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In un messaggio postato mercoledì sera su Twitter il movimento terrorista islamista Hamas ha scritto che “saluta e sostiene l’influente movimento BDS”. Lanciato nel 2005, il movimento BDS promuove a livello internazionale una campagna per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele.

I servizi di sicurezza e pronto soccorso israeliani e palestinesi hanno svolto mercoledì un’esercitazione congiunta ad un raccordo stradale presso la città palestinese Jenin, in Cisgiordania, simulando l’intervento per un incidente automobilistico. L’esercitazione è stato condotta su iniziativa dell’amministrazione civile israeliana a una settimana da un grave incidente sulla statale 60 dove hanno preso la vita sette persone, tra cui una madre palestinese e i suoi cinque figli, e che aveva visto accorrere le squadre di emergenza sia palestinesi che israeliane. Durante l’esercitazione, le squadre si sono coordinate per sollevare le vetture ribaltate e aprirle evitando “danni” ai manichini intrappolati. Malgrado le collaborazioni con Israele siano malviste da molti palestinesi, i membri della squadra di soccorso palestinese si sono detti fortemente motivati, sottolineando la distanza fra le questioni politiche e la realtà quotidiana in cui vivono. Dopo l’esercitazione e un pasto conclusivo, i due gruppi si sono applauditi a vicenda promettendo di realizzare in futuro altri eventi comuni. Vedi le foto su YnetNews

Il primo ministro indiano Narendra Modi, in visita in Israele, ha incontrato mercoledì pomeriggio Moshe Holtzberg, oggi 11enne, rimasto orfano nel novembre 2008 quando i suoi genitori, Gavriel e Rivkah Holtzberg, due emissari del movimento ebraico Chabad, restarono uccisi a Mumbai in un attacco terroristico che prese di mira la loro sede. Il piccolo Moshe, che allora aveva 2 anni, fu salvato dalla tata, Sandra Samuel, che uscì dall’edificio in fiamme tenendolo in braccio. Oltre agli Holtzberg, altri quattro ospiti ebrei della Chabad House furono uccisi nell’attacco, che avvenne nell’ambito di un attentato di massa nella città indiana ad opera di un gruppo islamista pakistano che provocò in tutto 166 morti e centinaia di feriti. Vedi le foto dell’incontro con Modi su Times of Israel

Durante una conferenza stampa con il primo ministro indiano Narendra Modi, martedì sera a Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto: “Devo confessare che sono stato ispirato dall’entusiasmo di Modi a iniziare un po’ di yoga. Mi ha detto: puoi iniziare a livello basso, quindi comincio dal basso ed ecco cosa succederà. Quando adotterò la posizione rilassante Tadasana, volterò la testa verso destra e l’India è la prima democrazia che vedrò. E quando Modi adotterà la posizione rilassante Vasisthasana e girerà la testa a sinistra, Israele è la prima democrazia che potrà vedere”. Vedi il video su YnetNews

Con 10 paesi a favore, 3 contrari e 8 astenuti, i 21 membri del Comitato Unesco per il Patrimonio dell’Umanità hanno nuovamente approvato martedì una risoluzione che etichetta Israele come “potenza occupante” a Gerusalemme affermando che svolge “politiche illegali” nella Città Vecchia, compresi gli scavi archeologici. “Non c’è niente di più vergognoso dell’Unesco che dichiara che l’unico stato ebraico al mondo è una potenza occupante al Muro Occidentale e nella Città Vecchia di Gerusalemme” ha dichiarato l’ambasciatore d’Israele all’Onu Danon, aggiungendo: “Nessun falso Comitato per il Patrimonio dell’Umanità potrà mai spezzare i legami tra il popolo ebraico e Gerusalemme”. Il Ministero degli esteri israeliano ha definito la risoluzione “triste, inutile e patetica” nonché “un’altra decisione bizzarra e irrilevante dell’Unesco, al servizio dei nemici della storia e della verità”. Naftali Bennett, ministro israeliano dell’istruzione e capo del Comitato israeliano dell’Unesco, ha dichiarato che “le ripetute false rivendicazioni dell’Unesco non cambiano la connessione ebraica con Gerusalemme né la realtà sul terreno”, e ha aggiunto: “Invece di proteggere centinaia di siti distrutti dall’islamismo estremista, tra cui la moschea al-Nuri a Mosul, l’Unesco agisce contro l’unico paese del Medio Oriente che tutela tutti i luoghi sacri e riconosce libertà religiosa a tutti i fedeli”. Va notato che, a differenza del testo approvato l’anno scorso, questa volta la risoluzione evita di denominare il Monte del Tempio con il termine musulmano di “Al-Aqsa-Al-Haram Al-Sharif” limitandosi ad indicarlo come “un luogo santo di culto islamico”.

