“Se mobilitiamo per difenderci, diranno che siamo stati noi a scatenare la guerra”

6 ottobre 1973: le drammatiche decisioni che Israele dovette prendere nell'imminenza dell’attacco arabo.

image_2954Sei ore prima dello scoppio della guerra dello Yom Kippur, il governo dell’allora primo ministro israeliano Golda Meir si riuniva con il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane David “Dado” Elazar e il capo dell’intelligence militare Eli Zeira. I verbali di quell’incontro riservato, diffusi mercoledì sera dagli Archivi di Stato israeliani, svelano i dimensioni dello scacco.
In sintesi, il capo dell’esercito informa i ministri del drammatico messaggio inviato dal miliardario egiziano Ashraf Marwan, che passava informazioni a Israele, sulla guerra incombente. Elazar dice che l’informativa è autentica, ma il ministro della difesa Moshe Dayan continua ad opporsi ad un’azione preventiva e alla mobilitazione generale dei riservisti. “Diranno che siamo noi gli aggressori”, spiega. Il capo dell’intelligence è fin troppo fiducioso (“sanno che saranno sconfitti”), mentre Golda Meir dice: “Per quanto riguarda un attacco preventivo, la tentazione è forte, me staremo a vedere”.
Nel corso della riunione, che inizia alle 8.05 della mattina del 6 ottobre 1973, Dayan parla della minoranza araba in Israele e chiede al governo di appoggiare una “politica liberale”. Suggerisce anche di sgomberare i bambini dalle alture del Golan. Golda Meir dice che i bambini vanno sgombrati “adesso, e non alla vigilia dell’operazione”. Il capo delle forze arante interviene e dice: “Questa è la vigilia dell’operazione”.
Dayan solleva introduce la questione dei comunicati fra Giordania, Egitto e Siria, ma resta contrario a “mandare un avvertimento al re di Giordania in questo momento”. Tuttavia, aggiunge, se la Giordania dovesse attivare i suoi radar (di puntamento), Israele “li toglierà di mezzo”.
L’ipotesi di lanciare un attacco preventivo viene discussa per tutta la durata della riunione. Elazar dice che un tale attacco darebbe a Israele “un enorme vantaggio, salvando molte vite”. “Possiamo spazzare via l’intera forza aerea siriana per mezzogiorno – dice – Poi avremo bisogno di altre trenta ore per distruggere i loro sistemi missilistici. Se hanno in mente di attaccarci alle cinque del pomeriggio, le nostre forze aeree avranno mano libera contro l’esercito di terra siriano. Questo è quello che siamo in grado di fare. Da un punto di vista operativo – prosegue il capo di stato maggiore – sono molto tentato. Ma non dobbiamo decidere adesso. Abbiamo ancora quattro ore di dialogo con gli americani. Forse per mezzogiorno gli americani ci diranno che un attacco arabo è ormai certo, e allora potremo lanciare il colpo preventivo”.
Dayan spiega come mai Israele non deve lanciare un attacco preventivo, a differenza di quanto fece nella guerra dei sei giorni (giugno 1967). “Questa volta non ce lo possiamo permettere. Se gli egiziani attaccheranno, allora potremo reagire anche contro i siriani. Ma in base alle informazioni che ho avuto, non possiamo lanciare un attacco preventivo. Neanche cinque minuti prima. Se ci troveremo in una situazione in cui gli egiziani iniziano la guerra, allora potremo colpire anche la Siria. Ma se non apriranno il fuoco, noi non apriremo il fuoco”.
Il capo di stato maggiore Elazar dice che i riservisti dell’esercito dovrebbero essere richiamati immediatamente, ma Dayan replica: “Credo che potremo completare la mobilitazione domani. Non è come nel ’67. La guerra inizierà al Canale di Suez e sulle alture del Golan. È importante che non si dica che abbiamo iniziato noi la guerra. Se mobilitiamo tutti i riservisti prima che venga sparato il primo colpo, diranno immediatamente che siamo noi gli aggressori. Suggerisco di richiamare i riservisti delle forze aeree insieme a una divisione corazzata sul Golan e una nel Sinai. Il che ammonterà a 50 o 60mila uomini. Possiamo completare questa limitata mobilitazione entro sera e avere queste forze pronte all’azione per domani mattina. Se durante la notte vorremo richiamarne di più, lo faremo”.
“Le nostre forze armate – dice Elazar – sono per il 25% regolari e per il 75% riservisti. Pertanto abbiamo bisogno di aumentare le nostre forze immediatamente. Ci occorrono almeno 24 ore per richiamare i riservisti, e quelli richiamati adesso saranno pronti a entrare in azione domani”. Elazar dice che bisogna mobilitare 200mila soldati. “Sul piano dell’impatto diplomatico internazionale – dice – non fa differenza richiamarne 70mila o 200mila. Anzi, potrebbe avere un effetto (positivo) giacché gli arabi capiranno d’aver perduto il fattore sorpresa. Certo, una mobilitazione ci colpevolizza. Diranno che richiamiamo i riservisti per iniziare una guerra. D’altra parte, preferisco che dicano che abbiamo iniziato noi la guerra, ma vincerla. Tanto lo diranno in ogni caso”.
Golda Meir decide per una mobilitazione graduale e dice che un attacco preventivo “è una grossa tentazione, ma questo non è il ’67. Non verremmo creduti [dalla comunità internazionale]”.
Man mano che la riunione procede, Golda Meir è sempre più incline ad accettare il suggerimento delle Forze di Difesa per un’ampia mobilitazione. “Se scoppia una guerra – dice – dobbiamo essere nella migliore posizione possibile. Questa è la mia unica preoccupazione”.
Per tutta la durata dell’incontro, il capo dell’intelligence militare Zeira afferma d’essere ancora tutt’altro che sicuro che scoppierà una guerra. “Nonostante il fatto che si siano preparati – dice – credo che sappiano bene che perderebbero. Il presidente egiziano Sadat non è in una posizione per cui debba andare in guerra”.
Il primo ministro Golda Meir chiede se la situazione attuale sia differente da quella che Israele si trovava ad affrontare alla vigilia della guerra dei sei giorni. Risponde Zeira: “Sadat non ha ancora dato l’ordine. Può fare marcia indietro all’ultimo minuto. Noi potremmo essere in grado di influenzare ciò che fa o che decide”.

Alle 14.00 del 6 ottobre 1973 – giorno di Kippur, il più sacro del calendario ebraico, dedicato a preghiere e digiuno – Egitto e Siria sferrarono un violentissimo attacco coordinato contro le linee israeliane da sud-ovest e da nord-est. Sulle alture del Golan, circa 180 carri armati israeliani si trovarono a fronteggiare 1.400 carri siriani. Sul Canale di Suez, poco meno di 500 soldati israeliani vennero attaccati da 80.000 soldati egiziani. Nei giorni successivi Israele riuscì a ribaltare le sorti del conflitto solo al prezzo di pesanti perdite e durissimi sacrifici.

(Da: YnetNews, Jerusalem Post, Israele.net, 6.10.10)

Nella foto in alto: soldati israeliani sotto i colpi dell’artiglieria egiziana sul Canale di Suez durante la guerra del Kippur

Si veda anche:
Cronologia della guerra dei sei giorni, ovvero:“L’aggressore è colui che rende la guerra inevitabile” (Hippolyte Taine)

http://www.israele.net/sezione,,1726.htm