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06-11-2008
Scoperta in Galilea la tomba di una sciamana di 12.000 anni fa
Lo scheletro di una sciamana della cultura natufiana di 12.000 anni fa è stato trovato nella regione settentrionale di Israele da archeologi dell’Università di Gerusalemme. Il sepolcro viene descritto come accompagnato da offerte funebri “eccezionali”, tra cui 50 gusci di tartaruga interi, la pelvi di un leopardo e un piede umano. Il sepolcro della sciamana è ritenuto essere uno dei primi di cui si abbia notizia dall’archeologia, nonché l’unica tomba di sciamana nell’intera regione.
Leore Grosman, dell’istituto di archeologia dell’Università di Gerusalemme, che dirige gli scavi al sito natufiano di Hilazon Tachtit, nella Galilea occidentale, spiega che gli elaborati e complessi rituali di sepoltura e il metodo usato per costruire e sigillare la tomba suggeriscono che questa donna avesse una posizione molto importante nella comunità. I particolari della scoperta sono stati pubblicati il 3 novembre scorso nella rivista PNAS (Proceedings of the national academy of sciences).
La tomba conteneva parti del corpo di parecchi animali che raramente compaiono nei reperti natufiani. In particolare: cinquanta tartarughe, la pelvi quasi integra di un leopardo, la punta di un’ala di un’aquila dorata, la coda di una mucca, due teschi di martora e l’avambraccio di un cinghiale che era direttamente allineato con l’omero sinistro della donna.
Nella tomba è stato trovato anche un piede umano appartenente a un individuo adulto che era notevolmente più grosso della donna sepolta. Grosman ritiene che il sepolcro rifletta bene quello che ci si può aspettare dalla tomba di una sciamana. Le tombe degli sciamani spesso riflettono il loro ruolo nella vita (resti di animali particolari e contenuti di kit medici). Sembra che la donna fosse ritenuta avere strette relazioni con gli spiriti di quegli animali.
Il corpo era sepolto in una posizione insolita: giaceva su un fianco, con la colonna vertebrale, le pelvi e il femore destro appoggiati al muro meridionale ricurvo della tomba di forma ovale. Le gambe erano aperte e piegate al ginocchio verso l’interno. Secondo Grosman, dieci grosse pietre venivano posate direttamente sulla testa, sulla pelvi e sulle braccia dell’individuo da seppellire al momento della sepoltura. Con la successiva decomposizione del corpo, il peso delle pietre causava la disarticolazione di alcune parti dello scheletro, tra cui la separazione delle pelvi dalla colonna vertebrale. Domandandosi perché il corpo fosse tenuto a posto in quel modo e coperto di pietre, Grosman suggerisce che potesse essere per proteggerlo dagli attacchi degli animali selvatici o perché la comunità cercava di tenere la sciamana e il suo spirito dentro la tomba.
L’analisi delle ossa mostra che la donna aveva 45 anni, era piccola e aveva un aspetto innaturale e asimmetrico dovuto a una deformazione spinale che la faceva zoppicare o trascinare un piede.
La cosa più notevole è che la donna fosse sepolta con 50 gusci di tartarughe interi. Il corpo delle tartarughe era stato probabilmente mangiato durante il banchetto per la sepoltura della defunta, mentre la presenza delle ossa degli arti indica che tutti i resti con i gusci furono gettati nella tomba. Il ritrovamento delle ossa degli arti indica anche che le tartarughe intere, non solo i gusci, erano state trasportate alla grotta per la sepoltura. La raccolta di 50 tartarughe vive al tempo della sepoltura doveva rappresentare un grosso investimento, in quanto si tratta di animali solitari. Oppure questi animali avrebbero potuto essere catturati e tenuti dalla comunità per un periodo precedente all’evento.
Secondo Grosman, la tomba della donna è diversa da qualunque altra tomba trovata nel periodo natufiano o nei precedenti periodi paleolitici. “Chiaramente fu investita una grande quantità di tempo e di energia nel preparare, arredare e sigillare la tomba”, oltre allo speciale trattamento del corpo sepolto.
Gli sciamani sono universalmente ritenuti come appartenenti trasversalmente a culture di gruppi di cacciatori-raccoglitori e di società agricole su scala minore. Tuttavia, raramente sono stati documentati dall’archeologia e nessuno risulta nel paleolitico dell’Asia sud-occidentale.
I natufiani vissero nella regione mediterranea del Levante tra 11.500 e 15.000 anni fa. Grosman suggerisce che questa tomba potrebbe indicare cambiamenti ideologici che si verificarono a causa della transizione all’agricoltura in quella regione e in quell’epoca.
Hilazon Tachtit è una piccola grotta vicino a Carmiel che servì soprattutto da terreno sepolcrale natufiano per almeno 28 individui di età diversa. Le tombe collettive trovate sul sito servivano come aree sepolcrali principali che furono in seguito riaperte per rimuovere teschi e ossa lunghe per una seconda sepoltura, una pratica comune ai natufiani e alle culture neolitiche successive.
Solo tre importanti tombe parzialmente complete sono state finora trovate a Hilazon Tachtit. Una di queste conteneva lo scheletro di un giovane adulto (di sesso ignoto) appoggiato in posizione flessa sul lato destro con entrambe le mani sotto il viso. Le ossa sparse di un neonato sono state trovate nella zona delle pelvi mancanti, e sembra che il neonato e il giovane adulto, forse la madre, siano stati sepolti insieme.

(Da: Università Ebraica, Dept of Media Relations, 04.11.08)

Nella foto in alto: L’archeologa Leore Grosman mostra alcuni dei reperti trovati nella tomba della sciamana

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Gilad Shalit al suo arrivo nella base israeliana di Tel Nof, ricevuto da Netanyahu (clicca sulla foto per il commento di Marco Paganoni)