Un evento nel kibbutz Neve Ur che prevedeva l’intervento di Breaking the Silence, la ong che sostiene di svelare crimini di guerra israeliani (attraverso testimonianze anonime, insignificanti o smentite), è stato annullato lunedì su pressione dei residenti del kibbutz stesso. La cancellazione fa seguito a una serie di annullamenti di eventi con la controversa ong israeliana in kibbutz e altre piccole comunità. Anche i residenti di un altro kibbutz settentrionale, Mizra, stanno raccogliendo firme, chiedendo di cancellare una conferenza prevista per giovedì prossimo nella sala riunioni della comunità. In vari casi l’opposizione dei membri ha ottenuto che gli eventi con Breaking the Silence venissero spostati in edifici privati o sale in affitto. Marco Gilboa, membro del kibbutz Neve Ur, ha detto a Israel HaYom d’aver chiesto che alla conferenza prevista nella biblioteca del kibbutz venisse invitata anche una ong di opposta ispirazione come My Truth o Reservists on Duty, ma la richiesta è stata respinta dagli organizzatori. “I membri del kibbutz – ha spiegato Gilboa – sono per lo più della sinistra sionista, gente che ama il proprio paese e lo difende sotto le armi. Qui non si tratta di sinistra o di destra. E’ semplicemente inaccettabile dare a questa ong un palco. Non ho problemi a invitare un parlamentare arabo, ma questi sono solo dei provocatori”. Uri Heitner, membro del kibbutz Ortal, aggiunge che “i ragazzi dei kibbutz si arruolano numerosi nelle unità di combattimento e sono le principali vittime di Breaking the Silence. Conoscono bene la verità sulla moralità delle Forze di Difesa israeliane e quindi in grande maggioranza, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, sono disgustati da Breaking the Silence, che calunnia Israele in giro per il mondo”.

La Società Europea di Cardiologia ha riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele, scusandosi per aver precedentemente indicato Tel Aviv. Il riconoscimento troverà espressione alla “sfilata delle capitali” dei vari paesi membri e associati, nel quadro della Conferenza Europea di Cardiologia in programma per il prossimo mese a Barcellona che vedrà circa 30.000 partecipanti da tutto il mondo. “Siamo felici d’essere riusciti ad affermare il prestigio di Gerusalemme, capitale d’Israele – ha dichiarato il presidente della Società Cardiologica Israeliana, Ran Kornowski – e a correggere un’ingiustizia politica che non dovrebbe avere posto nella medicina o in qualsiasi altra arena internazionale”.

La polizia di frontiera israeliana ha fermato in tempo, martedì, al posto di controllo di Mazmuriya, sei palestinesi di Cisgiordania che cercavano di entrare a Gerusalemme su un veicolo con a bordo coltelli, granate stordenti e ordigni molotov.

Il ministro israeliano della pubblica sicurezza Gilad Erdan ha detto ai sindaci delle municipalità arabe di Galilea che un nuovo impulso alla lotta contro la diffusione di armi illegali nelle città arabe prevederà anche la concessione dell’amnistia a coloro che le consegneranno spontaneamente. Nell’incontro coi sindaci arabi, Erdan ha sottolineato che, nonostante le tensioni tra arabi e ebrei, in Israele i tassi di crimini inter-etnici (un ebreo vittima di un arabo o viceversa) sono in realtà piuttosto bassi. Ad esempio, solo il 5 o 6% di tutti gli omicidi a livello nazionale riguardano un membro di un’etnia ucciso da un membro dell’altra.

L’Autorità Palestinese ha deciso di mandare in pre-pensionamento forzato (con pensioni pari al 70% dello stipendio attuale) 6.145 suoi dipendenti che vivono nella striscia di Gaza. Il provvedimento rientra nella campagna di pressione che l’Autorità Palestinese sta esercitando contro il controllo di Hamas sulla striscia di Gaza.