Sempre peggio la bozza per Durban Due

Quasi impossibile migliorare i passi su Israele, libertà d’espressione e discriminazioni sessuali

image_2419La bozza di documento per la conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo detta Durban Due pone seri problemi non solo per Israele, ma anche per le democrazie occidentali in generale. Lo sottolinea l’ambasciatore d’Israele alla sede Onu di Ginevra Roni Leshno Yaar. Oltre alle questioni relative a Israele, la bozza presenta infatti paragrafi assai problematici rispetto a temi come la libertà d’espressione, l’oltraggio alla religione e le discriminazioni in base all’orientamento sessuale.
“In questa fase – spiega Leshno Yaar – non è possibile dire che cosa di questo testo è destinato a migliorare, se mai migliorerà qualcosa. In realtà, mi aspetto che il testo venga peggiorato su tutti i temi che stanno a cuore alla democrazia occidentale”.
Le parole dell’ambasciatore israeliano sono giunte mentre, domenica scorsa a Ginevra, si riunivano i rappresentanti di 190 paesi per discutere il testo di un documento nel quale Israele viene etichettato come una potenza “razzista” e da “apartheid”. La bozza finale verrà presentata in aprile a Ginevra in un meeting internazionale pensato come la continuazione della “Conferenza ONU contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza” tenutasi a Durban (in Sudafrica) nell’estate 2001. Israele e Stati Uniti finirono per abbandonare la conferenza del 2001 per protesta contro la sua degenerazione in una vera e propria kermesse anti-israeliana ed esplicitamente antisemita. Israele e Canada hanno già annunciato che non intendono partecipare a questa riedizione di Durban in programma per il prossimo aprile a Ginevra.
Gli Stati Uniti devono ancora annunciare se parteciperanno o meno, ma per adesso sono presenti a Ginevra ai lavori preparatori, con l’intento di contribuire alla stesura di una bozza accettabile. Venerdì scorso il Dipartimento di stato Usa ha affermato d’aver presenziato agli incontri preparatori a Ginevra “per cooperare con i paesi che vogliono ottenere una modifica in senso positivo della conferenza”, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno “forti riserve sulla direzione presa dalla conferenza, la cui bozza di documento allo stato attuale prende di mira unicamente Israele, ipotizza restrizioni inaccettabili alla libertà di espressione sotto l’apparenza della lotta all’oltraggio alla religione, e reclama il pagamento di risarcimenti per la schiavitù storica”. A Ginevra i rappresentanti americani si sono incontrati con le delegazioni di trenta paesi per delineare le loro preoccupazioni.
La bozza iniziale del testo Durban Due, pubblicato sul sito web delle Nazioni Unite, si riferiva in questi termini alla questione arabo-israelo-palestinese: “Un’occupazione straniera fondata sugli insediamenti, su leggi basate sulla discriminazione razziale con lo scopo di perpetuare la dominazione dei territori occupati”, “una forma contemporanea di apartheid e una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”. Un paragrafo alternativo invoca il cosiddetto “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi (e dei loro discendenti all’interno di Israele) facendo riferimento alle “politiche razziali della potenza occupante”. Lo Stato di Israele non viene nominato nella bozza di documento, ma il lettore capisce benissimo a chi ci si riferisce.
Israele ha deciso di boicottare gli incontri preparatori pur seguendo da vicino i lavori, e cerca di fare pressione sui vari paesi perché non prendano parte alla conferenza, spiega Leshno Yaar. La scorsa settimana i palestinesi hanno cercato di introdurre nel documento un riferimento al giudizio consultivo della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja del 2004 contro la barriera di sicurezza anti-terrorismo fra Israele e Cisgiordania. Gli americani erano presenti, ma non sembra che ciò abbia contribuito a un miglioramento del testo che anzi, dice l’ambasciatore israeliano, “diventa ogni giorno sempre peggio”.
Irwin Cotler, parlamentare ed ex ministro della giustizia canadese, dice che la conferenza aveva inizialmente lo scopo di affrontare questioni globali relative al razzismo senza emettere condanne contro singoli paesi o gruppi. Israele, aggiunge, è l’unico paese del mondo che viene così scopertamente messo all’indice dalla bozza del documento. “Ogni riferimento a Israele, diretto o indiretto – aggiunge Leshno Yaar – è sbagliato e illegittimo non solo agli occhi di Israele, ma anche agli occhi dei paesi occidentali”.
Domenica scorsa una riunione a Gerusalemme della task force contro l’antisemitismo dell’Agenzia Ebraica, dopo essersi occupata brevemente dello stato dell’antisemitismo nel mondo, si è concentrata quasi completamente su Durban Due. In particolare, sono stati espressi forti dubbi sulle probabilità di successo degli sforzi degli Stati Uniti intesi a modificare la direzione già presa dalla conferenza. Altri hanno espresso dubbi riguardo alla possibilità che la delegazione americana abbandoni del tutto la conferenza, come avvenne a Durban Uno nel 2001. “Per quanto possiamo vedere, Durban Due è destinata ad essere l’evento antisemita del 2009 – dice Amos Hermon, capo della task force – Sembra persino peggio di quanto ci aspettavamo, anche se non si può ancora dire chiaramente quale sarà il risultato finale. La controffensiva israeliana anti-Hamas nella striscia di Gaza finirà al centro dei lavori di Durban Due” con manifestazioni, paragoni fra il sistematico sterminio di milioni di persone nella Shoà e le operazioni militari d’Israele contro i jihadisti palestinesi, e la trasformazione della conferenza in una “sagra dell’odio” a nome delle ong anti-israeliane che vi saranno presenti.

(Da: Jerusalem Post, 23.02.09)

Nella foto in alto: Una sedia vuota, simbolo della campagna per il boicottaggio della conferenza dell’odio e contro la democrazia occidentale “Durban Due”.

Si veda anche:

La differenza fra diagnosi e invettiva

http://www.israele.net/sezione,,1843.htm