? sempre colpa del Mossad

Le teorie del complotto fanno male a Israele, ma soprattutto allo stesso mondo arabo.

Da un articolo di Gideon Bachar

image_1052Negli ultimi anni è diventato sempre più importante, nel mondo arabo, un fenomeno che incide direttamente su Israele e sulla sua posizione in Medio Oriente. Si tratta della convinzione che tutto ciò che di negativo accade nella regione sia frutto di cospirazioni israeliane e occidentali ai danni degli interessi arabi. I primi colpevoli di tutto sono sempre i servizi segreti occidentali e israeliani, come il Mossad, la Cia e il britannico MI6.
Un esempio recente l’ha offerto l’ex presidente del Sindacato Scrittori giordano, Fakhri Qi’war, che ha sostenuto che c’era il Mossad dietro ai letali attentati esplosivi che hanno colpito Amman lo scorso novembre. Chiunque si fosse trovato nel Sinai dopo gli attentati avvenuti in quelle località turistiche ha sentito la gente del posto ripetere che il responsabile delle stragi era Israele giacché “al-Qaeda non ha strutture terroristiche nel Sinai”. Molti sono giunti al punto di sostenere che Bin Laden e Zarqawi sarebbero figure immaginarie create dai servizi di intelligence occidentali perché si prendano la colpa di attentati organizzati dalla Cia. Dopo tutto, si dice, se così non fosse sarebbero stati catturati già da tempo.
Altri esempi sono le accuse che ci sarebbe Israele dietro all’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri per via dei suoi legami con la Siria, per non dire della pretesa che ci sarebbero Mossad e Cia dietro agli attentati dell’11 settembre contro New York e Washington, funzionali, si sostiene, agli interessi americani e israeliani. In questo quadro, viene spesso ripetuta la leggenda metropolitana degli impiegati ebrei che, avendo ricevuto per tempo notizia dell’imminente attacco, avrebbero evitato di recarsi al lavoro l’11 settembre alle Torri Gemelle.
Si tratta di un fenomeno diffuso a tutti i livelli della società araba, compresi i ceti più istruiti. Tra coloro che accettano queste teorie si contano funzionari statali, diplomatici, ufficiali delle forze armate, accademici. Dopo la morte di Yasser Arafat, mi sono sentito chiedere da un diplomatico arabo: “dimmi, qual è la verità?”, intendendo: “è stato Israele a ucciderlo?”. Oltretutto il fenomeno non è limitato al Medio Oriente: ricorre anche tra popolazioni di origini mediorientali che vivono in occidente. Il che aiuta a capire come mai musulmani che vivono nel Regno Unito abbiano incolpato Israele per gli attentati a Londra della scorsa estate.
Come mai si diffondono queste teorie del complotto? Quanto incidono su Israele?
Il fenomeno ha una profonda influenza sul mondo arabo: così profonda, in effetti, che ha creato una sorta di realtà alternativa e parallela, percepita da molti come del tutto autentica. Ogni teoria del complotto contiene due elementi. È connessa a un evento che attiene alla realtà, e mira a spiegare o reinterpretare la realtà. In questa epoca di comunicazioni aperte, di internet e della disponibilità a livello di massa dell’informazione, la forza di queste teorie del complotto potrebbe diminuire. E invece accade il contrario. Comunicazioni migliori non fanno che offrire a queste teorie un pubblico sempre più vasto.
Si tratta di teorie che sembrano rispondere a una forte necessità psicologica: quella di spiegare la debolezza del mondo arabo rispetto a Israele e all’occidente. In effetti, queste teorie vengono spesso enunciate dalla parte più debole, che cerca di giustificare le proprie debolezze. Inoltre vi sono estremisti che diffondono queste teorie con il chiaro intento di pregiudicare le relazioni tra Stati Uniti, Israele e mondo arabo.
Queste teorie contribuiscono effettivamente a diffondere paura, sospetto e odio. Emozioni che fanno il gioco degli estremisti arabi, contrari a qualunque compromesso con Israele e a qualunque miglioramento dei rapporti con l’occidente. Di fatto, queste teorie contribuiscono a minare gli sforzi fatti da Israele per arrivare ad accordi di pace con i suoi vicini, e impediscono ad ampi strati della popolazione dei paesi arabi di aprirsi a Israele e all’occidente.
Ma i danni maggiori, queste teorie li provocano al mondo arabo stesso, giacché tendono ad assolverlo dalla responsabilità per atti odiosi, addossandone la colpa a qualcun altro. Ecco perché il mondo arabo non ha mai fatto quell’esame di coscienza che da tempo dovrebbe.
Vi sono ben poche voci nel mondo arabo che si esprimono contro questo fenomeno. Uno di queste voci è quella dell’opinionista e docente universitario del Qatar Abed al-Hamid al-Ansari, che recentemente ha chiesto al mondo arabo di smetterla di incolpare Israele per tutti gli attentati che avvengono in Medio Oriente.

(Ha’aretz, 3.01.06)

Vedi anche:

Fu un israeliano la prima vittima degli attentati dell’11 settembre

http://www.israele.net/prec_website/analisi/11093mem.html

In libreria:
PIPES DANIEL, Il lato oscuro della storia: l’ossessione del grande complotto, Torino, Lindau, 2005, pp 392.