Sezione: News

Su invito del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, il presidente d’Israele Reuven Rivlin partecipa mercoledì alla cerimonia per l’inaugurazione di un Memoriale dedicato agli 11 atleti israeliani assassinati da terroristi palestinesi alle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972. Dopo la cerimonia, Rivlin visita il campo di concentramento di Dachau e poi si trasferisce a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Formalmente incriminato, lunedì, un membro delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese arrestato lo scorso mese per istigazione alla violenza contro gli ebrei. Muhammad Jalal Naji al-Sawiti, a Beit Awwa, ricopre una posizione di primo piano nell’ufficio del capo dei Servizi di Sicurezza Preventiva palestinesi a Jenin. Recentemente ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un appello esplicito a compiere atti di violenza contro gli ebrei e parole di lode, ammirazione e sostegno per atti terroristici. Tra l’altro, ha postato una foto della moschea Al-Aqsa con l’invito a “versare sangue” per essa, e ha pubblicato una foto di Adolf Hitler con la scritta “abbiamo bisogno di Hitler” e una foto di Adolf Eichmann con la scritta “mancano persone come lui”. Vedi le immagini su YnetNews

In visita martedì nella striscia di Gaza, il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa Peter Maurer ha incontrato per un’ora i massimi esponenti di Hamas, compreso il capo a Gaza Yahya Sinwar, e ha chiesto loro di poter vedere i cittadini israeliani trattenuti in ostaggio dal gruppo terroristico palestinese. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Ma’an, citando fonti palestinesi. Vaga la risposta di Sinwar che, secondo il sito web di Hamas, avrebbe dichiarato: “Tutte le istituzioni saranno aperte alla Croce Rossa per garantire che siano applicati gli standard del diritto umanitario internazionale”. Hamas non ha mai ufficialmente ammesso di detenere in ostaggio degli israeliani, quindi è improbabile che Sinwar intendesse lasciarli vedere alla Croce Rossa. Hamas detiene due cittadini israeliani entrati a Gaza di loro volontà: Abera Mengistu, 30 anni, di Ashkelon, trattenuto dal settembre 2014, e Hisham Shaaban al-Sayed, beduino di Hura, trattenuto dall’aprile 2015. Entrambi soffrono di problemi fisici e mentali e necessiterebbero di assistenza quotidiana. Hamas trattiene inoltre le salme dei soldati israeliani Hadar Goldin e Oron Shaul, caduti durante la guerra dell’estate 2014. A Gaza si trova infine un terzo cittadino israeliano, Jumaa Ibrahim Abu-Ghanima, che non è incluso nell’elenco degli “ostaggi” perché non è chiaro se vuole veramente tornare in Israele. Hamas sostiene di essere disposta a iniziare a trattare solo dopo che Israele avrà scarcerato i terroristi palestinesi rilasciati nel 2011 col ricatto per la liberazione di Gilad Shalit e successivamente ri-arrestati perché tornati al terrorismo.

“I libanesi devono scegliere se stanno con Hezbollah o contro”. Lo ha detto il ministro saudita per gli affari del Golfo, Thamer al-Sabhan, che ha recentemente visitato il Libano nel quadro degli sforzi per ridurre l’influenza iraniana nella regione. Fonti diplomatiche citate dal giornale libanese Al Joumhouria hanno detto che “i libanesi pagheranno un prezzo pesante per la follia di Hezbollah, se non lo affronteranno all’interno del loro paese”.

Gruppi per i diritti umani come Amnesty International hanno chiesto il rilascio dell’attivista palestinese Issa Amro, 35 anni, arrestato lunedì dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese per aver criticato il governo del presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in Cisgiordania e averne chiesto le dimissioni. Amro aveva criticato su Facebook l’Autorità Palestinese per aver arrestato, lo scorso fine settimana, Ayman Qawasmeh, direttore della stazione radio locale Minbar al-Hurriya, e aver a sua volta chiesto sui social network le dimissioni di Abu Mazen. Abu Mazen è stato eletto nel 2005 per un mandato di cinque anni che da allora non è stato più rinnovato.

Per la prima volta dal 2009 le autorità israeliane, dopo una lunga controversia legale, hanno dato esecuzione all’ordinanza di sfratto di una famiglia araba da una casa di Sheikh Jarrah (Gerusalemme), di proprietà di una famiglia ebraica. “I proprietari hanno permesso agli inquilini arabi di vivere nell’immobile per cinque anni senza pagare affitto, ma gli inquilini hanno causato danni finanziari ai proprietari e lo sgombero è diventato inevitabile”, ha detto Arieh King, direttore di Israel Land Fund, l’ente che ha aiutato a recuperare l’edificio. La famiglia araba e altri arabi del quartiere hanno accusato le autorità di praticare una politica di “occupazione e apartheid”.

