Se il tuo interlocutore venera i massacratori di innocenti

Ennesimo esempio del gap palestinese fra pace proclamata all’estero e indottrinamento praticato all’interno.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3448Ennesima surreale puntata, sulla scena del conflitto israelo-palestinese: Israele, come “gesto di buona volontà” da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu verso il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) con lo scopo di incoraggiarlo a tornare al tavolo dei negoziati, ha consegnato giovedì all’Autorità Palestinese le spoglie di 91 terroristi arabi. In realtà si tratta del seguito della saga legata al ricatto per la liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit. Abu Mazen è rimasto offeso dalla nobilitazione di Hamas seguita al sequestro di Shalit, al suo interminabile dramma come ostaggio e alla successiva estorsione per il suo rilascio. Se Hamas ha ottenuto un premio, ragiona Abu Mazen, perché non devo averne uno anch’io? Se non verrà premiato anche lui, allora le (presunte) forze anti-pace guadagneranno un vantaggio su di lui, il (supposto) rappresentante del partito pro-pace.
È, questa, una rappresentazione delle cose che trae facilmente in inganno i profani. In realtà vi è una contraddizione intrinseca, nell’Autorità Palestinese, fra montatura propagandistica e realtà concreta. Stando alla prodigiosa costruzione pubblicitaria, Abu Mazen è un genuino costruttore di pace, un uomo moderato, un sincero promotore della coesistenza. Ma sotto l’egida di Abu Mazen, i terroristi – del passato e del presente – vengono continuamente celebrati e venerati. I mass-media ufficiali sotto il suo controllo, il sistema scolastico sotto la sua gestione, le moschee i cui chierici sono da lui nominati e finanziati, tutti diffondono peana apologetici dei terroristi: una martellante opera di indottrinamento che propone assassini e stragisti come modelli ideali di comportamento a una popolazione già di per sé malferma. Quando si inculca ai bambini delle scuole materne l’aspirazione a diventare “martiri” per la causa dell’annientamento dello stato ebraico è improbabile che essi, crescendo, diventino dei vicini pacifici, cultori della rispettosa coesistenza. Ciò che viene impresso nelle loro giovani menti influenzabili è tutto tranne che una propensione alla non violenza. Questo indottrinamento incessante e organizzato smentisce chiaramente tutte le chiacchiere sulla pace (profuse per lo più in inglese ad uso e consumo degli osservatori stranieri).
Il gesto d’apertura di Netanyahu – un premio di consolazione offerto ad Abu Mazen al posto del prezzo del ricatto pagato a Hamas, che fu la scarcerazione di più di mille terroristi vivi e vegeti – ha dato luogo a un’ennesima dimostrazione del vergognoso incensamento dell’Autorità Palestinese verso coloro che espressamente si propongono di troncare la vita del più alto numero possibile di ebrei. L’Autorità Palestinese ha organizzato un “raduno nazionale” alla Mukata, il complesso presidenziale di Ramallah, per rendere omaggio a questi “martiri ed eroi”: eroi le cui gesta meglio di ogni altra cosa attestano la vera natura del loro “eroismo”. Fra loro, ad esempio, i sette terroristi che nel marzo 1975 attaccarono il piccolo Hotel Savoy, a Tel Aviv, dove presero in ostaggio e poi uccisero otto israeliani, oltre a tre soldati. Fra gli autori delle atrocità più recenti – quelle significativamente perpetrate dopo la firma degli Accodi di Oslo (del 1993) – i cui resti sono stati consegnati alla venerazione di Abu Mazen, vale la pena citare Labib Azzam, che nel 1995 a Ramat Gan assassinò cinque israeliani e ne ferì o mutilò altri 23; Hassan Sarahneh, che nel 1996 si fece esplodere a una fermata di Ashkelon; gli attentatori suicidi che si fecero saltare a Gerusalemme, uno sull’autobus della linea 2 nel quartiere Shmuel Hanavi nell’agosto 2003, l’altro un mese dopo nel Café Hillel del quartiere German Colony; Hiba Daraghmeh che nel 2003 si fece esplodere in un centro commerciale di Afula; Nasim Ja’bari e Ahmed Qawassmeh, che si fecero esplodere quasi contemporaneamente su due autobus a Berresheva nel 2004; Hassan Abu Said, il terrorista della Jihad Islamica palestinese che nel 2005 si fece saltare nel mercato all’aperto di Hadera; Abdullah Badran, che prese di mira il Club Stage di Tel Aviv, sempre nel 2005.
L’allarmante spettacolo della propaganda inscenata dall’Autorità Palestinese sulle salme di questi assassini suscita parecchie domande inquietanti. Perché, tanto per cominciare, è sempre Israele che deve fare “gesti di buona volontà”? Perché Abu Mazen deve essere “comprato” per convincerlo a negoziare? Ma soprattutto, perché l’Autorità Palestinese celebra e glorifica coloro i cui crimini costituiscono l’assoluta antitesi della pace (e che ogni volta, ad ogni attentato, vengono regolarmente etichettati dagli osservatori internazionali come “nemici della pace”, con l’automatico appello alla società israeliana e non dargliela vinta e insistere sulla via delle concessioni)?
Ci troviamo qui di fronte a un esempio emblematico della cinica discrepanza che l’Autorità Palestinese coltiva con cura: le mezze condanne del terrorismo (non in quanto moralmente ripugnante, ma solo in quanto controproducente per gli interessi palestinesi) fatte da Abu Mazen sono dirette alle orecchie straniere, mentre contemporaneamente, ad uso interno, il suo regime trasmette costantemente la netta impressione che i peggiori crimini dei terroristi costituiscano il miglior ideale per l’Autorità Palestinese: che infatti intitola strade al nome dei più efferati terroristi, conferisce onori “di stato” agli stragisti suicidi, dedica ore di lezione a chi deliberatamente fa scempio di famiglie e bambini, incoraggia attraverso la televisione ad emularne il comportamento e si adopera in ogni modo per ottenere la scarcerazione di tutti questi assassini processati e condannati.
Togliere legittimità al terrorismo è un prerequisito essenziale per qualunque civile convivenza, un preludio emblematico alla lotta sul terreno contro il terrorismo, il minimo indispensabile che giustamente gli israeliani si aspettano dai loro interlocutori “di pace”. Ma finché i palestinesi sono indottrinati, sin dalla culla, a venerare la carneficina degli israeliani, un autentico cambiamento di atteggiamento e di mentalità resta una chimera irraggiungibile.

