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Parlando alla 59esima Conferenza generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), il capo della Commissione israeliana per l’energia atomica Ze’ev Snir ha affermato che “l’Iran continua a sviluppare, testare e lanciare missili balistici in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e sostiene organizzazioni terroristiche in tutto il Medio Oriente”. Snir ha aggiunto che “la comunità internazionale deve mantenere la pressione sull’Iran fino a quando l’IAIEA non avrà più alcun dubbio sull’assenza di materiali e attività nucleari non dichiarati”, giacché “un Iran in grado di dotarsi di armi nucleari non è un’opzione che Israele, la regione e mondo possano tollerare”.

La comunità Baha’i ha accolto con sollievo il rilascio della correligionaria Mahvesh Sabet, dopo quasi dieci anni di carcere in Iran, ma ha espresso preoccupazione per gli altri sei correligionari che furono condannati insieme a lei. Mahvesh Sabet, 64 anni, è stata scarcerata lunedì, ha dichiarato Diane Ala’i dalla sede di Ginevra della comunità Baha’i. Sabet, ex insegnante e preside, era stata arrestata nel marzo 2008 insieme ad altri sei leader della minoranza in Iran e condannata a 20 anni (poi ridotti a 10) per eresia e spionaggio a favore di Israele. “Naturalmente Sabet resta in attesa che vengano scarcerati i suoi sei compagni che sono ancora ingiustamente imprigionati – di legge nella nota della comunità Baha’i – La notizia del suo rilascio è positiva, ma non segna la fine della persecuzione dei Baha’is in Iran”. Il regime iraniano considera la religione Bahá’í in contrasto con l’ortodossia islamica e ne fa oggetto di discriminazione e persecuzione. Inoltre, sospetta i suoi membri di spionaggio per Israele per il fatto che il principale centro mondiale Baha’i si trova a Haifa, in Israele, paese dove questo come ogni altro culto viene praticato liberamente. La comunità Baha’i afferma di avere più di 7 milioni di seguaci in tutto il mondo, dei quali circa 300.000 in Iran dove sono banditi dall’istruzione superiore e dagli impieghi pubblici.

Netanyahu ha terminato il suo discorso, martedì sera all’Onu, ribadendo che “Israele è impegnato a raggiungere la pace con tutti i vicini, inclusi i palestinesi” e augurando “Shanah Tovah from Israel”, buon anno nuovo da Israele.

Netanyahu martedì sera all’Onu: “Molti sostenitori dell’accordo sul nucleare iraniano hanno ingenuamente creduto che in qualche modo l’accordo avrebbe moderato l’Iran, facendone un membro responsabile della comunità internazionale. Ero fortemente in disaccordo e affermavo che, una volta rimosse le sanzioni, l’Iran si sarebbe comportato come una tigre affamata, divorando nazioni una dopo l’altra. E’ esattamente quello che l’Iran sta facendo oggi. Una cortina iraniana sta calando sul Medio Oriente”. Netanyahu ha detto di avere un “semplice messaggio per il dittatore iraniano ayatollah Khamenei: la luce di Israele non verrà mai spenta. Coloro che minacciano di annientarci si mettono in pericolo mortale. Israele si difenderà con tutta la forza delle sue armi e con tutta la forza delle nostre convinzioni “. Netanyahu ha aggiunto di avere anche un messaggio per il popolo iraniano: “Voi siete nostri amici” ha detto e ripetuto in lingua farsi: “Un giorno sarete liberi dal malvagio regime che vi terrorizza e l’amicizia tra i nostri due antichi popoli tornerà a fiorire come una volta”.

Netanyahu martedì sera all’Onu: “C’è chi difende ancora il pericoloso accordo sul nucleare iraniano sostenendo che bloccherà la strada dell’Iran verso la bomba. E’ esattamente quello che dicevano dell’accordo nucleare con la Corea del Nord e tutti sappiamo come è andata. L’accordo con l’Iran farà la stessa fine”. Citando la clausola dell’accordo che prevede l’eliminazione delle restrizioni nell’arco di 10-15 anni, Netanyahu ha aggiunto: “Ecco perché due anni fa ho detto che il più grande pericolo non è che l’Iran possa costruire una bomba violando l’accordo: il vero pericolo è che l’Iran potrà costruire una quantità di bombe nucleari rispettando l’accordo. Immaginate il pericolo di centinaia di armi nucleari nelle mani di un vasto impero islamista munito dei missili per lanciarle ovunque nel mondo”. Netanyahu ha poi ribadito che Israele impedirà all’Iran di creare postazioni militari e fabbriche di armi in Libano e Siria atte a colpire Israele dai suoi confini settentrionali.

