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Il parlamento giordano ha celebrato, domenica sera, i tre terroristi dell’attentato mortale di venerdì nella Città Vecchia di Gerusalemme definendoli “martiri”. “Che Dio abbia pietà dei nostri martiri che hanno seminato e irrorato il nostro puro suolo” ha detto il presidente del parlamento, Atef Tarawneh, meno di 24 ore dopo che re Abdullah II di Giordania aveva espresso la sua condanna dell’attentato parlando con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Tarawneh ha continuato: “Leveremo la testa attraverso il sacrificio dei giovani palestinesi che ancora combattono a nome della nazione”. I membri del parlamento hanno anche dedicato un momento di preghiera ai tre terroristi. Vedi le foto su YnetNews. “Allah abbia pietà dei nostri giovani, membri della famiglia Jabarin, che meritano onore e fama” ha poi aggiunto Tarawneh, che ha inoltre attribuito all’intervento di Abdullah la riapertura della moschea di al-Aqsa, sostenendo che è stata la presa di posizione del re a costringere il governo israeliano a consentire ai fedeli musulmani di accedere nuovamente alla spianata sul Monte del Tempio.

Il ministro per Gerusalemme dell’Autorità Palestinese, Adnan al-Husseini, ha affermato domenica che i palestinesi non accetteranno mai le nuove misure di sicurezza israeliane (metal detector agli accessi) adottate alla spianata delle moschee sul Monte del Tempio dopo il mortale attentato di venerdì scorso. Adnan al-Husseini ha detto che tutte le disposizioni sul Monte del Tempio devono tornare come erano prima dell’attentato. Pur riconoscendo che vi è stata violenza, il ministro palestinese ha sostenuto che essa “non deve essere una scusa per fare cambiamenti”.

Il mufti islamico di Hebron, Muhammad Maher Maswadah, avrebbe elogiato i tre terroristi del mortale attentato di venerdì sul Monte del Tempio di Gerusalemme, dicendo nel suo sermone: “Gli agenti di polizia hanno ucciso tre persone innocenti di qualsiasi crimine, che erano venute solo a pregare. Vediamo cosa farà la nostra gente dopo la chiusura delle moschee”. La polizia israeliana ha convocato il mufti per interrogarlo con la possibile accusa di istigazione al terrorismo.

Mentre le autorità israeliane riaprivano ai fedeli musulmani la spianata delle moschee sul Monte del Tempio, alti funzionari del Waqf islamico si rifiutavano di riconoscere il sanguinoso attentato all’origine della crisi. Intervistato domenica da YnetNews, Raed Daana, alto esponente del Waqf, si è rifiutato di parlare di “attentato” continuando a usare il termine “evento”, e ha aggiunto: “Al momento non abbiamo nessun dettaglio, non sappiamo chi c’è dietro questo fatto” (da più  di due giorni sono noti i nomi dei 3 terroristi arabo-israeliani di Umm al-Fahm che hanno annunciato l’attacco su Facebook poco prima di realizzarlo e che vengono celebrati da Hamas a Gaza). Daana si è invece esplicitamente scagliato contro la breve chiusura del complesso decretata dalle autorità di polizia israeliane.

 

I mass-media arabi hanno reagito alla decisione israeliana di chiudere per due giorni il Monte del Tempio di Gerusalemme (a seguito dell’attentato terrorista di venerdì) con una serie di vignette che attaccano Israele, accusato di volersi “impadronire” delle moschee, e i governi arabi e musulmani accusati di inerzia e indifferenza. Le critiche non fanno cenno al sanguinoso attentato arabo di venerdì mattina. Vedi alcune vignette su YnetNews

Poco dopo che le autorità israeliane hanno riaperto il Monte del Tempio alle preghiere musulmane, esponenti del Waqf, l’ente islamico che sovrintende il complesso, hanno fatto appello ai loro fedeli perché non accedessero alle moschee in segno di protesta contro le nuove misure di sicurezza adottate dopo il mortale attentato terroristico di venerdì (metal detector agli ingressi). Nonostante l’appello, domenica pomeriggio più di 600 musulmani si sono recati sul sito, mentre altri inscenavano preghiere “di protesta” davanti ai posti di controllo facendosi fotografare come se fosse impedito loro l’ingresso.

Come preannunciato, domenica le autorità israeliane hanno gradualmente riaperto la spianata delle moschee sul Monte del Tempio di Gerusalemme all’accesso dei fedeli musulmani, dopo due giorni di chiusura necessari, a seguito dell’attentato di venerdì mattina (uccisi 2 poliziotti e 3 terroristi), per completare i rilevamenti delle indagini e assicurarsi che nell’area non fossero nascoste altre armi. Ciò non ha impedito a numerose autorità arabe e islamiche di scagliarsi contro la breve chiusura, descritta come un affronto a tutto l’islam e un “complotto” israeliano per alterare le norme dello status quo vigenti sul luogo santo (nonostante le immediate smentite israeliane: “Lo status quo sarà mantenuto”, ha ripetuto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sin da venerdì, subito dopo l’attentato). Venerdì il Segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, aveva condannato la chiusura del complesso senza fare nessun accenno all’attentato, e l’Organizzazione della Cooperazione islamica (57 paesi) aveva definito la chiusura “un grave crimine e un precedente pericoloso”.

Israele ha criticato, sabato, la Giordania per aver esortato a “riaprire immediatamente” la spianata delle moschee sul Monte del Tempio di Gerusalemme senza alcun riferimento all’attentato che ne aveva determinato la chiusura temporanea. “Invece di condannare l’attentato, la Giordania ha preferito attaccare Israele che protegge i fedeli e garantisce la libertà di culto”, ha detto un funzionario governativo alla tv israeliana. Sabato sera, re Abdullah di Giordania ha telefonato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per esprimere condanna dell’attentato ed esortare tutti alla calma, stando a quanto riferito da The Jordan Times

Dopo due attacchi con armi da fuoco avvenuti sabato contro un posto di guardia militare vicino a Ramallah e un veicolo privato israeliano presso Ateret, le forze di sicurezza israeliane hanno individuato il terrorista ritenuto responsabile, il quale però, domenica mattina, ha tentato di opporsi all’arresto con mitra e granate. Nello scontro a fuoco, il terrorista è stato ucciso dai militari. Arrestato un suo complice.

Il portavoce dell’Unione Europea ha diffuso da Bruxelles una netta condanna dell’attentato di venerdì a Gerusalemme, affermando che si è trattato “non solo di un crimine contro agenti in servizio, ma anche di una profanazione del luogo santo”.