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Una delegazione del Fondo Monetario Internazionale in visita questa settimana in Israele ha elogiato la performance del paese, dicendo che sue prospettive economiche sono solide. “Nel 2016 Israele ha rafforzato i risultati economici – si legge nella dichiarazione finale presentata mercoledì alla Governatrice della Banca d’Israele, Karnit Flug, e al ministro delle finanze Moshe Kahlon – Israele ha ridotto il rapporto fra debito lordo e Pil e il deficit è risultato pari al 2,1% del Pil a fronte di un obiettivo del 2,9%. L’economia israeliana è cresciuta del 3,8% e il suo tasso di disoccupazione è sceso al record minimo del 4,4%”. Gli economisti del Fondo Monetario Internazionale hanno aggiunto che, nonostante i positivi sforzi di Kahlon per ridurre i prezzi delle abitazioni, occorrono ulteriori sforzi per venire incontro alle richieste del mercato, e hanno raccomandato riforme volte a incrementare la produttività e l’integrazione di donne arabe ed ebrei ultra-ortodossi nel mondo del lavoro.

Jihadisti dello “Stato Islamico” (ISIS) hanno rivendicato giovedì pomeriggio i quattro razzi lanciati dal Sinai su Eilat la notte precedente. Il gruppo terrorista ha diffuso un comunicato i cui dice che “ebrei e crociati devono sapere che la guerra dei fedeli non li risparmierà in alcun modo”.

Il “ministero” della sanità di Gaza, controllato da Hamas, ha dichiarato che due palestinesi sono riamasti uccisi e altri cinque feriti in un attacco mercoledì sera al confine fra striscia di Gaza ed Egitto, che Hamas ha immediatamente attribuito a Israele. Le Forze di Difesa israeliane hanno smentito ogni coinvolgimento dicendo che potrebbe trattarsi di un’operazione egiziana. Successivamente una fonte della sicurezza palestinese citata da YnetNews ha detto che il tunnel esploso era usato per il traffico di armi e l’incidente potrebbe essere dovuto a un attacco egiziano oppure all’esplosione accidentale interna di armi trasportate. La fonte ha sottolineato che il ramo dell’ISIS nel Sinai opera in quell’area, a ridosso del confine con Gaza, e controlla molti dei tunnel clandestini.

Quattro razzi sono stati lanciati mercoledì sera dal Sinai egiziano verso la città israeliana di Eilat, sulla costa del Mar Rosso, nell’estremo sud del paese. Il sistema di difesa anti-missilistica “Cupola di ferro” ha intercettato tre razzi, mentre il quarto si è abbattuto su un’area non edificata. Non si segnalalo vittime. Vedi il video su Times of Israel

A più di 60 anni dai primi scavi a Qumran, ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno annunciato mercoledì d’aver identificato una dodicesima grotta nella stessa area (sulla costa nord-ovest del Mar Morto) che sicuramente conteneva altri Rotoli del Mar Morto, fino a quando non venne saccheggiata da tombaroli verso la metà del XX secolo. Gli archeologi hanno trovato solo un piccolo pezzo di pergamena in un vaso e almeno sette giare identiche a quelle che si trovavano nelle altre grotte di Qumran. “Praticamente non vi è dubbio che abbiamo scoperto una nuova grotta dei Rotoli – ha detto Oren Gutfeld, direttore degli scavi – Purtroppo sono i Rotoli che mancano”. Il pezzo di pergamena e altri resti organici risalgono al I sec. e.v., quando la comunità di Qumran era attiva verso la fine del periodo del Secondo Tempio ebraico. Dei picconi degli anni ’40 sono la prova che tombaroli beduini hanno depredato la grotta. “Finora si riteneva che i Rotoli del Mar Morto si trovassero solo in undici grotte. Ora non c’è dubbio che questa è la grotta numero dodici. Si tratta di una delle più interessanti scoperte archeologiche, probabilmente la più importante degli ultimi 60 anni nelle grotte di Qumran”, ha detto Gutfeld. Vedi le foto su Jerusalem Post e Times of Israel

Un colpo di mortaio sparato da territorio siriano è caduto mercoledì sera sulle alture del Golan israeliane, vicino alla recinzione di confine. Non si segnalano danni. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito con fuoco di artiglieria contro una postazione delle forze governative siriane.

Il giudice di Haifa Sigalit Gatz-Ofir ha ordinato mercoledì l’immediata chiusura del serbatoio di ammoniaca presente in città finché la sorte dell’impianto non verrà discussa in una riunione fissata per giovedì mattina. L’ordine fa seguito all’appello all’autorità giudiziaria da parte della Municipalità di Haifa che chiedeva la chiusura del serbatoio dopo che un rapporto, pubblicato la scorsa settimana da ricercatori del Technion, aveva indicato che se il serbatoio da 12mila tonnellate di ammonica venisse colpito in un attacco (esplicitamente minacciato dal capo dei terroristi libanesi filo-iraniani Hezbollah, Hassan Nasrallah) le conseguenze sarebbero devastanti in termini di vittime umane e danni ambientali. Lo spostamento del serbatoio in un luogo più sicuro, a Mishor Rotem nel deserto del Negev, è già previsto da tempo, ma lo scorso novembre il Ministero per protezione ambientale ha comunicato che la gara d’appalto per il trasferimento non era riuscita.

Su petizione di 17 municipalità palestinesi assistite da due ong israeliane, mercoledì il giudice Zvi Handel ha dato 30 giorni di tempo allo Stato per presentare i suoi argomenti a difesa della controversa legge approvata lunedì sera che condona, dietro indennizzo, alcune migliaia di case israeliane costruite in Cisgiordania su terreni successivamente risultati di proprietà privata palestinese.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha minacciato mercoledì di sospendere la cooperazione con Israele sulla sicurezza (che difende anche il suo governo in Cisgiordania) se dovesse continuare la “colonizzazione” israeliana. Abu Mazen ha anche attaccato il premier britannico Theresa May per aver invitato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a partecipare, in novembre a Londra, alle celebrazioni per il centenario della Dichiarazione Balfour. Abu Mazen ha ripetuto la richiesta che la Gran Bretagna “si scusi con il popolo palestinese” per il documento (poi recepito dalla Società delle Nazioni) che per la prima volta riconosceva il diritto del popolo ebraico ad una sede nazionale in Terra d’Israele.

Con un aumento di 3,16 miliardi rispetto al mese precedente, lo scorso gennaio le riserve israeliane in valuta estera hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari, il livello più alto da quando la Banca di Israele è stata fondata nel 1954. Un comunicato apparso martedì sul sito web dell’Istituto attribuisce l’aumento ad acquisti in valuta estera pari a 50 milioni di dollari, a una rivalutazione che ha aumentato le riserve di circa 868 milioni di dollari, a trasferimenti statali all’estero per un totale di circa 2,2 miliardi di dollari e trasferimenti nel settore privato pari a circa 28 milioni di dollari. Alla fine del 2016 le riserve in valuta estera israeliane risultavano per il 70% in dollari, il 25% in euro e il 5% in sterline inglesi.