Netanyahu martedì sera all’Onu: “Negli ultimi anni Israele ha fornito informazioni che hanno impedito decine di grandi attacchi terroristici in tutto il mondo. Abbiamo salvato innumerevoli vite. Voi non lo sapete, ma i vostri governi lo sanno. Stanno lavorando a stretto contatto con Israele per mantenere al sicuro i vostri paesi”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha iniziato il suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, martedì sera, ricordano i successi di Israele, utili per tutto il mondo. Ha parlato di “una rivoluzione nella posizione di Israele tra le nazioni” attribuibile al fatto che “tanti paesi hanno finalmente capito quello che Israele può fare per loro, hanno capito quello che i maggiori imprenditori e le più grandi aziende hanno capito da tempo: Israele è la nazione dell’innovazione”. “Ma quando si tratta delle decisioni delle Nazioni Unite su Israele – ha continuato Netanyahu – viene a mancare il semplice riconoscimento di cosa è giusto e cosa è sbagliato. E’ mancato quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha adottato una risoluzione proposta dalla Siria che condanna Israele per le condizioni sanitarie sulle alture del Golan. La Siria ha massacrato centinaia di migliaia di siriani, Israele ne ha curati migliaia e l’organizzazione Onu della sanità chi condanna? Israele”. Netanyahu ha poi ricordato il voto che ha dichiarato la Città Vecchia di Hebron e le Tombe dei Patriarchi patrimonio mondiale palestinese definendolo “peggio che fake news, ma fake storia”. Ha poi ricordato ciò che ha detto il Segretario Generale dell’Onu, Guterres: che negare il diritto di Israele ad esistere è puro e semplice antisemitismo. “Ci sono segnali di cambiamento, ma per molti anni l’epicentro di questo antisemitismo è stato qui, alle Nazioni Unite”.

Intervento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu martedì sera alla sessione annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. Tradizionalmente i discorsi di Netanyahu all’Onu sono incentrati soprattutto sulla minaccia iraniana. In attesa di questo ottavo discorso di Netanyahu, la tv Canale Due ha ripercorso i precedenti interventi all’Onu del primo ministro israeliano per quanto riguarda l’Iran: dalla minaccia nucleare, al finanziamento del terrorismo, alla retorica per la distruzione di Israele. Vedi il video (in inglese) su Jerusalem On Line

Lanciando un missile anti-balistico Patriot, Israele ha intercettato martedì un drone di fabbricazione iraniana, teleguidato da Hezbollah, che ha tentato di penetrare nei cieli israeliani dalla Siria. Secondo il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, il drone, decollato dall’aeroporto di Damasco con l’obiettivo di raccogliere informazioni di intelligence, è stato seguito in tempo reale dalle forze israeliane finché è penetrato nella zona demilitarizzata tra Israele e Siria dove è stato intercettato da un Patriot lanciato da una base presso Safed, ed è precipitato nell’area siriana di Quneitra, sulle alture del Golan. Israele ha anche fatto decollare jet della difesa aerea, che tuttavia non sono dovuti intervenire. “Monitoriamo qualunque cosa voli verso lo stato di Israele e la seguiamo attentamente a scanso di potenziali minacce”, ha detto il portavoce dell’esercito. In una recente intervista al Jerusalem Post, il comandante israeliano della Divisione difesa aerea, Tzvika Haimovitch, aveva spiegato che i droni costituiscono una sfida a causa delle loro dimensioni, della velocità e della bassa altitudine di volo. I sistemi di difesa israeliani “sono abbastanza flessibili” per contrastare la minaccia, aveva detto Haimovitch, ma “non esiste chiusura ermetica”. Lo scorso aprile il sistema difensivo israeliano  aveva già colpito con successo un drone sulle alture del Golan.

Ekrima Sabri, già gran mufti di Gerusalemme, ha attaccato il sistema educativo israeliano durante il suo sermone alla moschea di al-Aqsa, venerdì scorso a Gerusalemme. “Chiunque insegni, sostenga e tenga lezioni in base ai programmi scolastici israeliani – ha detto Sabri – e chiunque mandi i propri figli in quelle scuole commette peccato. Proclamo che non permetteremo mai di studiare secondo i programmi scolastici illegali israeliani”. Il sermone è stato pronunciato dopo che Israel HaYom aveva pubblicato un sondaggio secondo cui il 48% dei genitori arabi di Gerusalemme orientale preferisce che i propri figli studino secondo i programmi israeliani anziché quelli dell’Autorità Palestinese. “La domanda dei genitori è più forte di qualsiasi predicatore che non ha a cuore gli interessi degli studenti, ma ristretti interessi personali e politici”, ha commentato il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat.