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“I cittadini israeliani sono stati tra i primi a subire accoltellamenti e attacchi terroristici con veicoli. Siamo a fianco dei cittadini britannici e del mondo civile contro il terrorismo estremista islamico”. Lo ha detto il primo ministro e ministro degli esteri israeliano Benjamin Netanyahu in un comunicato diffuso giovedì, appena rientrato dalla visita ufficiale in Cina.

La vice ministra degli esteri israeliana Tzipi Hotovely ha inviato le condoglianze di Israele alle vittime dell’attentato di mercoledì sera a Londra. “Israele esprime il proprio profondo sgomento per l’attacco terroristico di oggi a Londra e la sua solidarietà alle vittime e al popolo e al governo della Gran Bretagna – ha dichiarato Hotovely – Il terrorismo è terrorismo ovunque si manifesti, e noi lo combatteremo senza tregua”. (Dal 2015 Israele ha subito un’ondata di attentati con armi bianche e veicoli lanciati contro la gente, oltre ad attacchi con ordigni incendiari e armi da fuoco.)

Le Forze di Difesa israeliane hanno fermato in tempo, mercoledì sera a Hebron, un palestinese sorpreso con un coltello nascosto nei vestiti.

Nel corso di scavi alla ricerca di strumenti di selce di 250.000 anni fa nei campi del kibbutz Netzer Sereni presso la città di Ramle (Israele centrale), gli archeologi israeliani hanno portato alla luce un reperto molto più recente: centinaia di bottiglie di liquore di cento anni fa, sepolte in un edificio dove nel 1917-18 stazionarono per circa nove mesi i soldati britannici del Corpo di Spedizione Egiziano del generale Edmund Allenby che avevano conquistato Gerusalemme dai turchi ottomani. Il direttore degli scavi, Ron Toueg, ha detto che sono stati rinvenuti anche bottoni delle uniformi, fibbie per cinture e attrezzature d’equitazione, oltre alle bottiglie di gin, whisky e vino. Il ritrovamento, ha aggiunto, “ci offre uno sguardo sulla storia non scritta e sulla vita quotidiana dei soldati della prima guerra mondiale in Medio Oriente”. Vedi le foto su Times of Israel

Due palestinesi di Nablus sono stati arrestati mercoledì dalla polizia israeliana nei pressi di Tulkarem (a ridosso del confine con Israele) nel loro veicolo dopo che è stato trovato un mitra M16.

Una unità delle Forze di Difesa israeliane ha aperto il fuoco, martedì notte, su tre palestinesi che armeggiavano nei pressi della recinzione di confine con la striscia di Gaza meridionale, verosimilmente nel tentativo di infiltrarsi in Israele o di piazzare ordigni esplosivi. Uno dei tre è rimasto ucciso, feriti gli altri due.

Il drone delle Forze di Difesa israeliane precipitato domenica in Siria è verosimilmente caduto a causa di un errore umano da parte dei manovratori, stando ai primi risultati dell’indagine dell’esercito. “Il drone non è stato abbattuto, ma è precipitato – ha detto un alto ufficiale israeliano a YnetNews – Non vi è alcuna preoccupazione per una perdita di informazioni giacché il velivolo non conteneva informazioni classificate e le poche informazioni tecniche che conteneva sono state immediatamente cancellate al momento dell’impatto”.

Secondo mass-media siriani affiliati a gruppi ribelli, lunedì notte jet israeliani avrebbero colpito magazzini militari siriani nella zona di Qasioun, vicino alla capitale Damasco, dove è di stanza un reparto dell’anti-aerea siriana. Secondo i rapporti, sarebbero stati colpiti anche dei radar dell’esercito siriano. Si tratta del quarto raid aereo in Siria attribuito a Israele in meno di una settimana. No comment del portavoce delle Forze di Difesa israeliane.

Arrestato lunedì, e rilasciato dopo poche ore su cauzione, Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), con l’accusa di evasione fiscale. Barghouti, nato in Qatar, ha ricevuto lo status di residenza permanente in Israele nel 1994 dopo aver spostato una cittadina arabo-israeliana, e vive ad Acco, nel nord di Israele. E’ accusato d’aver nascosto al fisco circa 700.000 dollari di redditi percepiti negli ultimi dieci anni come direttore della National Computing Resources di Ramallah.

Riaperta a turisti e pellegrini l’edicola del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, restaurata in poco meno di un anno di lavori da una équipe di restauratori greci, grazie a una donazione cui ha contribuito anche re Abdallah II di Giordania. Vedi le foto sul Jerusalem Post