Sconfiggere il regime iraniano per aprire la strada alla pace

Il primo ostacolo alla soluzione del conflitto è l’estremismo islamico che promuove odio verso gli ebrei

di Tawfik Hamid

image_2768In un suo recente editoriale su Ha’aretz, lo scrittore A.B. Yehoshua ha sostenuto che la pace fra israeliani e palestinesi disinnescherebbe la minaccia iraniana. In realtà, un’analisi approfondita della questione iraniana e del suo impatto su diversi movimenti islamici conduce all’ipotesi esattamente opposta. In altre parole: sconfiggere il regime iraniano è cruciale per risolvere il conflitto arabo-israeliano molto più che il contrario.
Lo si voglia credere o meno, il principale ostacolo alla soluzione del conflitto è la diffusione della posizione estremista islamica che promuove l’odio verso gli ebrei nel mondo islamico. È piuttosto difficile, praticamente impossibile, arrivare a una vera pace nella regione finché autorevoli studiosi islamici vanno insegnando che gli ebrei sono scimmie e maiali, e che i musulmani devono combatterli e annientarli prima della fine dei giorni.
Sconfiggere l’islamismo è pertanto fondamentale per modificare queste posizioni antisemite tra i musulmani. È un dato di fatto incontestabile che quasi tutti gli attentati suicidi contro ebrei sono vengono tipicamente perpetrati da arabi musulmani più che da arabi cristiani o da seguaci di altre religioni.
I movimenti estremisti islamisti che promuovono la jihad violenta anziché soluzioni pacifiche del conflitto arabo-israeliano sono sia ispirati che sostenuti in vari modi dalla rivoluzione islamica in Iran. Il successo della rivoluzione islamica iraniana nel rimpiazzare un regime laico con un sistema islamico ha costituito – e ancora costituisce – agli occhi degli estremisti islamici un modello che incoraggia moltissime persone a perseguire la via dell’islamismo: quella che si presentava loro come un modello vincente di conseguimento del potere.
Sconfiggere il regime iraniano e mostrare il suo fallimento è vitale per poterlo screditare agli occhi dei seguaci dei movimenti estremisti islamisti, svigorendo così la loro motivazione ad imboccare la strada dell’estremismo islamista. Inoltre, sconfiggere il regime dei mullah può parzialmente sottrarre il sostegno finanziario ad alcune delle organizzazioni armate ad esso affiliate, come Hamas e Hezbollah, che si oppongono alla pace con Israele su basi religiose. Il che permetterebbe di infliggere un colpo economico a queste organizzazioni, aprendo la strada a protagonisti meno estremisti che potrebbero assumere un più incisivo ruolo di leadership nell’area.
Non basta. Sconfiggere il regime permetterebbe di porre fine all’opera incendiaria svolta dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinehad verso i seguaci delle organizzazioni estremiste islamiche, che lo vedono come un eroe perché minaccia la sicurezza di Israele. Tipicamente Ahmadinejad viene visto da loro come il prossimo “Saladino”, colui che porterà l’islam alla vittoria sugli “infedeli”. La retorica di Ahmadinejad, che comprende la minaccia di cancellare Israele dalla mappa geografica, dà agli estremisti false speranze di vittoria sugli “ebrei”, continuando così a gettare benzina sul fuoco del conflitto arabo-israeliano. Sconfiggerlo e trasformarlo da simbolo di vittoria in un esempio di impotenza può svolgere un ruolo vitale nella guerra psicologica necessaria per indebolire l’estremismo islamico.
Quando ricordiamo che centinaia di ragazzini iraniani, molti addirittura di soli dieci anni, vennero mandati a morire sulle linee del fronte della guerra fra Iran e Iraq (1980-88) e che l’iniziatore della rivoluzione islamica iraniana, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, consegnava a questi bambini delle chiavi di plastica per il cielo rassicurandoli che, se fossero rimasti uccisi sul campo di battaglia, sarebbero andati direttamente in paradiso, diventa imperativo sconfiggere questo regime folle e impedirgli con tutti i mezzi necessari di ottenere l’arma nucleare. Un’arma che, nelle mani di un tale regime, non solo porrebbe una minaccia enorme alla sicurezza del mondo libero, ma infonderebbe anche un senso di vittoria psicologica alle organizzazioni islamiste estremiste, spronandole ulteriormente ad opporsi a qualunque soluzione di pace con Israele.
Cercare di arrivare a una pace fra israeliani e arabi prima d’aver neutralizzato la minaccia iraniana non funzionerà, giacché i regimi islamisti usualmente si modificano e trovano sempre nuove ragioni per odiare “l’altro”, e usare la violenza. Tale approccio, anzi, farebbe solo guadagnare tempo al regime iraniano dei mullah per realizzare le sue ambizioni nucleari. Sconfiggere innanzitutto il regime iraniano, e porre fine alla sua ambizione di ottenere la capacità di disporre di armi atomiche, permetterebbe invece di indebolire i movimenti estremisti islamici e di aprire la strada a una vera pace in Medio Oriente.

(Da: Jerusalem Post, 14.2.10)

Dalle NEWS si israele.net:
09/03/2010 La Carta di Teheran presentata dal presidente iraniano Ahmadinejad alle fazioni palestinesi lo scorso 28 febbraio è il più virulento manifesto antisemita pubblicato dopo il Mein Kampf di Hitler di 80 anni fa. Lo afferma il sito DEBKAfile, vicino agli ambienti dei servizi di sicurezza israeliani. In particolare, la Carta afferma che “gli ebrei sono i nemici del monoteismo, sono gli istigatori di tutti i conflitti e guerre del mondo, hanno natura satanica, sono avidi si guadagno e assetati del sangue dei profeti”. Il sito Debka si dice stupito del silenzio di Israele e della comunità internazionale su questo documento.

Nella foto in alto: Propaganda islamista antisemita. Sul cartello: “Uccidere gli ebrei”

Si veda anche:

La minaccia iraniana nel Mediterraneo

http://www.israele.net/articolo,2656.htm

Perché il regime iraniano odia Israele?

http://www.israele.net/articolo,2540.htm