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Il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha criticato con forza Hezbollah, accusandolo di operare in Libano non solo come un partito politico, ma come una milizia pesantemente armata. Guterres ha esortato il gruppo a cessare le attività militari all’interno e all’esterno del paese, Siria compresa. In un rapporto al Consiglio di Sicurezza citato lunedì dalla Associated Press, Guterres ha anche invitato governo e forze armate libanesi “ad adottare tutte le misure necessarie per vietare a Hezbollah e altri gruppi armati di acquisire armi e costruire capacità paramilitari” al di fuori dell’autorità dello stato. Guterres ha sottolineato che l’attività militare di Hezbollah è in aperta violazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 2004 che ordina a tutte le milizie libanesi di disarmarsi nonché degli accordi di Taif che posero fine alla guerra civile che insanguinò il Libano dal 1975 al 1990. Nel rapporto semestrale sull’attuazione della risoluzione del 2004, il Segretario Generale ha affermato che l’impegno di Hezbollah nel conflitto siriano vìola anche la politica ufficiale del Libano di “dissociazione” o neutralità negli affari regionali. “In uno stato democratico – ha scritto Guterres – è una fondamentale anomalia che un partito politico mantenga una milizia che non risponde alle istituzioni governative democratiche del paese, ed anzi ha il potere di portare in guerra lo stato”. Secondo Guterres, Hezbollah pone “una grave sfida” alla capacità del governo libanese di esercitare autorità e sovranità su tutto il paese.

Il Paraguay ha inaugurato lunedì la sua ambasciata a Gerusalemme, alla presenza del presidente del Paraguay Horacio Cartes e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il Paraguay è il terzo paese che apre l’ambasciata a Gerusalemme, dopo che l’hanno fatto la scorsa settimana Stati Uniti e Guatemala.

La Direzione della Sicurezza Generale del Libano ha espulso domenica sera il giornalista dalla BBC Mehrdad Farahmand, di origini iraniane, per essere stato in Israele. Lo ha riferito il quotidiano libanese Al-Akhbar. Farahmand, che da 12 anni operava da Beirut come corrispondente per il servizio in persiano della BBC, nei giorni scorsi si è recato in Israele e sabato ha postato su Facebook un video con un’intervista ad Avichay Adraee, capo della divisione mass-media in arabo dell’ufficio dei portavoce delle Forze di Difesa israeliane. Nel video, Farahmand traduce in persiano il messaggio di Adraee agli iraniani secondo cui le Forze di Difesa israeliane non hanno niente contro la popolazione iraniana e invitano gli iraniani a visitare Israele.

In una rara manifestazione di disaccordo pubblico, l’Iran sembra aver respinto lunedì la richiesta russa che la Repubblica Islamica ritiri le sue forze dalla Siria dopo il raggiungimento di una soluzione politica nel paese devastato dalla guerra interna. “Nessuno può costringere l’Iran a fare qualcosa – ha detto il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Bahram Qasemi, citato dal sito di notizie Tasnim – Finché esiste il terrorismo e il governo siriano lo vuole, nessuno ci farà uscire dalla Siria. Coloro che sono entrati in Siria senza il consenso del governo sono quelli che dovrebbe andarsene. Noi resteremo e continueremo a sostenere la Siria finché avrà bisogno del nostro aiuto”. Secondo la CNN, giovedì scorso il presidente russo Vladimir Putin, dopo un incontro con il presidente siriano Bashar Assad, ha detto che il prossimo passo, dopo una soluzione politica in Siria, dovrebbe essere il ritiro delle truppe di paesi e gruppi stranieri. Il giorno dopo, l’inviato di Putin per la Siria, Alexander Lavrentiev, aveva chiarito che il commento di Putin riguardava Stati Uniti e Turchia, oltre a Iran e Hezbollah. Israele ha ripetutamente chiesto il ritiro dell’Iran dalla Siria, accusando Teheran di tentare di stabilire una presenza militare dalla quale attaccare lo stato ebraico.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), 82 anni, è stato portato domenica in un ospedale di Ramallah. Alcune fonti locali parlano di “polmonite con febbre”, altre di “dolori al petto”. Si tratta della seconda volta in meno di un giorno che Abu Mazen viene portato in ospedale, la terza volta nell’ultima settimana.

