Rilanciare l’offerta israeliana

In sostanza Olmert ha riproposto ai palestinesi l'offerta che rifiutarono a Camp David nel 2000

image_1473Martedì a Sde Boker, sulla tomba di David Ben-Gurion, a nome del popolo d’Israele il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha offerto un ramo l’olivo ai palestinesi. I palestinesi devono sapere che si tratta di un’offerta autentica, che merita un risposta positiva.
L’offerta di Olmert è semplice: smettete di attaccarci e noi scarcereremo detenuti, vi daremo uno stato e vi aiuteremo economicamente. Troppo facile – potrebbero chiedersi i palestinesi – dov’è il trucco?
Ebbene, il confine fra Israele e stato palestinese dovrà essere negoziato e non coinciderà esattamente con le linee di cessate il fuoco del 1049. I palestinesi dovranno accettare che il loro diritto al “ritorno” si eserciti soltanto nello stato palestinese (come gli ebrei possono “tornare” solo in Israele), cosicché non vi sia la possibilità di annichilire Israele sommergendolo di palestinesi. E questo è quanto.
Supponendo che il nuovo stato abbracci la pace, c’è da star certi che riceverà una marea di aiuti dall’occidente e dal mondo arabo. Verranno create zone di sviluppo industriale. E Olmert ha detto esplicitamente che verrebbero scongelate le rimesse fiscali trattenute da Israele da alcuni anni a causa del terrorismo.
Nella sostanza, Olmert ha appena riproposto ai palestinesi la possibilità di accettare l’offerta fatta da Israele al summit di Camp David del luglio 2000 e respinta da Yasser Arafat. Cosa di non piccolo momento, dato che all’epoca il rifiuto di Arafat diede vita a un’ondata di attentati suicidi e di lanci di razzi palestinesi durata più di sei anni praticamente fino ad oggi. Eppure Israele mostra ancora una volta d’essere impegnato alla creazione di uno stato palestinese nel cuore della patria biblica degli ebrei, gomito a gomito con Israele.
Alcuni palestinesi potrebbero dire che Israele sta bluffando. Ma chiunque pensi così è evidentemente del tutto a digiuno della politica israeliana, e delle scelte politiche di Israele. Dal 1993, quando gli Accordi di Oslo spaccarono a metà il paese in due campi dolorosamente contrapposti sulla questione della futura sovranità palestinese, il panorama politico israeliano è completamente cambiato. Si sono accorti, i palestinesi, che Ariel Sharon, già campione degli insediamenti e super oppositore dello stato palestinese, ha poi smantellato insediamenti e ha sottoscritto la prospettiva di uno stato palestinese? E che Ehud Olmert, con alle spalle un curriculum politico ancora più a destra, scavalcò Sharon a sinistra e divenne il suo successore?
La verità è che più gli israeliani sono diventati favorevoli a un’indipendenza palestinese, più i palestinesi si sono allontanati da quella prospettiva spostandosi verso i sogni alla Hamas di sradicare Israele. Oggi può persino darsi che vi siano più favorevoli allo stato palestinese fra gli israeliani, cittadini comuni e leader politici, che non fra i palestinesi, soprattutto fra i loro dirigenti. Il bluff che bisogna andare a scoprire è sul versante palestinese. Cosa vogliono veramente i palestinesi: uno stato in pace con Israele o al posto di Israele?
Lo stesso vale per il mondo arabo. Olmert – va sottolineato – ha menzionato “aspetti postivi” del piano saudita del 2002 precedentemente scartato. Ciò che avrebbe dovuto fare Olmert è sfidare ancora più esplicitamente i governi arabi a dare loro per primi il buon esempio, ponendosi alla testa dello sforzo per convincere i palestinesi ad impegnarsi positivamente con Israele: anziché continuare a tirare in ballo risoluzioni anti-israeliane alle Nazioni Unite, i paesi arabi e islamici dovrebbero iniziare, loro per primi, a migliorare i rapporti diplomatici con Israele, fino ad organizzare scambi di visite ufficiali fra i loro leader e quelli israeliani. Se i paesi arabi vogliono seriamente la pace, non sarebbe questo il modo migliore per incoraggiare e rafforzare i palestinesi che desiderano davvero impegnarsi per la pace con Israele?
Anche Stati Uniti ed Europa potrebbero svolgere in questo senso un ruolo importante, appoggiando più sistematicamente ed esplicitamente la richiesta israeliana che i palestinesi abbandonino la pretesa di un “ritorno” in massa dentro Israele, e spingendo gli stati arabi a fare altrettanto e ad accelerare, con il loro esempio, il processo di normalizzazione con Israele.
Se Stati Uniti, Europa e paesi arabi unissero i loro sforzi nell’incoraggiare i palestinesi ad accettare l’offerta israeliana, allora si aprirebbe la possibilità di invertire la tendenza palestinese verso estremismo e intransigenza. Tutti questi soggetti sostengono di essere a favore della soluzione “due popoli-due stati”. Oggi, il favore di Israele per questa soluzione è più esplicito che mai. Ma se la comunità internazionale non coglie l’occasione per appoggiare e rilanciare l’offerta israeliana, la predisposizione palestinese al rifiuto sarà purtroppo destinata a perdurare.

(Da: Jerusalem Post, 28.11.06)

Nella foto in alto: Soldati israeliani riposano presso il kibbutz Mefalsim, dopo l’inizio della tregua

Vedi anche

Hamas e il piano saudita

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