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Cinquantuno palestinesi che affermano d’essere stati torturati dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese potranno citare in giudizio per i danni l’Autorità Palestinese davanti a tribunali israeliani. Lo ha stabilito mercoledì la Corte distrettuale di Gerusalemme con una sentenza di 1.860 pagine basata su decine di testimonianze di diversi anni. La sentenza è senza precedenti in quanto riguarda cittadini palestinesi che cercano giustizia davanti a tribunali dell’occupante israeliano per i maltrattamenti subiti da parte delle forze di polizia dell’Autorità Palestinese. L’Autorità Palestinese ha contestato la loro scelta con una serie di argomenti: ha negato che il suo personale abbia praticato qualunque tortura; ha sostenuto di avere il diritto di arrestare e mettere sotto pressione palestinesi che minacciano la sicurezza e gli interessi vitali dell’Autorità Palestinese collaborando con Israele; ha affermato che Israele non ha giurisdizione sui palestinesi in quanto cittadini dell’Autorità Palestinese. La Corte ha respinto queste tesi e in particolare ha sentenziato che, se è vero che questi palestinesi hanno collaborato con Israele contro il terrorismo, in base agli Accordi di Oslo l’Autorità Palestinese sarebbe tenuta a contribuire ai loro sforzi. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato che l’Autorità Palestinese non poteva trattare tali palestinesi come criminali, e tanto meno torturarli. Inoltre, il tribunale ha rilevato che in molti casi l’Autorità Palestinese ha arrestato i palestinesi mentre si trovavano all’interno di Israele (e non nelle zone sotto giurisdizione dell’Autorità Palestinese) o addirittura arabi con cittadinanza israeliana. In entrambi i casi, la Corte ha affermato che, in base agli Accordi di Oslo, l’Autorità Palestinese non aveva il potere di arrestarli.

Durante un incontro a porte chiuse, mercoledì mattina a Budapest, con i premier di Ungheria, Repubblica ceca, Polonia e Slovacchia, alcune frasi del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono state accidentalmente trasmesse alle cuffie dei giornalisti. “L’Unione Europea – ha detto Netanyahu, prima che i tecnici si accorgessero dell’errore e tagliassero la comunicazione – è l’unica associazione di stati del mondo che condiziona alla situazione politica i rapporti con Israele, un paese che produce tecnologia in ogni campo. Sono gli unici! Non lo fa nessun altro. È pazzesco. Non parlo del nostro interesse. Sto parlando dell’interesse dell’Europa. Abbiamo un rapporto speciale con la Cina, a loro non importano i problemi politici. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha detto che ha bisogno di acqua per il suo popolo. Dove può cercarla? A Ramallah? Ovviamente no. La Russia non pone condizioni politiche, e non lo fa l’Africa. Solo la UE lo fa. Aiutate noi e aiutare l’Europa ad accelerare l’accordo di associazione con la UE [che non viene rinnovato dal 2000]. Vi suggerisco di portare un messaggio ai vostri colleghi in Europa su come aiutare l’Europa. Non minate l’unico paese occidentale che difende i valori e gli interessi europei. Non ha senso. Smettetela di attaccare Israele, iniziate a sostenere Israele. L’Europa si sta dissociando da uno dei maggiori centri di innovazione del mondo. Non è logico. L’Europa mina la propria sicurezza, minando Israele, per un folle tentativo di stabilire condizioni politiche. Penso che l’Europa debba decidere se vuole vivere e prosperare o se vuole avvizzire e scomparire. Non sono molto politicamente corretto e so che per alcuni di vuoi è uno shock. Ma la verità è la verità. Sia riguardo alla sicurezza dell’Europa che riguardo al futuro economico dell’Europa. Entrambe queste preoccupazioni richiedono una politica diversa verso Israele. Noi siamo parte della cultura europea. L’Europa finisce in Israele. A est di Israele non c’è più Europa. Non abbiamo amici più grandi dei cristiani, che sostengono Israele in tutto il mondo, e non sono solo gli evangelici. Se vado in Brasile, vengo accolto con più entusiasmo che nella sede del Likud”. Netanyahu ha anche detto che Israele ha rapporti con i paesi arabi: “Gli arabi parlano con noi. Parlano con noi di tecnologia e di tutto ciò che di cui stiamo parlando qui”. Per quanto riguarda la Siria, Netanyahu ha aggiunto: “Abbiamo messo in sicurezza il confine non solo con Egitto, ma anche sulle alture del Golan. Abbiamo costruito un  muro perché c’era un problema con l’ISIS e l’Iran, che cercano di stabilirvi un fronte terroristico. Ho detto a Putin: quando li vediamo trasferire armi a Hezbollah, li colpiamo. Lo abbiamo fatto decine di volte”.

