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Negli ultimi quattro anni le precipitazioni in Israele sono state sotto la media pluriennale e l’Authority dell’acqua ha informato che quest’anno sembra essere uno dei peggiori per le risorse idriche del paese. Il picco negativo del Lago Kinneret (di Tiberiade) indica che è più l’acqua che evapora rispetto a quella che affluisce nel bacino dal fiume Giordano e dai torrenti che scendono dalle alture del Golan. Sebbene nel centro del paese la quantità di pioggia sia stata vicina alla media, la situazione nel nord è molto al di sotto. A sud, inoltre, il livello del Mar Morto continua a calare a una velocità allarmante. Grazie agli impianti di desalinizzazione, ha spiegato lunedì il portavoce dell’Authority dell’acqua Uri Shor, i bassi livelli delle fonti naturali non influenzano la disponibilità di acqua potabile in Israele. Tuttavia, in assenza di pioggia, la natura e l’ambiente non possono che soffrirne.

Ufficiali israeliani citati lunedì da JerusalemOnLine si sono detti molto preoccupati per il test nucleare nordcoreano che, secondo loro, avrà significative ripercussioni sullo scenario mediorientale. Le reazioni alla dimostrazione di forza del dittatore Kim Jong-un, soprattutto da parte di giapponesi sudcoreani e potenze mondiali, saranno attentamente monitorate in Medio Oriente. Senza dimenticare che già in passato tecnologia atomica della Corea del Nord è stata trasferita all’Iran e che Pyongyang ha già cercato di creare un impianto nucleare in Siria con l’obiettivo di stabilire una testa di ponte in Medio Oriente. Se l’Iran dovesse lanciarsi pubblicamente nella corsa agli armamenti nucleari, hanno avvertito gli ufficiali israeliani, altri paesi del Medio Oriente, a cominciare da Egitto Arabia Saudita e Turchia, cercheranno di fare lo stesso. Il che potrebbe destabilizzare gli equilibri strategici nella regione in modo estremamente pericoloso per tutti.

Le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato lunedì un poliziotto dell’Autorità Palestinese nel villaggio di Beit Rima, circa 35 km a nord di Ramallah, accusato d’aver postato espressioni estremiste e minacciose sui social network e sospettato di pianificare attività terroristiche. Le Forze di Difesa israeliane raramente arrestano membri delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, con le quali coordinano il mantenimento della sicurezza in Cisgiordania. Nel corso degli ultimi due anni, tuttavia, si sono avuti almeno tre attacchi terroristici ad opera di membri delle forze di sicurezza palestinesi.

La risposta della comunità internazionale all’ultimo test nucleare nordcoreano “influirà sul comportamento del regime iraniano nel prossimo futuro in fatto di nucleare”. Lo ha scritto domenica su Twitter l’ex ministro della difesa israeliano Moshe Ya’alon spiegando che, per questo, “anche se il test nucleare nordcoreano non ci riguarda direttamente , la crisi che ha innescato di deve preoccupare”.

I rappresentanti Usa avrebbero accettato di permettere alle milizie sostenute dall’Iran di schierarsi in Siria a meno di dieci km dalle Alture del Golan israeliane. Lo ha scritto giovedì scorso il quotidiano arabo Asharq Al Awsat, citato da Times of Israel. Citando anonime fonti diplomatiche occidentali, il reportage afferma che il team Usa in trattative con i colleghi russi ad Amman, in Giordania, per discutere la nazionalità delle forze incaricate di sorvegliare il cessate il fuoco di luglio, avrebbero ceduto su alcune richieste iniziali accentando che le milizie iraniane si posizionino fino a 8-16 km dal confine giordano e dalle alture del Golan (meno della metà della distanza originariamente richiesta) e che la tregua venga monitorata da osservatori russi.

Autorità Palestinese e Fatah hanno condannato la decisione delle autorità israeliane di elevare a municipalità lo status della comunità ebraica di Hebron definendola “un tentativo di giudaizzazione della Città Vecchia” e “l’attuazione di un regime di apartheid”. La millenaria comunità ebraica di Hebron, cancellata da un pogrom arabo nel 1929, è stata ripristinata nel 1968 dopo due decenni di occupazione giordana.

Con una campagna di crowdfunding sono stati raccolti più di un milione di shekel (235mila euro) per comprare una casa accessibile a disabili per la poliziotta israeliana Tzipi Yaakobiyan, rimasta paralizzata quando un terrorista palestinese l’ha ripetutamente pugnalata alla colonna vertebrale, un anno fa presso la Porta di Damasco, a Gerusalemme. Costretta su una sedia a rotelle, dopo una lunga riabilitazione Yaakobiyan ha riacquistato scarsa sensibilità al dorso e alle braccia e necessita di assistenza continua. I pochi appartamenti che possono soddisfare le sue esigenze costano più di quanto la famiglia possa permettersi, anche con l’aiuto del Ministero della difesa. Per questo, dall’ospedale Hadassah dell’Università di Gerusalemme è stata lanciata la campagna di raccolta fondi fra comuni cittadini che il mese scorso ha raggiunto e superato la cifra necessaria. Vedi le foto su YnetNews

Le dichiarazioni del capo di Hamas a Gaza, che vanta aiuti militari da Teheran, rappresentano una “ammissione stupefacente” del fatto che l’Iran sta violando il divieto Onu alle esportazioni di armi. Lo ha sottolineato giovedì l’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley. Lunedì scorso il capo di Hamas, Yahya Sinwar, ha detto ai giornalisti che l’Iran è il “più grande sostenitore” dell’ala militare di Hamas, le Brigate Izz ad-Din al-Qassam. Ricordando la risoluzione dell’Onu che vieta all’Iran di esportare armi in applicazione dell’accordo sul nucleare di Teheran del 2015, Haley ha detto: “Ancora una volta si vede qual è il vero volto dell’Iran”.

In occasione della festa islamica di Eid al-Adha, l’Ufficio Centrale di statistica israeliano ha pubblicato vari dati sulla popolazione musulmana del paese. Alla fine del 2016 i cittadini israeliani musulmani erano 1,52 milioni, pari al 17,7% della popolazione generale (più 36.000 persone rispetto al 2015). La maggiore presenza di musulmani è a Gerusalemme, con 320.000 cittadini (pari al 36,2% della popolazione totale della città e al 21% della popolazione musulmana d’Israele). Il tasso di fertilità totale dei musulmani israeliani è diminuito negli ultimi anni a 3,29 figli per donna rispetto ai 4,7 del 2000. Fra i cittadini ebrei si registrano 3,16 figli per donna, fra i cristiani (per lo più arabi) 2,05 e fra gli arabi drusi 2,21. La partecipazione alla forza lavoro tra i musulmani di età lavorativa era del 43,2% nel 2016, con il 63,6% degli uomini e il 23,8% delle donne occupati fuori casa. La partecipazione alla forza lavoro tra le donne musulmane israeliane è generalmente inferiore a quella delle donne ebree, cristiane e druse.

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha telefonato al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per formulare i suoi auguri ai palestinesi in occasione della festività musulmana di Eid al-Adha, che inizia giovedì sera.