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L’ex governatore di Nablus, Mahmoud al-Aloul, 67 anni, detto Abu Jihad, è stato nominato mercoledì sera vicepresidente di Fatah, la fazione palestinese dominante in Cisgiordania guidata da Abu Mazen. Tuttavia, poiché il Comitato Centrale di Fatah non ha nominato Aloul vicecapo dell’Autorità Palestinese, la successione ad Abu Mazen rimane incerta.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Donald Trump hanno tenuto, mercoledì sera a Washington, la loro prima conferenza stampa congiunta. Trump ha detto che gli Stati Uniti intendono promuovere “un grande accordo di pace”, ma che le due parti “devono negoziare direttamente fra di loro l’accordo”. Ribadendo il “legame indissolubile” fra Stati Uniti e Israele, Trump ha definito Israele un “simbolo di resilienza”, sottolineando le enormi sfide sulla sicurezza che deve affrontare. In questo contesto, Trump ha definito l’accordo sul nucleare iraniano “uno dei peggiori che abbia mai visto”. A una domanda sulla soluzione a due stati, Trump ha risposto: “Uno stato o due stati, a me sta bene la soluzione che preferiscono le due parti”. Dal canto suo, Netanyahu ha detto che preferisce parlare “della sostanza anziché delle formule”. E ha spiegato: “Ci sono due prerequisiti per la pace. Primo, i palestinesi devono riconoscere Israele come stato ebraico. Secondo, in qualsiasi accordo di pace Israele deve mantenere il controllo della sicurezza su tutta l’area ad ovest del fiume Giordano”. Trump ha confermato che gli piacerebbe vedere l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme anziché a Tel Aviv, ed ha aggiunto che la cosa è sotto attento esame. Trump ha poi sottolineato che “entrambe le parti devono fare compromessi” e che preferirebbe che Israele “si trattenesse un po’ sugli insediamenti”. Netanyahu ha risposto: “Ne parleremo”, ma ha ribadito che gli insediamenti non sono il nocciolo del conflitto. “Dobbiamo cercare nuovi modi per raggiungere la pace” ha detto Netanyahu, evocando un approccio “regionale” che includa gli stati arabi. Trump ha detto che “gli israeliani dovranno dimostrare una certa flessibilità e il fatto che vogliono realmente fare un accordo”, aggiungendo che “il nuovo concetto” in discussione “dà loro più spazio di manovra”. E ha continuato: “Penso davvero che vogliono fare un accordo e penso che i palestinesi devono sbarazzarsi dell’odio che viene loro insegnato fin dalla più giovane età. E che devono riconoscere Israele. Voglio che il popolo d’Israele sappia che gli Stati Uniti sono con Israele nella lotta contro il terrorismo”, ha concluso Trump.

La Svezia ha nominato un “inviato speciale” per il conflitto israelo-palestinese. “A cinquant’anni dall’inizio dell’occupazione della Palestina – ha dichiarato mercoledì la ministra degli esteri, Margot Wallstrom – la Svezia continua ad adoperarsi per la soluzione del conflitto israelo-palestinese e nominerà un inviato speciale”. Sarcastica la reazione di Gerusalemme: “Visti gli straordinari successi di questo governo svedese nel portare la pace in tutto il mondo – ha detto il portavoce del Ministero degli esteri israeliano Emmanuel Nacason a Times of Israel – siamo profondamente grati per la decisione di risolvere finalmente i mali della nostra regione. Perché non ci hanno pensato prima?”

Il nuovo capo della Cia, Mike Pompeo, ha segretamente incontrato martedì sera a Ramallah il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), stando all’agenzia di stampa palestinese Ma’an che cita una “fonte affidabile” secondo la quale l’incontro ha avuto luogo nel palazzo della Muqataa alla presenza del capo del servizio di intelligence palestinese, Majed Faraj.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha twittato mercoledì pomeriggio in merito all’incontro con il Segretario di stato Us, Rex Tillerson, prima del suo incontro con il presidente Donald Trump. “Ottimo incontro – ha scritto Netanyahu – L’alleanza Usa-Israele è sempre stata forte, ed è destinata a diventare ancora più forte.”

“Una soluzione a due stati che non porti alla pace non è un obiettivo. La pace è l’obiettivo, sia che si presenti sotto forma di una soluzione a due stati, se è questo che le parti vogliono, o qualcosa di diverso, se questo vogliono le parti: noi vogliamo aiutare, senza dettare le condizioni della pace”. Lo ha detto un anonimo funzionario della Casa Bianca mercoledì mattina, alla vigilia dell’incontro fra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Donald Trump.

Un colpo di mortaio sparato dal territorio siriano si è abbattuto martedì sera sul versante israeliano del Golan. Non si segnalano vittime né danni.

Le forze governative siriane hanno effettuato almeno otto attacchi con armi chimiche durante le ultime settimane della battaglia per Aleppo, causando la morte di almeno 9 persone, tra cui quattro bambini, e il ferimento di circa 200. Lo ha affermato lunedì la ong Human Rights Watch sulla base di interviste a testimoni, documentazione foto e video. Le bombe al cloro sono state sganciate da elicotteri governativi durante l’offensiva del 17 novembre-13 dicembre. Uno degli attacchi più letali ha colpito il 20 novembre il quartiere di Sakhur, uccidendo sei membri di una famiglia, tra cui quattro bambini, i cui corpi senza vita appaiono in un video dall’agenzia di stampa Shabha. Altri attacchi hanno preso di mira un parco giochi, ambulatori, via residenziali e abitazioni in quartieri controllati dai ribelli. Secondo giornalisti, personale medico e altre fonti credibili citate da Human Rights Watch, il numero effettivo di attacchi chimici potrebbe essere più alto.

L’ambasciatore israeliano in Egitto, David Guvrin, è rientrato tacitamente in Israele alla fine del 2016 a causa di pericoli per la sua sicurezza personale. Lo ha segnalato il britannico Telegraph. No comment del Ministero degli esteri israeliano, mentre i servizi di sicurezza hanno confermato che l’ambasciatore e il suo staff devono ancora rientrare al Cairo. Secondo il reportage, Guvrin opera attualmente da Gerusalemme e dovrebbe tornare in Egitto non appena le circostanze lo consentiranno.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è atterrato lunedì sera a Washington, in vista del suo atteso incontro con il presidente americano Donald Trump. Prima di Trump, Netanyahu ha in programma un incontro con il Segretario di stato Usa Rex Tillerson.