(Da: Jerusalem Post, 31.5.12)

Nella foto in alto: Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) rende omaggio alle salme dei terroristi palestinesi

Si veda anche:

La sporca guerra contro Israele. Uso cinico e criminale di scudi umani e ong internazionali

http://www.israele.net/articolo,3444.htm

«Cristiani ed ebrei sono inferiori e spregevoli». Questo il messaggio rivolto ai bambini dalla tv dell’Autorità Palestinese

http://www.israele.net/articolo,3442.htm

Abu Mazen premia la giornalista che vorrebbe cacciare gli ebrei d’Israele in Germania e Polonia. “Per tutto ciò che ella ha fatto a sostegno della Palestina in Occidente”, recita la motivazione

http://www.israele.net/articolo,3402.htm

Quegli “eroi” che a Ma’alot massacrarono 22 alunni israeliani.Come ogni anno, la tv di Abu Mazen celebra i terroristi stragisti dell’Fdlp

http://www.israele.net/articolo,3372.htm

È cambiato il mufti, non è cambiata la volontà genocida. Quando Husseini faceva davvero ciò che oggi predica il suo successore Hussein

http://www.israele.net/articolo,3349.htm

La tv di Abu Mazen elogia i massacratori di Itamar. Celebrati come “eroi” i terroristi che fecero scempio di padre, madre e bambini della famiglia Fogel

http://www.israele.net/articolo,3347.htm

Abu Mazen ossequia una delle più spietate terroriste palestinesi. Il presidente palestinese ha voluto incontrare in Turchia l’assassina di un 16enne israeliano

http://www.israele.net/articolo,3318.htm

Secondo l’Autorità Palestinese, “uccidete gli ebrei” non è apologia di reato. A 70 anni da Wannsee, autorità religiose e politiche palestinesi aizzano l’odio contro gli ebrei

http://www.israele.net/articolo,3342.htm

Campagne per la distruzione di Israele alla faccia del processo di pace. Documentati in un libro odio, venerazione del terrorismo, negazione di Israele nella pubblicistica palestinese

http://www.israele.net/articolo,3306.htm

Secondo voi, cosa significa “morte a Israele”? Mia figlia è un non-combattente disarmato: un dettaglio che dovrebbe essere di qualche rilevanza

http://www.israele.net/articolo,3278.htm

Bambini indottrinati all’odio. Li mette in mostra la tv della stessa Autorità Palestinese del presidente Abu Mazen

http://www.israele.net/articolo,3180.htm

Alla tv per bambini palestinesi, Israele non esiste. I programmi dell’Autorità Palestinese indicano tutto Israele come “Palestina” da liberare

http://www.israele.net/articolo,2779.htm