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“Bisogna capire il contesto – ha spiegato domenica il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman – Quando colpiamo, c’è una ragione precisa per farlo. Non abbiamo alcun interesse a intervenire nella guerra civile siriana, né a favore né contro Assad. Non vogliamo scontrarci con i russi. Il nostro problema principale è il trasferimento di armi avanzate dalla Siria al Libano e così, ogni volta che si scopriamo un tentativo in questo senso, agiamo per impedirlo. Su questo non scendiamo a compromessi”. Circa il fronte sud, Liberman ha detto: “Non siamo disposti a investire il denaro dei contribuenti israeliani in elettricità e acqua per gli abitanti di Gaza mentre loro investono i loro soldi in tunnel terroristici. E non siamo disposti a tollerare alcuna provocazione. Le Forze di Difesa israeliane risponderanno con forza a ogni razzo sparato contro di noi dalla striscia di Gaza.

Israele ha seccamente smentito che la Siria abbia abbattuto un aereo delle Forze di Difesa israeliane. La notizia era stata fatta circolare alla fine della scorsa settimana dai mass-media del regime di Assad. Il governo siriano ha già fatto affermazioni simili in passato. Israele ha invece confermato d’aver colpito alcune postazioni militari siriane nei pressi di Palmira. Secondo Yedioth Ahronoth, bersaglio dei raid aerei erano depositi di armi (probabilmente missili Scud D con gittata di 700 km) destinate a Hezbollah, il gruppo terroristico libanese sponsorizzato dall’Iran. Le forze siriane hanno lanciando missili terra-aria verso i jet israeliani quando questi erano già rientrati alla base. “In nessun momento è stata compromessa la sicurezza dei voli civili e militari israeliani”, ha affermato il portavoce militare israeliano Peter Lerner. Uno dei missili siriani è stato intercettato dal sistema anti-missilistico israeliano Arrow (“Freccia”), entrato in azione per la prima volta in un’operazione di guerra. Parti del missile intercettato sono cadute all’interno dei confini della Giordania. I mass-media israeliani hanno definito la vicenda come il più grave incidente bellico tra Damasco e Gerusalemme dall’inizio della guerra civile siriana nel 2011.

Gli archeologi hanno scoperto a Roma i resti di un secondo arco trionfale dedicato all’imperatore Tito e alla sua vittoria contro la rivolta degli ebrei del I secolo e.v. L’edificio era incassato tra le gradinate del Circo Massimo, la grande arena dove si svolgevano fra l’altro le corse delle bighe, e si trovava a meno di un km di distanza dal famoso Arco di Tito, sulle pendici del colle Palatino, che porta la celebre raffigurazione della menorah e di altri oggetti sacri depredatati dal Tempio ebraico in seguito alla caduta di Gerusalemme nel 70 e.v. Agli archeologi non risulta un altro caso di due archi romani costruiti per celebrare la stessa vittoria. In realtà gli studiosi ne sospettavano da tempo l’esistenza in base ad antiche mappe e documenti di arte romana, ma i resti sono venuti alla luce solo nel corso di uno scavo archeologico decennale all’estremità meridionale del Circo Massimo, riaperto al pubblico alla fine dell’anno scorso. Largo 17 metri e alto più di 10, l’arco triplo era molto più grande rispetto al suo omologo ad arcata singola visibile oggi nel Foro romano. L’iscrizione dedicatoria non è sopravvissuta, ma risulta trascritta nel resoconto di un anonimo pellegrino del IX secolo. Il testo proclamava enfaticamente che Tito, “seguendo il consiglio e la direzione del padre, ha sottomesso il popolo ebraico e distrutto Gerusalemme, cosa che tutti gli altri generali, re e popoli prima di lui non avevano nemmeno tentato o non erano riusciti a realizzare”. Vedi le foto su Ha’aretz

Il parlamentare arabo-israeliano Basel Ghattas (Lista Araba Comune) si è dimesso dalla Knesset nel quadro di un patteggiamento raggiunto con la giustizia che lo vedrà condannato a due anni, dopo che ha ammesso d’aver contrabbandato telefoni cellulari a terroristi palestinesi detenuti. A suo tempo, il partito di Ghattas aveva accusato la polizia di condurre una “campagna di persecuzione politica”. Ghattas verrà sostituito alla Knesset da Jamaa Azbarga, 59 anni, originario di Lakiya (poco a nord di Be’er Sheva).

Un tribunale di Hamas nella striscia di Gaza ha condannato, domenica, alla pena capitale due palestinesi (uno in contumacia) accusati di spaccio di droga.

Un razzo sparato dalla striscia di Gaza contro Israele si è abbattuto sabato su un’area non edificata nella regione di Hof Ashkelon, tra le città di Ashkelon e Ashdod. Si tratta del sesto razzo sparato contro Israele dall’inizio di febbraio. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito colpendo due postazioni di Hamas nella striscia di Gaza settentrionale.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha conferito la più alta onorificenza palestinese a Rima Khalaf per il suo “coraggio” e il suo “sostegno al popolo palestinese”. Lo ha riferito domenica l’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa, aggiungendo che Abu Mazen ha telefonato a Rima Khalaf per esprimerle l’apprezzamento dei palestinesi “per la sua posizione umanitaria e nazionale”. Khalaf si è dimessa venerdì scorso da sottosegretario generale delle Nazioni Unite dopo le critiche a un suo rapporto che accusava Israele di apartheid.

La giordana Rima Khalaf, sottosegretaria generale Onu e segretaria esecutiva della Commissione economica e sociale per l’Asia occidentale (ESCWA), ha dato le dimissioni venerdì dopo che il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha chiesto la rimozione dal sito web del rapporto pubblicato mercoledì scorso in cui l’ESCWA (composta da 18 stati arabi) accusava Israele di imporre “un regime di apartheid al popolo palestinesi”. Nella lettera di dimissioni, Rima Khalaf ha definito “criminali” i paesi, fra cui gli Usa, che hanno fatto pressione per la rimozione del rapporto. Il portavoce del Segretariato Onu, Stephane Dujarric, ha detto che il rapporto era stato pubblicato senza consultazione. “Il Segretario Generale – ha spiegato Dujarric – non può accettare che un sottosegretario, o qualsiasi altro funzionario Onu che dipende da lui, autorizzi una pubblicazione con nome e logo Onu senza consultare i dipartimenti competenti e lo stesso Segretario Generale”.

Un adolescente del campo palestinese di Al-Arroub, nei pressi di Hebron, è rimasto ucciso venerdì sera in uno scontro con una pattuglia israeliana che lo aveva sorpreso mentre, insieme ad altri, lanciava ordigni molotov contro le auto di passaggio.

“Le violenze e il terrorismo in tutto il mondo derivano dal fatto che il conflitto israelo-palestinese non è stato risolto”. Lo ha detto giovedì il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in una conferenza stampa con il presidente bosniaco Mladen Ivanic, in visita a Ramallah.