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Un razzo lanciato dalla penisola del Sinai contro Israele si è abbattuto lunedì mattina su una serra per pomodori a Yevul, nella zona di Eshkol confinante con la striscia di Gaza. L’attacco, rivendicato da jihadisti affiliati all’ISIS, è avvenuto alla vigilia della Pasqua ebraica, poco dopo che il governo israeliano aveva deciso di chiudere temporaneamente il valico di confine di Taba fra Eilat ed Egitto a causa dell’intensificarsi di attività e minacce terroristiche nella regione del Sinai.

Il frammento di un dito di una statua in grandezza naturale in pietra nera, raffigurante un dio o un re egizio, è stato rinvenuto fra i detriti provenienti dai lavori illegali svolti dal Waqf islamico sul Monte del Tempio di Gerusalemme nel 1999 e gettati in una discarica senza alcuna supervisione archeologica. Dal tipo di pietra e di fattura, gli esperti ritengono che si trattasse di una statua scolpita in Egitto e portata in Terra di Israele nella tarda età del bronzo, circa 3.500 anni fa, o forse anche prima. Dal 2004 gli archeologi israeliani Gabriel Barkay e Zahi Dvira setacciano con cura i detriti scaricati dall’ente islamico: un lavoro che ha già permesso di recuperare e mettere in salvo migliaia di reperti legati alla storia del Monte del Tempio nell’arco di decine di secoli. Vedi le foto su Times of Israel

I famigliari di terroristi palestinesi che ricevono salari mensili dall’Olp (l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina che fa capo ad Abu Mazen) premono per ottenere un aumento. I pagamenti mensili vengono elargiti ai parenti dei “martiri”, cioè dei terroristi morti compiendo attentati anti-israeliani: una pratica di istigazione economia al terrorismo che sta suscitando sempre maggiori proteste negli Usa e in altri paesi che donano soldi all’Autorità Palestinese. “Prossimamente gli assegni alle famiglie dei martiri saranno legati al costo della vita, il che porterà a un aumento, anche se lieve” ha detto martedì scorso Muhammad Sbeihat, Segretario generale dell’Associazione Nazionale delle Famiglie dei Martiri di Palestina, durante un evento a Tulkarem di cui ha riferito domenica Palestinian Media Watch. Secondo Palestinian Media Watch, l’ente di Sbeihat è l’agenzia dell’Olp che fa da tramite per i pagamenti fra Autorità Palestinese e famigliari dei terroristi. Attualmente sono circa 35.100 le famiglie di “martiri” in Cisgiordania e striscia di Gaza che ricevono i pagamenti dell’Olp, per un totale nel 2016 di 173 milioni di dollari. A questi, vanno aggiunti i salari versati dall’Olp ai terroristi detenuti (tanto più consistenti quanto più lunga la condanna, dunque più sanguinoso l’attentato perpetrato), per un totale nel 2016 di 137,45 milioni di dollari.

Le forze di sicurezza israeliane hanno smantellato, domenica notte, un cippo commemorativo eretto a Hebron in onore di una terrorista palestinese, rimasta uccisa nell’ottobre 2015 mentre perpetrava un attentato all’arma bianca. La lapide riportava un versetto del Corano che recita: “In nome di Dio misericordioso, non credere che muoiano coloro che sono stati uccisi per amore di Dio, giacché essi vivono in Dio”. Le forze di sicurezza hanno anche sequestrato sette torni illegali usati per la fabbricazione clandestina di armi. Vedi le foto su YnetNews

Esponenti di Fatah hanno attaccato la decisione del terrorista detenuto Marwan Barghouti di iniziare uno sciopero della fame in occasione della Giornata del Prigioniero, sostenendo che Barghouti lo fa per motivi personali volendo promuovere la propria posizione all’interno dell’organizzazione, recentemente compromessa.

Avendo ricevuto notizie di intelligence relative al proposito di creare disordini potenzialmente violenti nella città vecchia di Gerusalemme durante le festività pasquali, le autorità di polizia hanno interdetto l’ingresso nell’area per la durata delle feste a una decina di estremisti sia musulmani che ebrei. Secondo il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, i sospetti musulmani intendevano molestare i visitatori ebrei al Monte del Tempio, mentre gli estremisti ebrei intendevano inscenare proteste nei pressi del Muro Occidentale (del Pianto).

Due gli attentati rivendicati dall’ISIS contro chiese copte nel nord dell’Egitto durante le messe della Domenica delle Palme. Almeno 30 persone sono rimaste uccise e più di 70 ferite in un attentato contro una chiesa nella città di Tanta, nella regione del Delta del Nilo. Poche ore dopo, un’altra esplosione vicino alla Cattedrale di San Marco, nella città costiera di Alessandria, ha causato più di 10 morti e più di 20 feriti. A febbraio, un’ondata di omicidi ad opera dell’ISIS aveva causato una fuga in massa di famiglie cristiane dal nord del Sinai. A dicembre un attentato rivendicato dall’ISIS nella più grande cattedrale copta del Cairo aveva ucciso almeno 25 persone e ferite altre 49, tra cui molte donne e bambini. Nel 2015, 21 lavoratori cristiani egiziani in Libia sono stati uccisi a sangue freddo da jihadisti dell’ISIS. “L’attentato in una chiesa copta – ha dichiarato domenica la vice ministra degli esteri israeliana Tzipi Hotovely – ci ricorda che anche l’Egitto è sotto attacco da parte dei terroristi. Il terrorismo non si ferma a Stoccolma, San Pietroburgo, Berlino, Londra e Gerusalemme. Insieme al dolore e al lutto, dobbiamo unire le forze contro l’asse del male e del terrorismo. Israele è impegnato nella lotta contro il terrorismo ovunque colpisca, e farà la sua parte per eliminarlo”. “Il mondo deve unirsi nella lotta contro il terrorismo in ogni luogo” ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, esprimendo solidarietà e condoglianze all’Egitto.

E’ salito ad almeno cinque morti e 30 feriti, per lo più civili, il bilancio in tre giorni di scontri armati nel campo palestinese di Ein al-Hilweh, in Libano, vicino alla città meridionale di Sidone, scoppiati venerdì sera quando alcune fazioni palestinesi affiliate a Fatah, insieme a forze di sicurezza locali, hanno iniziato a schierarsi nel campo e sono state attaccate da un gruppo estremista islamico sunnita noto come gruppo Badr. Colpito da un razzo anche un vicino ospedale governativo di Sidone. I campi palestinesi in Libano sono considerati off-limits per le forze di sicurezza libanesi. Sabato scorso, il comandante locale palestinese Subhi Abu Arab aveva promesso di “schiacciare” i seguaci del predicatore islamista Bilal Badr.

Israele resta impegnato a curare i feriti della guerra civile siriana che giungono ai suoi confini. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aprendo domenica la riunione settimanale del governo. “Israele cura i feriti siriani nel quadro di uno sforzo umanitario, e continueremo a farlo”, ha detto Netanyahu.

“Israele sostiene pienamente l’attacco americano contro la Siria compiuto per ragioni morali alla luce delle intollerabili scene viste a Idlib, e anche per far capire che c’è un prezzo da pagare per chi fa uso di armi chimiche”. Lo ha detto domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “A partire dal 2013 – ha continuato Netanyahu – vi è un impegno internazionale per l’eliminazione di tutte le armi chimiche dalla Siria. Come si è visto, questo impegno deve essere ancora pienamente attuato. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché il lavoro venga completato: un’opportunità di cooperazione russo-americana in questo campo specifico”.