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MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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| 18-08-2009 |
| Successo della prima donna poliziotto arabo-israeliana in incognito |
Quella sera Yasmin Melsha è andata a letto sapendo che avrebbe dormito bene. Aveva appena rivelato a suo padre e a suo fratello d’aver trascorso gli ultimi cinque mesi come agente di polizia sotto copertura, contribuendo all’arresto di 31 trafficanti di droga e armi durante un’operazione compiuta alla fine di luglio.
La 24enne di Haifa aveva sempre sognato di entrare in polizia. Si arruolò nella Guardia Civile ancora adolescente e a 18 anni era una delle poche donne arabe ad entrare nella Polizia di Frontiera. Quest’anno ha battuto un altro record diventando la prima poliziotta arabo-israeliana in incognito. Per mesi ha raccolto prove contro malviventi dei quartieri Hadar e Wadi Nisnas di Haifa, e dalla vicina Kiryat Eliezer, dediti allo spaccio di droghe, hashish e ecstasy.
“Combattere la droga è una missione per me – dice Melsha – Ma non è stato facile. Avevo paura, ma anche un gran desiderio di continuare quello che avevo cominciato. Fin da quand’ero piccola sono stata esposta alla vita di strada. C’è droga in ogni strada, e ho sempre sognato di combatterla”.
Melsha è cresciuta a Haifa. Sua madre morì quando era piccola. Lei ha saputo celare al padre, alla sorella e al fratello il suo lavoro come agente sotto copertura. “Solo pochi giorni fa l’ho detto a mia sorella, che è arrivata dagli Stati Uniti”, racconta Melsha. Poi l’ha detto anche al resto della famiglia. “Dapprima mio padre non sapeva che cosa dire, poi si è sentito molto fiero di me”, dice sorridendo.
Melsha ha lavorato come guardia di sicurezza al Quartier generale del Distretto di polizia del litorale di Haifa fino a pochi mesi fa. I dirigenti del distretto centrale hanno riconosciuto il suo potenziale e l’hanno reclutata. Infine, martedì 28 luglio, prima dell’alba, ha fatto il suo ingresso nella sala riunioni indossando la sua uniforme blu, con sua sorella al fianco. Un centinaio di detective erano lì, pronti ad andare ad arrestare i trafficanti.
“Era la persona giusta per un compito preciso e per una zona specifica – spiega il comandante degli agenti sotto copertura del distretto, Atzmon Edry – Ha coraggio, parla bene e comunica con la gente. Non è una criminale diventata poliziotto, è un’agente che abbiamo formato”.
Melsha è cresciuta nella stessa zona degli arrestati. “Ne conosco alcuni fin dall’infanzia – dice – Ma non ho rimpianti perché so da che parte sto, e la legge è al di sopra di tutti noi”.
(Da: Ha’aretz, 29.07.09)
Nella foto in alto: Due agenti della polizia israeliana in servizio di pattuglia a Gerusalemme (foto d'archivio) |
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