (in inglese):

http://www.terrorism-info.org.il/malam_multimedia/English/eng_n/html/a_s_170408e.htm

Le (istruttive) menzogne di Ahmadinejad

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1510&ion_cat=

Un predicatore di Hamas esorta alla conquista di Roma e del mondo intero

http://www.israele.net/articles.php?id=2074