Il Waqf islamico di Gerusalemme ha annunciato che venerdì tutte le moschee della città saranno chiuse per spingere i fedeli a convergere alle porte del Monte del Tempio, dove continuano le proteste contro i metal detector anti-terrorismo.

Il primo ministro dell’Autorità palestinese, Rami Hamdallah, ha esortato martedì la comunità internazionale a fare pressione su Israele perché rimuova i metal detector agli ingressi del Monte del Tempio, da lui denunciati come un tentativo israeliano di cambiare lo status quo. Sin da venerdì’ scorso, subito dopo l’attentato al Monte del Tempio, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha continuato a ripetere che lo status quo non cambierà e che i metal detector (che si trovano all’esterno della spianata delle mosche) sono necessari per garantire la sicurezza dopo che sulla spianata sono state nascoste le armi usate nell’attentato costato la vita a due israeliani. In base alle norme dello status quo in vigore dal ’67, Israele ha sempre avuto la responsabilità generale della sicurezza lungo il perimetro del Monte del Tempio, mentre un ramo del Waqf islamico giordano è responsabile in linea di massima della sicurezza all’interno del sito.

La polizia israeliana ha chiuso per alcune ore, mercoledì mattina, l’accesso dei non musulmani al Monte del Tempio di Gerusalemme dopo che un piccolo gruppo di visitatori ebrei aveva cercato di pregare sulla spianata, in violazione delle norme dello status quo. I violatori sono stati subito espulsi dal sito.

“Suggeriamo ai dimostranti di rivolgere la loro rabbia contro i terroristi che hanno determinato la necessità di questo provvedimento, e non contro la polizia”. Lo ha scritto mercoledì mattina su Facebook il sindaco di Gerusalemme. Nir Barkat. Ed ha aggiunto: “La decisione della polizia di installare i metal detector è corretta ed è necessaria per impedire ulteriori attacchi terroristici nel sito. E’ stata proclamata una Giornata della rabbia contro i metal detector alle porte del Monte del Tempio. Il Monte del Tempio è un luogo sacro destinato alla preghiera e a tal fine noi continueremo a garantire il diritto e la sicurezza di tutti i fedeli e i visitatori. Non permetteremo a nessuno di usare la moschea per scopi terroristici, come hanno fatto i terroristi (venerdì scorso). I leader musulmani e tutto il mondo devono capire che il Monte del Tempio non può essere usato come covo o nascondiglio di terroristi e assassini”.

Due agenti della polizia israeliana sono rimasti feriti, martedì sera, durante violenti scontri nella zona del Monte del Tempio con manifestanti contrari ai metal detector anti-terrorismo. “Non posso attraversare quei metal detector perché hallo lo scopo di umiliarmi”, ha detto al Jerusalem Post Obada Ghoul, un manifestante 21enne del quartiere di Silwan.

I deputati arabo-israeliani Hanin Zoabi, Jamal Zahalka, Ahmad Tibi, Osama Sa’adi e Juma Azbarga (della Lista Araba Comune) si sono recati martedì sera alla Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme per manifestare sostegno alla protesta dei musulmani contro i metal detector installati dalla polizia israeliana agli ingressi del Monte del Tempio dopo il sanguinoso attentato di venerdì scorso.

Non mancano fedeli musulmani che continuano ad affluire alla spianata delle moschee sul Monte del Tempio di Gerusalemme passando attraverso i metal detector posti agli ingressi, nonostante i continui appelli dei capi del Waqf islamico che incitano i palestinesi a rifiutarsi di entrare. “Dalla riapertura di domenica – afferma martedì una dichiarazione della polizia israeliana – continuano ad arrivare fedeli musulmani che entrano nell’area del Monte del Tempio a tutte le ore del giorno. Vi si svolgono anche visite di turisti e di ebrei, nelle ore stabilite. La polizia israeliana continua ad adoperarsi per un ritorno alla sicura routine sul Monte dei Tempio, ai suoi ingressi e in tutta l’area interessata”.

Per il terzo giorno consecutivo numerosi musulmani si sono rifiutati di entrare nell’area del Monte del Tempio di Gerusalemme a causa dell’installazione di metal detector alle entrate, dopo l’attentato mortale di venerdì scorso. Mohammad Arar, un abitante della Città Vecchia, ha detto al Jerusalem Post che i fedeli sono disposti a incendiare la situazione fino a quando non otterranno ciò che vogliono. “Se i metal detector non verranno rimossi – ha detto Arar – qui si vedrà un’esplosione”. Waal, un altro residente del quartiere interpellato dal Jerusalem Post, ha affermato che le nuove misure di sicurezza sono “un atto di guerra” non solo contro il popolo palestinese, ma contro l’intero mondo islamico.