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“Cinquant’anni fa siamo tornati nel cuore della nostra capitale e del nostro paese. Cinquant’anni fa non abbiamo conquistato, abbiamo liberato”. Lo ha detto domenica sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aprendo le celebrazioni per il cinquantenario della riunificazione di Gerusalemme dopo i 19 anni di occupazione giordana della parte vecchia della città.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump atterra lunedì all’aeroporto Ben-Gurion per una visita di circa 28 ore in Israele e Autorità Palestinese, nel quadro del suo viaggio all’estero di nove giorni. Arrivando dall’Arabia Saudita verso le 12.15 (ora locale), Trump si recherà in elicottero a Gerusalemme per incontrare alle 13.00 il presidente d’Israele Reuven Rivlin presso la sua residenza ufficiale. Alle 18.00 è in programma l’incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al King David Hotel, dove alloggia il presidente americano. Seguirà la cena con Trump, Netanyahu e le rispettive consorti Melania e Sara, nella residenza ufficiale del primo ministro. Sempre lunedì, Trump si recherà in visita privata al Muro Occidentale (“del pianto”) e alla Chiesa del Santo Sepolcro nella Città Vecchia di Gerusalemme. Finora nessun presidente americano in carica aveva visitato il Muro Occidentale poiché la posizione degli Usa è che lo status finale di Gerusalemme deve ancora essere risolto nei negoziati israelo-palestinesi. Martedì mattina, Trump si recherà a Betlemme per incontrare il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Alle 13.00 presenzierà a una cerimonia presso il memoriale della Shoà di Yad Vashem e alle 14.00 terrà un discorso al Museo Israel. Alle 16.00 di martedì è previsto il decollo alla volta di Italia e Vaticano.

Il governo israeliano ha approvato domenica pomeriggio un pacchetto di agevolazioni a favore dei palestinesi di Cisgiordania, tra cui l’accelerazione dello sviluppo di due aree industriali (Jalamah e Tarqumiyah), l’approvazione di costruzioni palestinesi nelle Aree C (sotto giurisdizione israeliana) e l’apertura 24 or al giorno del valico di frontiera di Allenby Bridge fra Cisgiordania e Giordania. Si tratta di misure che finora non erano state sbloccate dal governo israeliano nel timore che venissero lette come un “premio” alle violenze dell’intifada “dei coltelli”.

Lo shekel israeliano ha raggiunto domenica il suo valore più alto rispetto al dollaro dal settembre 2014, toccando i 3.593 shekel per dollaro. Il quotidiano economico israeliano Globes ricorda che la Banca d’Israele nei mesi scorsi è sempre intervenuta per comprare valuta estera ogni volta che il tasso di cambio shekel/dollaro è sceso sotto 3,60.

Il ministro israeliano per infrastrutture nazionali, energia e acqua, Yuval Steinitz, ha espresso preoccupazione, domenica mattina, per l’imponente accordo di forniture di armamenti firmato tra Stati Uniti e Arabia Saudita durante la visita del presidente Donald Trump a Riyadh. L’accordo ammonta a circa 110 miliardi di dollari, più altri 350 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. “L’Arabia Saudita è tuttora un paese ostile che non ha rapporti diplomatici con Israele – ha detto Steinitz – e noi dobbiamo assicurarci che sia preservato il nostro vantaggio militare qualitativo. Nessuno sa realmente cosa ci riserva il futuro. Si tratta di uno sviluppo che non può non preoccuparci e su cui spero che riceveremo risposte adeguate”.

Una ragazzina palestinese di 14 anni è stata fermata in tempo, sabato, mentre si dirigeva con un coltello verso il posto di controllo di Qalandiya. Le forze di sicurezza le hanno ordinato di fermarsi, ma la ragazza non ha rispettato l’ordine continuando ad avanzare lungo una corsia riservata ai veicoli. A quel punto i militari sono riusciti a bloccarla, senza colpo ferire.

Hassan Nasrallah, capo dei terroristi sciiti libanesi Hezbollah, si è congratulato con il presidente iraniano Hassan Rouhani per la sua rielezione dicendo che il voto dimostra al mondo “la grandezza del popolo iraniano e del regime islamico”. In una lettera inviata sabato a Rouhani, Nasrallah ha lodato la “libertà e sovranità di cui gode il popolo iraniano in una regione dominata da regimi dittatoriali”, un probabile riferimento ai paesi arabi sunniti. L’Iran è il principale sostenitore di Hezbollah, gruppo armato e finanziato da Teheran sin dalla sua fondazione nei primi anni ’80.

Dopo un processo-lampo, un tribunale di Hamas nella striscia di Gaza ha condannato a morte, domenica, tre palestinesi (due per impiccagione e uno per fucilazione) accusati dell’uccisione del comandante terrorista Mazen Faqha e di collaborazione con Israele (nella lotta al terrorismo).

Dal rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato mercoledì risulta che l’aspettativa media di vita in Israele, sia maschile che femminile, è tra le prime fra gli stati Ocse. Secondo il rapporto, l’aspettativa di vita media di 82,5 anni pone Israele all’ottavo posto nel mondo (dati 2015). Risulta inoltre che il tasso di vaccinazioni in Israele tocca il 94% (secondo dati più recenti del Ministero della sanità israeliano è tra il 95 e il 97%). Il consumo di alcol, che vede in testa i paesi dell’est Europa, in Israele è relativamente basso, molto inferiore alla maggior parte dei paesi europei nonché a Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. In fondo alla lista, i paesi che impongono il divieto islamico sull’alcol. Altri indici che premiano la qualità dei servizi medici israeliani sono i bassi tassi di mortalità infantile e di mortalità materna per parto. L’Oms valuta anche le probabilità di morte fra i 30 e i 70 anni d’età per patologie gravi come infarto, ictus, cancro e diabete. Israele risulta al quinto posto nel mondo, con un rischio di morte del 9,3% da malattie gravi, superato solo da Islanda, Corea del Sud, Giappone, Svizzera e Svezia.

Si è concluso giovedì, in un tribunale di Hamas a Gaza, il processo-lampo a carico di tre palestinesi accusati d’aver ucciso il comandante terrorista Mazen Faqha lo scorso marzo. “Il verdetto sarà emesso domenica – ha detto alla AFP il portavoce del “ministero degli interni” di Hamas, Iyad al-Bozum – e sarà definitivo: in base alla legge palestinese, gli accusati non hanno diritto di appello”. Una fonte vicina al portavoce ha aggiunto che “la sentenza sarà la pena di morte e l’esecuzione sarà effettuata il più rapidamente possibile”.