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MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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» Un organizzatore di flottiglie per Gaza ha cercato l'aiuto del presidente siriano Bashar al-Assad per facilitare la partenza di un battello dal porto siriano di Latakia. La richiesta è stata rivelata dal gruppo di hacker Anonymous che ha “piratato” e divulgato uno scambio di e-mail tra George Galloway, che dirige un'organizzazione chiamata “Viva Palestina”, e Bouthaina Shaaban, consigliere per i mass-media del dittatore siriano Assad. Espulso dal partito laburista britannico, l'ex parlamentare Galloway, da anni a stretto contatto con i dittatori del mondo arabo, ha fondato l'organizzazione “Viva Palestina” e nel gennaio 2009 ha cominciato ad organizzare flottiglie pro-Hamas dirette alla striscia di Gaza.
08/02/2012

» Hamas usa Twitter per invocare il massacro degli ebrei e la conquista di Gerusalemme: messaggi di odio che possono contare in tutto su quasi 20.000 “followers”. Tra gli amministratori - per conto di Hamas - quelli di “Hamas Info”, delle Brigate Ezzeden Al-Qassam (braccio armato di Hamas), Al-Aqsa TV e Radio Hamas. Fra i gestori, anche diversi alti esponenti come il vicepresidente dell'ala politica di Hamas, Mousa Mohammed Abu Marzook, e Izza Rishk. I loro messaggi sono a senso unico: per l'espulsione e il massacro degli ebrei, per la jihad islamica e la conquista di Gerusalemme. Incoraggiano anche gli abitanti di Gaza a farsi martiri, promettendo denaro.
08/02/2012

» Iran. Condannato a 14 anni di prigione e 10 di esilio un blogger iraniano che aveva espresso opinioni contro il regime attuale, criticando in particolare il presidente Ahmadenidjad.
08/02/2012

» L'Iran avrebbe inviato di recente in Siria 15.000 Guardie Rivoluzionarie dell’unità d’élite “Al Quds” per aiutare l'esercito siriano a reprimere la rivolta. Lo ha riferito martedì la tv Al-Arabiya.
08/02/2012

» Dopo Usa e Londra, anche Italia, Francia e Belgio hanno richiamato i loro ambasciatori da Damasco “per consultazioni”. Dal canto loro, le sei monarchie arabe del Golfo hanno annunciato martedì la decisione di espellere gli ambasciatori siriani dai loro paesi e di ritirare i loro ambasciatori da Damasco.
08/02/2012




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04/06/2007


09-07-2010
Dove la convivenza viene costruita concretamente
di Tobia Zevi
Ho avuto l'occasione di scoprire direttamente le attività della Jerusalem Foundation, scortato da una guida d'eccezione, l'ex ambasciatrice d'Israele in Italia, Tamar Millo.
Dopo una visita all'asilo multi-confessionale dell'YMCA, di fronte all'albergo King David, ci siamo spostati a Gerusalemme est, per visitare il campo di basket dove si allenano i bambini palestinesi che partecipano al progetto “Peace Players”. Il programma funziona così: giovani palestinesi e giovani israeliani si allenano separatamente in due centri sportivi; una volta ogni due settimane si incontrano sul campo della scuola gestita dalla fondazione e imparano a conoscersi. Dopo aver rotto il ghiaccio e aver raggiunto un livello di gioco adeguato, i ragazzi e le ragazze costituiscono un'unica squadra, che quest'anno si è iscritta per la prima volta al campionato di basket israeliano. Molti dei bambini palestinesi non hanno il passaporto israeliano, ma quello giordano, poiché le loro famiglie rifiutarono di cambiare nazionalità dopo la guerra dei sei giorni.
Dopo aver fatto due tiri con i ragazzi e con i loro insegnanti, che hanno già sperimentato questo programma in altre aree conflittuali del mondo (Irlanda del nord, Cipro, Sudafrica), Tamar ci porta alla Cineteca di Gerusalemme, alle pendici della cinta muraria, dove ci vengono mostrati i frutti del progetto “I am, you are”: ogni anno 35 ragazze e ragazzi, israeliani e palestinesi, tra i 15 e i 17 anni, si trovano per un mese a girare dei cortometraggi che hanno come tema la scoperta dell'identità. Questi giovani apprendono un'arte come il cinema e insieme conoscono pieghe ignote della società israeliana. Il filmato che vediamo è sulla comunità africana palestinese. Alla fine del filmato, che racconta le discriminazioni che questi musulmani dalla pelle nera subiscono all'interno della società palestinese, la direttrice del programma ci racconta che in una scuola israeliana dove il film era stato proiettato un giovane ebreo etiope si è rivolto così ai suoi compagni: “Avete capito come mi sento io?”.
Sono certamente soltanto delle gocce in un mare tempestoso, ma se i problemi non possono essere risolti, quanto meno questi giovani impareranno a parlarne.

(Da: Notiziario online UCEI, 29.6.10)

Vedi anche:
http://www.jerusalemfoundation.org

Indice di Sviluppo Umano: buona la performance di Israele anche quando il dato viene corretto in base alla sostenibilità ambientale


Università di Gerusalemme


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4 serigrafie di EMANUELE LUZZATI firmate dall'artista


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Gilad Shalit al suo arrivo nella base israeliana di Tel Nof, ricevuto da Netanyahu (clicca sulla foto per il commento di Marco Paganoni)