Sezione: News

Turchia, Iran e Iraq hanno concordato di adottare misure contro il referendum per l’indipendenza indetto dai curdi nell’Iraq settentrionale. In una dichiarazione congiunta diffusa da New York, dove si trovavano per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i ministri degli esteri dei tre paesi hanno attaccato il referendum dicendo che rischia di compromettere i successi conseguiti dall’Iraq contro l’ISIS e di innescare nuovi conflitti nella regione. La dichiarazione non fornisce dettagli sulle minacciate contro-misure, ma esorta la comunità internazionale a intervenire contro il referendum. I curdi affermano tuttavia di essere determinati ad andare avanti con il voto che, sebbene non vincolante, potrebbe sancire un processo di secessione in un paese profondamente diviso da linee etniche e settarie.

Hezbollah dispone di più di 10.000 combattenti, nella Siria meridionale, pronti ad affrontare Israele. Lo ha dichiarato questa settimana un alto comandante del gruppo terroristico sciita libanese sostenuto dall’Iran. “Hezbollah ha oltre 10.000 combattenti dispiegati nel sud della Siria – ha detto il comandante, citato da Middle East Eye – Hezbollah è un vero esercito con fanteria, razzi, carri armati e forze d’élite”. Il comandante ha spiegato che i combattenti sono schierati nelle zone attorno alle alture del Golan, dove vengono costruite postazioni e gallerie in vista di uno scontro con Israele. “Operiamo come nel Libano meridionale – ha spiegato – ma ovviamente in modo più nascosto”. A proposito della tregua nella Siria meridionale sotto gli auspici di Russia e Nazioni Unite, il comandante ha affermato che il “piano di de-escalation a noi sta bene: operiamo con maggiore libertà, non ci sono più bombardamenti”. Il comandante ha poi detto che la prossima guerra con Israele potrebbe partire dalla Siria “ma ciò che conta davvero è dove finirà: magari a Netanya, Haifa o Kiryat Shmona” (tutte località israeliane). Gli osservatori stimano che Hezbollah disponga di un arsenale tra i 100 e i 150.000 missili a breve, medio e lungo raggio, e di una forza combattente di circa 50.000 miliziani, compresi i riservisti.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato mercoledì che l’accordo sul nucleare iraniano non è di per sé sufficiente dato che Teheran ha aumentato la sua pressione nella regione e ha incrementato i test missilistici. Macron – il cui paese fu uno dei negoziatori più severi durante i colloqui tra Gran Bretagna, Cina, Germania, Russia, Stati Uniti e Iran – ha ribadito che sarebbe un errore smantellare l’accordo, ma ha aggiunto, parlando coi giornalisti a New York: “L’accordo è sufficiente? No, non lo è, data l’evoluzione della situazione regionale e la crescente pressione che l’Iran esercita sulla regione, e data la maggiore attività da parte dell’Iran a livello balistico sin dalla firma dell’accordo”. Macron si è detto pronto a discutere di possibili sanzioni contro il programma missilistico iraniano, ad avviare negoziati immediati su ciò che accadrà quando nel 2025 le restrizioni previste dall’accordo cominceranno ad essere revocate, e a discutere sul ruolo dell’Iran nella regione. “Siamo onesti – ha continuato Macron – Le tensioni sono in aumento, basta vedere le attività di Hezbollah e la pressione dell’Iran sulla Siria. Occorre un quadro chiaro, per rassicurare i paesi della regione e gli Stati Uniti”. Macron ha concluso dicendo che la Francia è pronta a svolgere un ruolo di mediazione fra Teheran e Washington per quanto riguarda la situazione in Siria. (Martedì scorso, intervenendo all’Onu, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva parlato di “una cortina iraniana che sta calando sul Medio Oriente”, denunciando il fatto che l’Iran, “una volta rimosse le sanzioni, sta divorando nazioni una dopo l’altra”.)

Parlando giovedì in una conferenza stampa a Teheran, trasmessa in diretta dalla tv di stato, il presidente iraniano Hassan Rouhani, di ritorno dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha escluso categoricamente che l’accordo sul nucleare iraniano possa essere rinegoziato. (Martedì scorso, intervenendo all’Onu, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva ricordato la clausola dell’accordo che prevede l’eliminazione delle restrizioni nell’arco di 10-15 anni, e aveva aggiunto: “Il più grande pericolo non è che l’Iran costruisca una bomba violando l’accordo; il vero pericolo è che l’Iran potrà costruire una quantità di bombe nucleari rispettando l’accordo”.)

Lo Stockholm International Peace Research Institute ha affermato giovedì che, lo scorso anno, il numero globale di testate nucleari nel mondo è calato (14.935 contro le 15.395 dell’anno precedente), ma a quanto risulta sono aumentate quelle negli arsenali nucleari di Cina, India, Corea del Nord e Pakistan. Nel suo annuario per l’anno 2016, l’istituto ha specificato che i dati relativi alla Corea del Nord sono incerti.

Mercoledì sera inizia la celebrazione di Rosh Hashanà, il capodanno del calendario ebraico.

Nel suo intervento di mercoledì all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha fatto riferimento a Israele senza mai menzionarlo per nome, ma indicandolo come “il regime razzista e canaglia” che ha “usurpato la terra dei palestinesi”, e lo ha accusato di “minacciare la sicurezza globale con il suo arsenale nucleare”, per poi ripetere che “l’Iran non ha mai cercato di dotarsi di armi nucleari e il suo arsenale militare, missili compresi, ha esclusivamente scopi difensivi”.

Le Forze di Difesa israeliane si apprestano a inviare una delegazione di 70 membri in Messico per aiutare il paese colpito da un terremoto di magnitudo 7.1. Il portavoce militare ha detto che la delegazione, che conta 25 genieri specializzati nel valutare i danni e determinare se gli edifici sono sicuri, dovrebbe arrivare in Messico giovedì mattina. La squadra comprende anche esperti nella ricerca e soccorso e personale di supporto per assistenza medica e logistica.

Il presidente egiziano Abdel al-Sisi ha esortato i cittadini israeliani a sostenere la loro attuale leadership impegnata a promuovere la pace. “Mi rivolgo al popolo di Israele – ha detto al-Sisi, intervenendo martedì all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – per dire che in Egitto abbiamo una grande esperienza sulla pace fatta con voi da 40 anni, e che si può ripetere quel meraviglioso processo. Non esitate: questa opportunità potrebbe non ripresentarsi più”. Al-Sisi ha poi esortato i palestinesi a superare le loro divisioni interne e ad essere disponibili a coesistere con gli israeliani. “I palestinesi – ha detto – devono essere disposti ad accettare la coesistenza con gli altri, con gli israeliani, in pace e sicurezza se si vuole raggiungere pace e stabilità per tutti”.

Parlando alla 59esima Conferenza generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), il capo della Commissione israeliana per l’energia atomica Ze’ev Snir ha affermato che “l’Iran continua a sviluppare, testare e lanciare missili balistici in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e sostiene organizzazioni terroristiche in tutto il Medio Oriente”. Snir ha aggiunto che “la comunità internazionale deve mantenere la pressione sull’Iran fino a quando l’IAIEA non avrà più alcun dubbio sull’assenza di materiali e attività nucleari non dichiarati”, giacché “un Iran in grado di dotarsi di armi nucleari non è un’opzione che Israele, la regione e mondo possano tollerare”.