Una raccolta di decine di sigilli, con i nomi di funzionari dell’epoca del Regno di Giuda prima della sua distruzione da parte babilonese, è stata scoperta durante scavi condotti dalla Israel Antiquities Authority nel Parco Nazionale Città di David, sul lato sud delle attuali mura di Gerusalemme. Si tratta di piccoli pezzi di argilla che servivano come sigilli (bullae) a garanzia dell’integrità del contenuto delle missive. Al contrario delle lettere, che non sono sopravvissute all’incendio che colpì Gerusalemme, i sigilli di argilla hanno beneficiato del calore. Joe Uziel e Ortal Chalaf, che stanno dirigendo lo scavo, hanno spiegato che nella Città di David sono state trovate dozzine di tali sigilli che attestano l’ampio sviluppo amministrativo di Gerusalemme nel periodo del Primo Tempio. I sigilli più antichi portano l’immagine del mittente anziché il nome. Più tardi (dal 700 a.e.v fino alla distruzione del 586 a.e.v) i sigilli riportano i nomi in grafia ebraica antica, alcuni dei quali sono uguali o simili a quelli che si riscontrano nel testo biblico e che sono in uso ancora oggi. Di particolare interesse un sigillo con i nomi “Achiav Ben Menachem”, entrambi attestati nella Bibbia (seppure con grafie leggermente diverse) come nomi del Regno d’Israele. Il fatto che appaiono su sigilli in Giuda nel periodo successivo alla distruzione del Regno d’Israele, dicono gli archeologi, dimostra che dei profughi arrivati a Gerusalemme dopo la distruzione del regno settentrionale trovarono impiego in posizioni di alto livello nell’amministrazione della città. I sigilli, insieme ad altri recenti reperti dallo scavo, saranno esposti per la prima volta al pubblico il 7 settembre in occasione della 18esima Conferenza sulla Ricerca nella Città di David. Vedi foto e video su Times of Israel

Decine di migliaia di soldati israeliani, con unità navali droni elicotteri e aerei da combattimento, parteciperanno per dieci giorni a partire da martedì, nel nord dell’Israele, alla più vasta esercitazione delle Forze di Difesa israeliane in quasi 20 anni, simulando una guerra con le milizie terroriste filo-iraniane Hezbollah.

Le esportazioni israeliane sono cresciute del 6% nei primi sei mesi del 2017, superando i 50 miliardi di dollari. Lo riferisce un rapporto dell0’Israel Export and International Cooperation Institute pubblicato la scorsa settimana, dal quale risulta che le esportazioni di beni sono cresciute del 4% e le esportazioni di servizi sono aumentate dell’8%. Quest’ultimo aumento viene ha attribuito alla rapida crescita delle esportazioni di servizi informatici e software, incrementate del 12%, e di servizi turistici, cresciuti del 16%. I dati, citati dal quotidiano finanziario israeliano Globes, mostrano inoltre che le esportazioni agricole sono salite del 6,5%. Mentre le esportazioni di diamanti lavorati sono scese del 3% e del 20% quelle di componenti elettronici, sono aumentate del 10% le esportazioni di prodotti farmaceutici e del 12% quelle di prodotti chimici e petroliferi raffinati.

Negli ultimi quattro anni le precipitazioni in Israele sono state sotto la media pluriennale e l’Authority dell’acqua ha informato che quest’anno sembra essere uno dei peggiori per le risorse idriche del paese. Il picco negativo del Lago Kinneret (di Tiberiade) indica che è più l’acqua che evapora rispetto a quella che affluisce nel bacino dal fiume Giordano e dai torrenti che scendono dalle alture del Golan. Sebbene nel centro del paese la quantità di pioggia sia stata vicina alla media, la situazione nel nord è molto al di sotto. A sud, inoltre, il livello del Mar Morto continua a calare a una velocità allarmante. Grazie agli impianti di desalinizzazione, ha spiegato lunedì il portavoce dell’Authority dell’acqua Uri Shor, i bassi livelli delle fonti naturali non influenzano la disponibilità di acqua potabile in Israele. Tuttavia, in assenza di pioggia, la natura e l’ambiente non possono che soffrirne.