Se l’America dialoga con l’Iran

Israele ha motivo di temere un un’intesa del tipo “Natanz in cambio di Dimona”

Da un articolo di Aluf Benn

image_2291Un documento di lavoro del ministero degli esteri israeliano, di cui Ha’aretz ha dato notizia domenica, traduce in linguaggio ufficiale ciò che gli esperti di strategia stanno dicendo già da tempo: Israele non attaccherà gli impianti nucleari iraniani ed anzi dovrà abituarsi alla realtà di fatto di un dialogo fra Stati Uniti e Teheran, alla luce dell’imminente passaggio di mano a Washington. Israele dovrà tenere d’occhio i suoi interessi tenendo presente l’eventualità di un dialogo Usa-Iran, anziché coltivare la fallace illusione di poter mettere fine in modo unilaterale ai piani nucleari iraniani.
Fra gli esponenti israeliani convinti che un attacco all’Iran non è imminente, figura il parlamentare di Kadima Isaac Ben-Israel. Stando a quanto Ben-Israel ha dichiarato a Ma’ariv, il primo ministro incaricato Tzipi Livni “ritiene che, se il progetto nucleare iraniano non verrà fermato dalla comunità internazionale, allora Israele non avrà altra scelta che attaccare”. Ma Ben-Israel ha anche subito aggiunto che Israele ha ancora tempo: “Non vuol dire che attaccheremo nei prossimi tre mesi”.
Secondo Ben-Israel, l’Iran ha bisogno di ancora un anno e mezzo o due per superare dei problemi tecnici, e riuscirà a realizzare il suo primo ordigno nucleare in altri due o tre anni. Fino ad allora, c’è il tempo per cercare di esercitare maggiori pressioni internazionali su Teheran.
Da generale, Ben-Israel fu a capo della direzione per la ricerca e sviluppo di armamenti e infrastrutture tecnologiche. Fu uno di coloro che progettarono il bombardamento del reattore iracheno nel 1981 ed è stato consigliere del primo ministro Ehud Olmert. Più di altri politici, sa fin nei dettagli che cosa comporta un bombardamento strategico, compreso il numero di apparecchi in sortita, le traiettorie di volo, il carico di armi, lo scardinamento del sistema radar nemico. Ben-Israel sa che le forze aeree israeliane sono in grado di compiere un raid che avrebbe l’effetto di ritardare di un certo numero di anni il programma nucleare iraniano. Ma conosce anche le implicazioni diplomatiche di una tale azione, e dice che Israele potrebbe attaccare solo dopo che tutto il mondo si fosse reso conto che la diplomazia non ha funzionato.
Se Ben-Israel rappresenta davvero la posizione di Tzipi Livni, Israele non attaccherà l’Iran durante i famosi tre mesi fra le elezioni americane e la fine del mandato di George W. Bush. Aspetterà piuttosto di vedere cosa fa il successore.
Barack Obama è impegnato per il dialogo con l’Iran, ed è consapevole della minaccia di un attacco israeliano. Dopo la sua visita in Israele, lo scorso luglio, Obama disse che Israele avrebbe attaccato l’Iran se la diplomazia avesse fallito. Ma si può presumere che, all’inizio del suo mandato, si opporrà all’uso della forza e vorrà dare una concreta possibilità a trattative. Bush potrebbe facilitargli le cose decidendo di aprire un ufficio di interessi americano a Teheran il prossimo mese.
Secondo il documento interno del ministero degli esteri israeliano, Gerusalemme deve persuadere americani ed europei ad esigere come precondizione di qualunque dialogo la cessazione della produzione di uranio arricchito. Ma Israele ha motivo di temere un collegamento fra lo stop al progetto nucleare iraniano e la non-proliferazione nucleare regionale. In altri termini, un’intesa del tipo “Natanz in cambio di Dimona”.
L’entourage di Obama si aspetta molto da un rilancio delle iniziative internazionali per il controllo degli armamenti, rimaste congelate durante gli anni della presidenza Bush: a cominciare da un blocco monitorato della produzione di plutonio e di uranio arricchito. Per Israele questo significherebbe un mondo che vuole verificare se le famose “notizie di stampa” (sul nucleare israeliano) sono corrette e, nel caso, fermare le attività a Dimona inviando una squadra di ispettori.
Se sarà Livni a formare il nuovo governo israeliano e se Obama sarà eletto alla Casa Bianca, la questione più importante che verrà fuori nel loro incontro sarà la tutela della forza deterrente di Israele: con l’obiettivo di evitare che tale forza deterrente venga sacrificata sull’altare di un accordo con gli iraniani o di una iniziativa globale per il disarmo.

(Da: Ha’aretz, 19.10.08)

Nella foto in alto: L’attaché militare italiano (col mento appoggiato alla mano) accanto a quello tedesco (in camicia azzurra) alla parata militare iraniana contrassegnata dalle scritte “Cancellare Israele dalla carta geografica”

Vedi anche:

Il nucleare necessario

http://www.israele.net/sezione,,1401.htm

Falsi pragmatici

http://www.israele.net/articolo,2288.htm

L’azzardo strategico dell’Iran

http://www.israele.net/articolo,2290.htm