Il Consiglio Onu per i diritti umani, riunito in sessione speciale venerdì a Ginevra, ha approvato con 29 voti a favore, 2 contrari (Usa e Australia) e 14 astenuti, una risoluzione che condanna “l’uso sproporzionato e indiscriminato della forza da parte delle forze di occupazione israeliane contro i civili palestinesi” e prevede la creazione di una commissione d’inchiesta sulle azioni di Israele ai confini con Gaza. La risoluzione, proposta da un gruppo di paesi tra cui il Pakistan, non fa alcuna menzione del ruolo di Hamas, che dal 2007 controlla la striscia di Gaza. Durante il dibattito, il rappresentante del regime siriano ha condannato i “massacri” israeliani e ha incolpato gli Stati Uniti per l’”inerzia ” del Consiglio di Sicurezza. “Questa risoluzione – ha detto la rappresentante d’Israele, Aviva Raz Shechter – ignora completamente il diritto e il dovere di Israele di difendere i propri cittadini, non fa alcuna menzione della violenza e dell’istigazione palestinese e non cambierà di una virgola la situazione sul terreno”. “Gli Stati Uniti – ha detto la rappresentante Usa Nikki Haley – sono preoccupati per il recente scoppio di violenze lungo il confine di Gaza, ma la sessione odierna è palesemente parziale e ignora il vero colpevole, l’organizzazione terrorista Hamas, che ha persino ammesso il proprio coinvolgimento quando un suo funzionario ha affermato con orgoglio che 50 dei 62 morti sono membri di Hamas. Gli Usa affermano il diritto di Israele di difendersi e condannano nel modo più assoluto le azioni di Hamas e di altri gruppi militanti – ha proseguito Haley, portando come esempio l’attacco palestinese al valico di Kerem Shalom – È ipocrita che questo organismo impieghi tempo e denaro per una Commissione d’inchiesta sui fatti di Gaza quando non vi sono Commissioni su diritti umani e atrocità in Corea del Nord, Iran, Cuba, Venezuela, Birmania o sull’occupazione russa della Crimea. Il continuo pregiudizio anti-israeliano di questo Consiglio dimostra solo che il Consiglio è un ente guasto”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato: “Nulla di nuovo sotto il sole: un’organizzazione che si definisce Consiglio per i diritti umani ha dimostrato ancora una volta di essere ipocrita e faziosa, e che il suo scopo è danneggiare Israele e sostenere il terrorismo. Soprattutto ha dimostrato di essere totalmente irrilevante”. Il ministro della difesa israeliano Avigdor Liberman ha twittato venerdì che “l’unica indagine che dovrebbe essere istituita è sul modo in cui il Consiglio Onu per i diritti umani è diventato una cheerleader per terroristi”.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha disposto domenica l’apertura del valico di Rafah fra striscia di Gaza e Sinai egiziano per tutto il mese di Ramadan. Era dal 2013 che l’Egitto non apriva il valico al passaggio delle persone per più di un paio di giorni al mese. Alcune fonti locali parlano di un accordo tra il Cairo e Hamas per una riapertura del valico in cambio del contenimento degli scontri ai confini fra Gaza e Israele. La notizia non ha trovato conferme ufficiali, ma gli osservatori sottolineano che da alcuni giorni la situazione al confine fra Gaza e Israele si è nettamente calmata.

Un impiegato 22enne dell’Autorità Palestinese, che vive nella striscia di Gaza con due figli e moglie incinta, si è dato fuoco sabato sera nel quartiere di Sheikh Radwan della città di Gaza imprecando contro il governo palestinese per il rifiuto di versargli lo stipendio, stando a quanto riportato da i24News. Diversi passanti si sono fermati per aiutare l’uomo, che è rimasto solo ferito. Decine di migliaia di dipendenti pubblici nella striscia di Gaza sono rimasti a libro-paga dell’Autorità Palestinese nonostante la maggior parte di loro non abbia più lavorato da quando Hamas ha preso il controllo del territorio con un sanguinoso golpe nel giugno 2007. Il mese scorso l’Autorità Palestinese ha tuttavia deciso di sospendere i pagamenti.

E’ deceduto sabato notte all’età di 101 anni lo storico, scrittore e commentatore politico Bernard Lewis, uno dei massimi esperti mondiali di islam e Medio Oriente. Imprescindibili i suoi studi, a partire dal celebre Semiti e antisemiti (1986, Bologna 1990).

In coordinamento con le autorità israeliana, diversi feriti palestinesi di Gaza sono stati trasferiti nel finesettimana in Giordania per essere curati, mentre camion giordani carichi di materiale medico sono entrati nella striscia di Gaza. Le Forze di Difesa israeliane hanno ribadito che continueranno a garantire i necessari aiuti umanitari a Gaza.