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Per la prima volta dopo anni, il dibattito mensile del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul Medio Oriente non si è incentrato esclusivamente sul conflitto israelo-palestinese. “Ogni mese – ha detto la rappresentante degli Stati Uniti Nikki Haley, presidente di turno per il mese di aprile – questo Consiglio convoca una riunione sul Medio Oriente. Teniamo molte riunioni su paesi e conflitti specifici della regione, ma questo dibattito dovrebbe essere l’occasione per parlare del Medio Oriente nel suo complesso. Purtroppo, invece, questi incontri mensili vengono regolarmente trasformati in sessioni contro Israele. E’ così che funziona da anni il Consiglio di Sicurezza: una formula assurdamente prevenuta contro un paese, una formula dolorosamente miope nel descrivere i conflitti della regione e che non porta alcun vantaggio né ai palestinesi né agli israeliani. La pace potrà venire solo da negoziati diretti, non da riunioni faziose del Consiglio di sicurezza o da risoluzioni di parte. Solo rompendo vecchi schemi controproducenti potremo realmente ottenere qualcosa di valido”. Haley ha poi puntato l’attenzione sull’Iran, definendolo uno dei massimi responsabili del caos nella regione, con le sue pesanti ingerenze nello Yemen e in Siria e il suo appoggio a Hezbollah. “L’Iran usa Hezbollah per espandere le proprie ambizioni regionali: una minaccia che dovrebbe dominare il nostro dibattito al Consiglio di sicurezza”, detto Haley.

Il Consiglio dei Guardiani iraniano ha squalificato la candidatura di Mahmoud Ahmadinejad alle elezioni presidenziali di maggio. Ne ha dato notizia giovedì la tv di stato iraniana.

Hezbollah ha recentemente organizzato un tour di giornalisti stranieri nel sud del Libano, a ridosso del confine con Israele, guidato da un alto ufficiale della milizia jihadista sciita filo-iraniana che ha presentato il territorio d’Israele come “territorio palestinese occupato dal nemico sionista” e ha definito “insediamenti” i kibbutz della zona. Durante la visita, l’ufficiale ha invitato i giornalisti a filmare postazioni israeliane e veicoli militari e civili israeliani in transito al di là del confine. Secondo la risoluzione Onu 1701 del 2006, garantita dai caschi blu dell’Unifil, nel Libano meridionale non dovrebbe trovarsi nessuna forza armata ad eccezione dell’esercizio regolare libanese. Vedi video e foto su YnetNews

Un gruppo di miliziani non identificati ha sparato numerosi proiettili, mercoledì notte, contro una sede della Croce Rossa Internazionale a Hebron, in Cisgiordania, causando danni ma non vittime. La portavoce locale della Croce Rossa, Rima Kamal, ha detto a Times of Israel che non si sa chi possa essere stato né perché, ma ha anche ricordato che fra le rivendicazione dello sciopero della fame avviato da alcuni giorni da centinaia di detenuti palestinesi, c’è quella di riportare a due le visite mensili dei parenti. Lo scorso maggio la Croce Rossa ha ridotto a una le visite mensili, ha spiegato Rima Kamal, per ridurre i costi e aumentare l’efficienza, giacché spesso i famigliari non si presentano al secondo appuntamento mensile.

Il regime siriano ha trasferito la maggior parte dei propri aerei da combattimento per proteggerli da potenziali attacchi statunitensi. Lo ha riferito mercoledì la CNN citando funzionari della difesa statunitense, secondo i quali i jet sono stati spostati in prossimità della base aerea russa di Khmeimim, nel governatorato di Latakia, dove sono concentrate le forze aeree russe che aiutano il regime del presidente Bashar al-Assad. Lo spostamento è iniziato poco dopo l’attacco di missili Usa dello scorso 6 aprile sulla base aerea di Sharat che ha distrutto 24 aerei siriani, a seguito dell’attacco con armi chimiche a Idlib compiuto da jet siriani partiti da Sharat.

In un’intervista apparsa mercoledì sul quotidiano giapponese Ashai Shimbo, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha detto di essere disposto a incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Washington, con la mediazione del presidente Usa Donald Trump. Abu Mazen ha poi ribadito la rivendicazione palestinese del blocco totale di tutte le attività edilizie ebraiche al di là della ex linea armistiziale del periodo ’48-’67, Gerusalemme compresa.

Secondo ufficiali della difesa israeliana citati mercoledì dalla Associated Press, il regime del presidente siriano Bashar Assad ha ancora da una a tre tonnellate di armi chimiche.

L’esercito egiziano ha comunicato giovedì d’aver ucciso nel Sinai settentrionale 19 membri del gruppo locale affiliato all’ISIS, compresi tre suoi capi.

I servizi di sicurezza israeliani hanno comunicato mercoledì d’aver sventato un tentativo di contrabbandare esplosivi dalla striscia di Gaza in Israele attraverso il valico di Erez. Il materiale per produrre esplosivo era nascosto all’interno di provette contenenti un farmaco antitumorale, trasportate da due sorelle che vivono nella striscia di Gaza e che hanno il permesso di entrare in Israele perché una delle due è malata di cancro ed è in cura presso un ospedale israeliano. Secondo i servizi, l’esplosivo era stato inviato da Hamas per effettuare attentati in Israele. I servizi di sicurezza hanno sottolineato che non è la prima volta che aiuti umanitari e assistenza medica garantiti da Israele ai palestinesi della striscia di Gaza vengono sfruttati per perpetrare attacchi terroristici.

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin si è recato mercoledì al Patriarcato Latino, nella Città Vecchia di Gerusalemme, per un incontro coi i leader cristiani di diverse denominazioni in occasione della festività della Pasqua. Fra i presenti, l’Amministratore Apostolico del Patriarcato latino, arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, e il Patriarca greco-ortodosso Teofilo III. Rivlin ha ricorda gli attentati jihadisti contro i cristiani in Egitto della scorsa Domenica delle Palme (45 morti) e ha poi aggiunto: “A voi, qui, nostri fratelli cristiani di Gerusalemme, io dico che i nostri pensieri sono con voi in questo momento difficile. Abbiamo visto tutti le immagini dalla Siria, e ho personalmente visitato alcuni dei feriti siriani in cura negli ospedali israeliani. Quello che è successo laggiù alla comunità cristiana, e a tutto il paese, è un’onta per tutta l’umanità. Israele resterà determinato nel proteggere la vostra libertà di culto, la vostra sicurezza e la sicurezza dei luoghi santi”.