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“Il governo israeliano condanna con forza l’orrendo attentato a Manchester”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, martedì mattina, esprimendo le condoglianze di Israele alle famiglie delle vittime. “Il terrorismo – ha aggiunto Netanyahu – è una minaccia globale e i paesi civili devono collaborare strettamente per sconfiggerlo ovunque”. Il presidente della Knesset Yuli Edelstein ha dichiarato: “Siamo un fronte unico e Israele coopererà con chiunque ne abbia bisogno nella costante lotta contro il terrorismo”.

Lo “Stato Islamico” (ISIS) ha rivendicato l’attentato esplosivo di lunedì sera all’Arena di Manchester (Regno Unito) che ha causato 22 morti, compresi dei bambini. Con una dichiarazione postata su Telegram, l’ISIS ha detto che “uno dei soldati del Califfato è riuscito a piazzare un ordigno esplosivo all’interno di un raduno di crociati nella città di Manchester”. In un messaggio video da un account filo-ISIS un uomo a volto coperto rivendica l’attentato parlando in inglese davanti a una bandiera dell’ISISI, e aggiunge: “Questo è solo l’inizio dell’attacco contro i crociati”.

Un razzo è stato lanciato nelle prime ore di martedì mattina dal Sinai verso Israele. Il razzo, individuato dai radar militari, potrebbe essere esploso in aria prima di cadere o essersi abbattuto all’interno del territorio egiziano. Le Forze di Difesa israeliane stanno indagando l’incidente.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha detto lunedì che Teheran proseguirà il suo programma per lo sviluppo di missili balistici. “Gli americani sappiano che ogni volta che avremo bisogno di testare tecnicamente un missile lo faremo, senza aspettare il loro permesso”, ha detto Rouhani in una conferenza stampa trasmessa in diretta sulla tv statale.

Un palestinese che ha cercato di compiere un attentato all’arma bianca al posto di controllo di Abu Dis (Gerusalemme est) è stato colpito a morte, lunedì, dai militari presenti prima che riuscisse a provocare vittime. Il tentativo di attentato è avvenuto mentre il presidente Usa Donald Trump visitava il Muro Occidentale (“del pianto”) nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Donald Trump è stato il primo presidente Usa in carica a visitare il Muro Occidentale (“del pianto”). I suoi predecessori avevano evitato di farlo nel timore che il gesto venisse interpretato come un riconoscimento di fatto della sovranità israeliana su una porzione di territorio caduta sotto controllo israeliano con la guerra dei sei giorni, mentre la posizione di Washington è che la sorte dei territori al di là della ex linea armistiziale del periodo ’49-’67 (Gerusalemme compresa) deve ancora essere stabilita nei negoziati israelo-palestinesi. Barack Obama aveva visitato il Muro Occidentale, ma prima di diventare presidente.

Il volo che ha portato lunedì mattina il presidente Usa Donald Trump da Riad all’aeroporto israeliano Ben-Gurion risulta essere il primo volo diretto che sia mai stato effettuato fra Arabia Saudita e Israele. L’Arabia Saudita non ha mai avviato rapporti diplomatici ufficiali con Israele. Benché si ritenga che esistano canali segreti di comunicazione tra i due paesi, soprattutto per quanto riguarda il pericolo Iran, fra i due stati non solo non esistono voli diretti, ma i voli da entrambi i paesi aggirano lo spazio aereo dell’altro.

Il presidente Donald Trump è il primo presidente americano a recarsi in visita in Israele così poco tempo dopo l’insediamento alla Casa Bianca. Richard Nixon, Jimmy Carter, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama hanno visitato Israele più avanti nei loro mandati, ma nessuno si era recato in Israele a soli 4 mesi dall’insediamento. La visita di Trump in Israele è la seconda tappa del suo primo viaggio all’estero come presidente.

Le concessioni economiche annunciate da Israele domenica sono “del tutto inutili”. Lo ha detto lunedì Ahmad Majdalani, consigliere del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

Il governo israeliano ha approvato domenica sera l’istituzione, per un periodo di tre anni, di una commissione incaricata di promuovere una regolamentazione delle strutture e degli avamposti israeliani in Cisgiordania. La Commissione, che includerà rappresentanti dell’ufficio del primo ministro, del Ministero della difesa e dell’Amministrazione israeliana nel territori, riferirà ogni 3 mesi al Primo ministro e al Ministero della difesa.