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MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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» “Il nostro paese sta entrando nell’anarchia, e questa anarchia è causata dall’America, da Israele e dal regime precedente”. Lo ha detto giovedì il parlamentare egiziano Mustafa Bakri, diffuso dalla tv Sawt Al-Sha'b, e ha continuato: “Quello che è successo a Port Said [almeno 73 morti, centinaia di feriti per violenze nello stadio di calcio] è la continuazione di quello che è successo in Muhammad Mahmoud Street, in Al-Qasr Al-Ayni Street e nell’incontro di calcio con la Tunisia: è tutto collegato, è il tentativo di abbattere il nostro paese”.
03/02/2012

» Esposte gratis e a cielo aperto, in Viale Mamilla a Gerusalemme, 120 sculture create da 60 artisti diversi. È il quarto anno consecutivo che si rinnova questa iniziativa, dedicata per questa edizione al tema della musica.
03/02/2012

» Israele è stato ammesso giovedì nel Consiglio direttivo del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e parteciperà a pieno titolo alla definizione della strategia di questa agenzia Onu,all’approvazione del programma di aiuti a diversi paesi e all'approvazione dei relativi bilanci. Il capo della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, Chaim Wachsmann, ha espresso soddisfazione, sottolineando che “Israele eccelle in varie competenze utili allo sviluppo come agricoltura, istruzione e sanità pubblica”.
03/02/2012

» L’Olp ha condannato e chiesto scusa per il “comportamento vergognoso” con cui è stato accolto, giovedì nella striscia di Gaza, il convoglio di Ban Ki-moon, quando manifestanti palestinesi hanno lanciato pietre e scarpe contro i veicoli blindati del segretario generale delle Nazioni Unite.
03/02/2012

» Siria. Il capo della missione della Lega Araba in Siria, il generale sudanese Mohamed Ahmed Mustafa al-Dabi, si è detto giovedì “pienamente soddisfatto” del lavoro degli osservatori. Nel frattempo, anche la Giordania si è ritirata dalla missione. Lo ha annunciato giovedì il ministro degli esteri giordano Nasser Judeh, spiegando che “non c’è più nessuna missione e ci ritiriamo in conformità con la decisione della Lega Araba”. Sabato la Lega Araba ha sospeso la missione a causa delle continue violenze, ma non l’ha ancora dichiarata ufficialmente conclusa. Gli stati del Golfo avevano già ritirato i loro osservatori la settimana scorsa, dicendo che era loro impossibile fermare le violenze.
03/02/2012




