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Un terrorista palestinese ha sparato e ucciso tre israeliani (un agente della polizia di frontiera e due guardie della sicurezza civile), e ne ha ferito gravemente un terzo, martedì mattina nei pressi del villaggio di Har Adar, nell’area di Gerusalemme. Il terrorista è stato a sua volta colpito e ucciso dalla reazione delle forze di sicurezza. L’attacco è avvenuto durante normali controlli di sicurezza sui pendolari quando il terrorista, un 37enne originario di Beit Surik in possesso di regolare permesso di lavoro, mescolato fra i lavoratori palestinesi, ha improvvisamente estratto un’arma e aperto il fuoco da breve distanza. Vedi le foto su YnetNews “Centinaia di lavoratori vengono ogni mattina a lavorare nella nostra comunità – ha dichiarato il capo del Consiglio di Har Adar, Chen Filipovich – Questo grave evento è del tutto anomalo e ne trarremo le conclusioni necessarie, ma continueremo ad operare per mantenere la calma e una buona atmosfera di collaborazione”. Dal canto suo, Hamas ha celebrato l’attacco terroristico in un dichiarazione che afferma: “L’attacco di Gerusalemme è una nuova pagina dell’intifada di al-Quds ed evidenzia il fatto che tutti i tentativi di giudaizzazione sono falliti. Gerusalemme è araba-musulmana. I suoi abitanti e i suoi giovani non risparmieranno gli sforzi per redimerla con il loro spirito e il loro sangue”. Il portavoce di Fatah, Munir al-Jaghoub, ha dichiarato che dell’attentato “è esclusivamente responsabile Israele”.

Hamas ha attaccato domenica il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per non aver ancora annullato le misure punitive contro Gaza una settimana dopo che Hamas ha annunciato la dissoluzione del suo organo di governa nella striscia. “Abu Mazen deve prendere decisioni positive e responsabili e porre fine a tutte le misure – ha affermato il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, in una dichiarazione sul sito ufficiale del gruppo islamista – Non ci sono più giustificazioni per bloccare o procrastinare”. Negli ultimi cinque mesi Abu Mazen ha ordinato una serie di tagli ai budget assegnati a Gaza per elettricità, servizi medici, stipendi governativi ecc. allo scopo di esercitare pressione su Hamas. Abu Mazem ha accolto con favore l’annuncio di Hamas, durante una riunione sabato sera del Comitato Centrale di Fatah, ma non ha menzionato l’intenzione di revocare le misure. Ahmad Majdalani, confidente di Abu Mazen, ha detto domenica che il presidente annullerà le misure solo quando sarà effettivamente ripristinato il governo dell’Autorità Palestinese su Gaza. Non risulta ancora raggiunto un accordo tra Fatah e Hamas sul passaggio di poteri, ma lunedì il portavoce dell’Autorità Palestinese Yousif Mahmoud ha annunciato per il 3 ottobre una riunione a Gaza del governo dell’Autorità Palestinese, presieduto dal primo ministro Rami Hamdallah. In passato diversi tentativi di riconciliazione tra le due opposte fazioni palestinesi sono naufragati sulle modalità di assunzione dei poteri da parte dell’Autorità Palestinese nella striscia di Gaza, con Hamas disposta a cedere il controllo sugli affari civili, ma non quelli sulla sicurezza.

La richiesta dell’Autorità Palestinese di aderire all’Interpol verrà messa ai voti, questa settimana, durante i lavori dell’Assemblea Generale dell’organismo, che in questi giorni tiene la sua riunione annuale in Cina. Israele ha espresso viva preoccupazione che l’adesione dell’Autorità Palestinese all’Interpol possa comportare un passaggio di informazioni sensibili a gruppi terroristici palestinesi. Ciò nonostante, secondo i funzionari del governo israeliano è probabile che l’Autorità Palestinese riesca a raggiungere la maggioranza necessaria di due terzi.

Eseguite in Iraq 42 condanne a morte per impiccagione di detenuti sunniti accusati di reati di terrorismo come assassinio di membri delle forze di sicurezza, autobombe ecc. Ne ha dato notizia lunedì il Ministero della giustizia. Dopo la ratifica del Consiglio presidenziale, l’esecuzione di massa più numerosa di quest’anno è stata eseguita nella prigione di Nassiria, in un’area sciita nel sud del paese dove lo scorso 14 settembre  almeno 60 persone erano morte in attacchi suicidi sunniti rivendicati dall’ISIS. Secondo Amnesty International, l’Iraq è uno dei paesi al mondo che esegue più condanne a morte dopo Cina, Iran e Arabia Saudita.

In almeno due delle tre messe celebrate dal papa durante la sua visita in Colombia, due settimane fa, la sicurezza è stata garantita grazie anche all’uso di palloni d’osservazione realizzati dalla israeliana RT Aerostats Systems, che ha sede a Yavne. In passato, i palloni d’osservazione israeliani hanno contribuito a garantire la sicurezza del papa anche durante i viaggi in Africa e in Israele. I palloni d’osservazione, regolarmente utilizzati da polizia e Forze di Difesa israeliane, sono dotati di tecnologia in grado di coprire in modo dettagliato un raggio di 5 km.

Per la prima volta, la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha mostrato in pubblico il sofisticato sistema russo di difesa anti-aerea S-300 in dotazione al paese. Durante l’esposizione, avvenuta in piazza Baharestan, nel centro di Teheran, non lontano dalla sede del parlamento, sono stati messi in mostra diversi sistemi missilistici, tra cui missili balistici, missili terra-terra a combustibile solido tipo Sejjil e a combustibile liquido tipo Ghadr. L’esposizione è stata allestita per l’annuale Settimana della Difesa, in occasione del 37esimo anniversario dello scoppio della guerra Iran-Iraq. Vedi la foto su Times of Israel

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato domenica una riunione speciale del gabinetto di sicurezza, alla luce del nuovo test iraniano di un missile capace di raggiungere Israele.

Il presidente libanese Michel Aoun ha affermato che “non impedirà a Hezbollah di possedere armi finché Israele continuerà a violare le decisioni internazionali”. In un’intervista sabato al quotidiano francese Le Figaro, Aoun ha detto: “L’entità israeliana occupa ancora 30 km del nostro territorio e si rifiuta di rispettare il diritto al ritorno dei palestinesi venuti in Libano durante la guerra nel 1948”.

L’Iran e il suo alleato libanese Hezbollah stanno silenziosamente cercando di mediare una riconciliazione tra regime siriano e Hamas con l’obiettivo di ovviare a un punto debole del sistema di alleanze intessuto dall’Iran fra Siria Iraq e Libano, che costituisce un blocco attraverso tutta la regione contro Israele e alleati arabi degli Stati Uniti. Lo afferma un reportage della Associated Press che ricorda come Hamas abbia ricevuto per lungo tempo ospitalità, sostegno e supporto da Damasco prima dello scoppio della guerra civile in Siria.

Secondo mass-media siriani e libanesi, jet israeliani avrebbero attaccato venerdì notte un certo numero di depositi di missili a lunga gittata e altri armamenti, nei pressi dell’aeroporto internazionale di Damasco. Secondo le fonti, non vi sarebbero vittime ma ingenti danni. Stando all’Osservatorio siriano per i diritti umani, le armi erano destinate a Hezbollah, in Libano. Nessun commento ufficiale da parte di Israele, Siria o Hezbollah.