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MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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| 07-02-2012 |
| Sviluppo sì, ma sostenibile |
L’Indice di Sviluppo Umano (Human Development Index o HDI) delle Nazioni Unite è un indicatore nazionale macroeconomico valido per tutto il mondo e in ogni occasione: un singolo numero che rappresenta il grado di successo di un paese nel garantire una vita decorosa alla propria popolazione.
Ma secondo Chuluun Togtokh, ecologo dell’Università Nazionale della Mongolia, è giunta l’ora di aggiornare l’Indice di Sviluppo Umano integrandolo con una variabile la cui mancanza finora è stata cruciale: la sostenibilità ambientale. “Il mio paese – spiega Togtokh in un saggio pubblicato su “Nature” lo scorso novembre – è destinato probabilmente a diventare una delle economie a crescita più rapida al mondo, ma l’attuale Indice di Sviluppo Umano non incentiva in alcun modo una crescita sostenibile”.
Togtokh propone un sistema di classificazione alternativo – l’Indice di Sviluppo Umano Sostenibile (Human Sustainable Development Index o HSDI) – che ai fattori standard dell’Indice di Sviluppo Umano (aspettativa di vita, grado di istruzione, reddito pro capite) aggiunge le emissioni pro capite di carbonio. Le emissioni di carbonio, che indicano il grado di sostenibilità, tendono ed essere correlate al reddito. Ma paesi come Norvegia e Singapore dimostrano che un alto consumo di combustibile non è sempre necessario per avere prosperità, e che non c’è correlazione fra consumo di combustibile e grado di salute o di istruzione (qualità della vita).
Quando si aggiunge la voce carbonio, l’indice delle nazioni virtuose risulta scompigliato. Australia, Stati Uniti e Canada scompaiono dalle prime dieci della classifica. Anche paesi come Emirati Arabi, Brunei, Qatar e Bahrain, che si trovano a livelli alti nella classifica HDI, crollano in quella corretta in base alla sostenibilità ambientale. Salgono invece Hong Kong, Svezia e Svizzera, mentre la Norvegia si conferma in vetta.
E Israele? Il dato interessante è che Israele, che già risulta in buona posizione (17esima) nel tradizionale Indice di Sviluppo Umano (dove l’Italia risulta 24esima), nella classifica corretta in base alla sostenibilità si comporta ancora meglio, risultando in sesta posizione alle spalle solo di Norvegia, Svezia, Svizzera, Hong Kong e Nuova Zelanda (l’Italia è 18esima).
(Da: wired.com, nov. 2011 e israele.net, feb. 2012)
Nell’immagine in alto: La tabella dell’Indice di Sviluppo Umano Sostenibile. Per il confronto con il tradizionale Indice di S viluppo Umano si veda: http://www.wired.com/wiredscience/2011/11/global-sustainability-rankings
Il sito dello Human Development Index (HDI): http://hdr.undp.org/en/statistics |
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Un saluto da Matanyahu, che viveva a Gerusalemme 2.700 anni fa
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Gilad Shalit al suo arrivo nella base israeliana di Tel Nof, ricevuto da Netanyahu (clicca sulla foto per il commento di Marco Paganoni)
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