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29-08-2007
Nel maggio 1967 MIG sovietici sorvolarono Dimona
Da un articolo di David Horovitz
Con la firma del capo dell’ufficio portavoce delle Forze Aeree russe, colonnello Aleksandr V. Drobyshevsky, giunge per la prima volta una conferma scritta del fatto che nel maggio 1967, appena prima dello scoppio della guerra dei sei giorni, piloti sovietici a bordo dell’allora modernissimo MiG-25 Foxbat avrebbero compiuto dei sorvoli a scopo provocatorio sopra l’impianto di ricerche nucleari israeliano di Dimona.
Si tratta di una “straordinaria rivelazione”, dicono Gideon Remez e Isabella Ginor, co-autori di un recente libro, Foxbats over Dimona, la cui tesi di fondo è che l’Urss orchestrò deliberatamente la guerra del 1967 per creare condizioni in cui l’impianto nucleare israeliano potesse essere attaccato e distrutto. Secondo Remez e Ginor, quella di Drobyshevsky costituisce una vera e propria “conferma ufficiale” della prova principe del loro libro, quella da cui prende il titolo.
Pubblicato nel giugno scorso dalla Yale University Press, il libro dei due autori israeliani sostiene che i sovietici compirono dei voli sopra Dimona con velivoli Foxbat, all’epoca ancora sperimentali e top secret, al duplice di scopo di rafforzare le provocazioni sovietiche volte a scatenare una reazione militare israeliana, e di assicurarsi che l’obiettivo israeliano potesse essere effettivamente raggiunto e distrutto una volta che Israele, etichettato come aggressore per la sua azione preventiva, fosse finito sotto il progettato “contrattacco” congiunto arabo-sovietico. Viene anche detto che sottomarini sovietici dotati di missili nucleari vennero schierati al largo delle coste israeliane pronti a reagire nel caso che Israele fosse già dotato di ordigni atomici e cercasse di usarli. I sovietici, infine, si sarebbero anche preparati per un eventuale sbarco navale sulle cose israeliane.
Il libro – che, secondo esperti come l’ex ambasciatore americano in Israele ed Egitto Daniel Kurtzer, presenta “tesi convincenti” – soffre tuttavia di quella che gli stessi autori riconoscevano essere una carenza di prove documentarie incontrovertibili a sostegno dei punti centrali della loro tesi. Gli autori sottolineavano che è “del tutto possibile che non siano mai esistiti molti documenti scritti relativi a quei fatti”, che i documenti chiave siano stati distrutti e che “i racconti dei numerosi protagonisti sovietici citati si riferiscano a ordini che vennero trasmessi solo oralmente lungo la catena di comando”.
Ora però Remez e Ginor sono ben lieti di annunciare che una conferma ufficiale dei sorvoli dei Foxbat sovietici è stata pubblicata da Drobyshevsky in un articolo diffuso sul sito web ufficiale del ministero della difesa russo. “La straordinaria rivelazione di un’operazione finora totalmente segreta – dicono – è stata inclusa, a quanto pare inavvertitamente, in un contesto totalmente diverso”, e cioè in un testo celebrativo per l’anniversario della scuola piloti collaudatori ferquentata da uno dei piloti che partecipò ai sorvoli del 1967.
La frase in questione dell’articolo di Drobyshevsky dice: “Nel 1967 il valore militare e l’elevato addestramento al combattimento del colonnello Bezhevets (oggi Eroe dell’Unione Sovietica, pilota collaudatore onorario dell’Urss e generale a riposo delle Forze Aeree) si rivelarono nelle operazioni di combattimento in Egitto e gli permisero di effettuare voli di ricognizione senza precedenti sul territorio israeliano a bordo di MiG-25RB”.
Secondo Remez e Ginor, questa ammissione ad alto livello dei sorvoli sovietici, pubblicata per la prima volta sul sito del ministero russo lo scorso ottobre, “è quanto di più prossimo a un documento di conferma ufficiale si possa sperare di trovare nel prevedibile futuro, date le circostanze prevalenti oggi in Russia”. Essa corrobora la testimonianza personale del collega anziano di Bezhevets, Aleksandr I. Vybornov, citato nel libro come uno che ha descritto quelle missioni in varie occasioni.
Le tesi del libro erano state illustrate per la prima volta dal Jerusalem Post il 16 maggio scorso in un articolo intitolato “I sovietici architettarono la guerra dei sei giorni per distruggere il programma nucleare israeliano”. Dicono ora Remez e Ginor che quell’articolo “venne largamente riprodotto nell’ex Unione Sovietica, suscitando intense discussioni”. Diversi autorevoli mass-media, come il quotidiano russo Komsomolskaya Pravda, “contattarono alcuni dei veterani citati nel libro, i quali ribadirono i loro resoconti”.
Tra i veterani che confermarono il racconto c’era il generale Vasily Reshetnikov, comandante dei bombardieri strategici sovietici, che avrebbe ricevuto le mappe per il previsto attacco a Dimona.
Secondo la lettura più accreditata degli eventi che portarono alla guerra del 1967, aveva spiegato Remez al momento dell’uscita del libro, l’Unione Sovietica, che effettivamente innescò il conflitto attraverso un’opera di disinformazione su presunti movimenti di truppe israeliane, tuttavia non intendeva arrivare allo scoppio di una guerra a tutto campo e, quando ciò accadde, avrebbe fatto di tutto per disinnescarla, in cooperazione con gli Stati Uniti”. Il libro, dice Remez, “contesta ciò che finora si è dato per dimostrato”.
Avendo avuto notizia dei progressi israeliani in campo nucleare – è la tesi del libro – i sovietici puntarono a trascinare Israele in uno scontro nel quale il loro “contrattacco” comprendesse un bombardamento congiunto sovietico-egiziano sul reattore di Dimona.
Tuttavia, questo che avrebbe dovuto essere il loro intervento centrale nella guerra, venne impedito dal travolgente successo iniziale di Israele – scrivono gli autori – mentre l’azione preventiva israeliana, lungi dall’indebolire la sua posizione internazionale esponendolo al devastante contrattacco progettato, si dimostrò anzi decisiva nel determinare le sorti della guerra. Dal momento che il piano sovietico diventava impraticabile – proseguono gli autori – il ruolo di Mosca nell’attizzare la crisi e i suoi piani per ridisegnare successivamente la mappa del Medio Oriente a proprio vantaggio vennero trascurati, sottovalutati o semplicemente restarono sconosciuti agli storici che hanno studiato quella guerra nei quarant’anni successivi.
Questa tesi, dicono gli autori del libro, ha oggi convinto il colonnello Viktor Baranets, ex ufficiale dello Stato Maggiore, oggi rinomato corrispondente militare della Komsomolskaya Prava, il quale di recente ha scritto: “Evidentemente è ora di dire le cose come stanno. Finora i fatti sono stati spesso sostituiti da invenzioni. Nessuno può più mettere in dubbio il fatto che l’Urss architettò quella guerra… L’Unione Sovietica era pronta per un’invasione di Israele. Le ammissioni dei nostri ufficiali lo dimostrano”.
I mass-media russi di recente hanno anche contattato lo stesso Bezhevets, riferiscono Remez e Ginor, il quale però ha negato, sebbene – come abbiamo visto –sia stato elogiato dal suo stesso ministero della difesa per quei sorvoli. Secondo i due autori, ciò “indica che la dichiarazione di Drobyshevsky non si basava sul racconto del pilota, bensì su documenti in possesso delle Forze Aeree”. Il che a sua volta, concludono, “illustra il fatto che ancora oggi la piena e diretta documentazione del ruolo sovietico nel 1967 viene tenuta nascosta”.
Gideon Remez, da tempo giornalista di Israel Radio, combatté come paracadutista nella guerra dei sei giorni. Isabella Ginor è israeliana nata in Ucraina.

(Da: Jerusalem Post, 23.08.07)

Nella foto in alto: un MiG-25 Foxbat (immagine d'archivio)

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Gilad Shalit al suo arrivo nella base israeliana di Tel Nof, ricevuto da Netanyahu (clicca sulla foto per il commento di Marco Paganoni)